venerdì 16 maggio 2014

SETHI I MENMAATRA

"IL CIELO DEGLI DEI E' SODDISFATTO PER QUELLO CHE FECE IL FIGLIO DEL SOLE SETHI I DAGLI SPIRITI DI ELIOPOLI AMATO COME IL SOLE" (Testo dell'obelisco di Sethi I che ora si trova in Piazza del Popolo a Roma).

Bassorilievo raffigurante Sethi I, dal Tempio funerario di Abydos.

Il regno di Sethi I durò 12 anni, dal 1291 al 1279 a.C.; si colloca al Medio Regno e fa parte della XIX dinastia, che copre un periodo dal 1292 al 1186 a.C.; era figlio di Ramsethe I e padre di Ramsethe II, che gli succedè al trono. Sethi I fu, per un certo periodo, coreggente con il padre Ramsethe I per un periodo di circa 2 anni e sposò la figlia di uno dei più valorosi generali dell'esercito. Quando Sethi I ascese al trono era già adulto e maturo e aveva le idee molto chiare sul destino dell'Egitto: doveva reimpostare l'ordine precedente alla parentesi amarniana dell'"eresia" di Akhenaton e, soprattutto, fare in modo che ciò non implicasse una ripresa dello strapotere del clero di Amon, che anche Akhenaton, precedentemente, attraverso il culto del sole come ipostasi dell'unico dio, cercò di debellare. La sua fu una politica dell'equilibrio fra le componenti sociali, e su ciò diede seguito alla politica del padre con la ristrutturazione dei templi dedicati agli dèi e il rafforzamento della presenza dello stato. Analizzando i nomi della titolatura reale, si possono evincere i programmi di Sethi I: il prenome Men-Maat-Ra (Eterna è la Giustizia di Ra) era seguito da "Sovrano di Tebe ed Eliopoli"; il nome Sethi (che significa "Quello di Seth) indicava la provenienza della sua famiglia da Avaris, dove risiedeva il culto di Seth; questo era affiancato spesso dall'appellativo "amato da Ptah" e "amato da Amon"; questa complessa e variegata titolatura aveva lo scopo di mantenere un equilibro fra il clero di Amon (pericoloso per il potere decisionale del faraone e quindi per la stabilità dell'Impero) e quello degli altri dèi del pantheon egizio.


Bassorilievo dipinto raffigurante Sethi I nel Tempio di Abydos e busto-ritratto giovanile del faraone.

LA POLITICA E LE CAMPAGNE MILITARI

Durante la coreggenza con il padre Ramsethe I, Sethi I già si distinse per le sue doti di valoroso guerriero essendo comandante in capo dell'esercito per il controllo dei confini. Era considerato infatti "Quello della rinascita, il cui forte braccio respinge i "Nove Archi"; i "Nove Archi" erano i tradizionali nemici dell'Egitto: i Nubiani, i Libici, gli Asiatici, gli Hittiti e i Mitanni. Nel suo titolo di "Horo d'Oro" si legge infatti:  "Quello dal sorgere radioso, i cui archi vincono tutti i paesi". L'arco era, fin dalla preistoria, attributo divino in quanto importante innovazione tecnica, e in epoca storica venne eletto a simbolo di valore e divenne il geroglifico indicante la stirpe reale, che in egizio era detta "pedhu". I primi ad assaggiare le doti guerriere di Sethi I durante il suo regno furono i nubiani, che si erano ribellati al controllo regale; dopo essere stati domati personalmente dal faraone che fu a capo delle spedizioni, videro sorgere sul proprio territorio importanti monumenti a presidio dell'Impero Egizio: la sala ipostila all'interno del tempio di Napata e molti altri monumenti in diverse località della Nubia. Tuttavia furono le campagne militari in Asia che preoccuparono maggiormente il faraone, e furono quattro, sostenute valorosamente dai soldati egizi, benchè non definitive per il completo controllo dell'area. Una battaglia sulle rive dell'Oronte in Medioriente vide la sconfitta dell'esercito ittita e i successivi accordi di pace con il re di Hatti, Muwattali. Ma la principale mancanza di Sethi I consistè nell'aver trascurato la riconquista dei territori siriani conquistati precedentemente da Thutmose III. Come le diverse etnie si trovassero in luoghi impensabili per la nostra odierna visione, pensiamo come popolazioni abitanti il deserto libico fossero descritte dagli egizi, che le affrontarono, come bionde con gli occhi chiari. Nella grande sala da lui fatta costruire nel tempio di Karnak si narrano le sue gesta. Comunque, nonostante la parzialità delle vittorie, l'esercito egizio riuscì a spingersi fin oltre il confine di Qadesh, rafforzando i confini.


Cartiglio di Sethi I

I MONUMENTI

L'obelisco

L'obelisco in Piazza del Popolo a Roma fu fatto trasportare da Cesare Augusto nell'anno 10 a.C. ed era originariamente stato fatto erigere da Sethi I e completato dal figlio Ramsethe II per il Tempio del Sole a Eliopoli; è alto 25 metri ed è in granito rosso (XIX dinastia-1279-1213 a.C.). Viene denominato anche "Obelisco Flaminio", dall'antica via Flaminia. Dopo la morte di Sethi I, l'obelisco fu fatto completare dal figlio Ramsethe II e posto presso il Tempio del Sole a Eliopoli, dove rimase fino al 30 a.C., quando l'imperatore Augusto ordinò di trasportarlo a Roma, dove venne posto al centro del Circo Massimo e dedicato al sole. Durante il Medioevo, in seguito all'abbandono dei luoghi antichi, l'obelisco cadde e venne sepolto dai detriti; nel 1857, sotto Gregorio XIII, venne ritrovata la base del monolito e così fu riportato alla luce e sistemato in Piazza del Popolo.

Obelisco di Sethi I in Piazza del Popolo a Roma.

Il Tempio di Abydos

Dobbiamo principalmente ricordare che l'occupazione di Abydos risale all'epoca predinastica e da sempre era considerato il luogo di sepoltura di Osiride. L'etimologia del nome "Abdu" significa "la collina del tempio", poichè lì la tradizione voleva che fosse seppellita la testa di Osiride, il cui corpo fu smembrato dal fratello Seth. I faraoni della prima dinastia si facevano seppellire sempre in questo luogo e i loro resti si trovano nella necropoli di Umm el-Qa'ab. Oltre alle vestigia del tempio più recente di Sethi I e Ramsete II si trovano tracce di costruzioni antichissime risalenti ai primordi della civiltà egizia; infatti il tempio stesso di Abydos subì, fin dalla prima dinastia, circa 10 ricostruzioni; la più antica struttura è costituita da un recinto in mattoni crudi di 10 x 17 metri, che dovrebbe risalire alla II o III dinastia. Una camera del tempio più recente custodiva le offerte precedenti che si trovavano all'interno delle più antiche costruzioni: fu così che venne ritrovata una statuetta raffigurante Cheope (unica icona di questo re), tavolette con figure in rilievo e un vaso dell'epoca di Narmer. Pepi I, durante la VI dinastia, fece ricostruire completamente il tempio munendolo di un colossale portale di pietra, di un'ulteriore recinzione a cui si accedeva da un'altro portale e da un colonnato a tre piloni. Montuhotep (XI dinastia), successivamente, fece triplicare la dimensione del tempio, aggiungendovi alcune sale. In seguito ci furono le modifiche di Sesostri I (XII dinastia), Amhose e Thutmose III. Il tempio di Sethi I venne costruito completamente nuovo, a meno di un chilometro a sud dell'originale. Abydos venne abbandonata durante il periodo amarniano e, forse per questo Sethi I volle onorare l'oltraggiata memoria del dio dedicandogli questo monumento. I rilievi policromi sulle sue pareti sono straordinariamente brillanti e perfettamente conservati dal clima secco del luogo. Nel tempio di Abydos (completato poi dal figlio Ramsethe II) è stilata la famosa "Lista reale" che elenca le dinastie reali egizie da Menes fino allo stesso Sethi I. Il tempio di Abydos era infatti dedicato alla triade  Osiride, Iside e Horus fu costituito da sette santuari, in pietra calcarea, l'ultimo dei quali dedicato a Sethi divinizzato; fu ideato anche per contrastare la pericolosa ascesa del clero di Amon, che minacciava il potere regale. Nella lista reale di Abydos non compare il nome di Akhenaton e nemmeno quello della regina Hatshepsut, che venne probabilmente considerata un'usurpatrice e, infatti, molti suoi bassorilievi vennero scalpellati nelle epoche successive, ma fu un prezioso strumento per gli studiosi che così poterono capire l'esatta successione delle dinastie; Sethi I vi è ritratto assieme al figlio Ramsethe II mentre offre incenso ai 76 faraoni elencati.

 Sethi I, in un bassorilievo del tempio di Abydos, cosparge incenso sulle offerte agli dèi.

La "Lista Reale" di Sethi I al Tempio di Abydos, in cui sono elencate le dinastie egizie da Narmer allo stesso Sethi I. Qui è raffigurato Sethi I assieme al figlio Ramsethe II mentre celebrano la grandezza degli antenati.

Facciata del tempio di Abydos.

 Mappa del Tempio di Abydos di Sethi I con inclusione dell'Osireion.

Una sala del Tempio di Abydos di Sethi I.

Affresco raffigurante Sethi I di fronte ad Osiride nel Tempio funerario di Abydos.

 Sethi I raffigurato nelle sembianze di Osiride di fronte al dio Thot, dal tempio funerario di Abydos.

Sethi I in un bassorilievo dipinto del Tempio di Abydos accanto ad Iside ed Osiride.

Raffigurazioni sui piloni esterni del Tempio di Abydos.

Una delle sale del Tempio di Abydos.

L'Osireion

Non meno importante è l'Osireion, tempio-sepolcro che si trova sul retro del complesso templare di Abydos, dedicato ad Osiride, mèta di tremila anni di pellegrinaggi e luogo di elezione di numerose dinastie faraoniche; fu scoperto nel 1902 dagli archeologi Flinders Petrie e Margaret Murray. C'è dibattito sull'epoca in cui fu costruito l'Osireion, poichè esso si trova a un livello più basso del tempio di Abydos e presenta difformità architettoniche rispetto all'epoca di Sethi I.  Esso rappresenta la tomba di Osiride nel luogo esatto dove la tradizione voleva che fosse seppellito da Iside dopo l'uccisione da parte del fratello Seth. Il mausoleo alla memoria di Osiride si trova a una profondità di 10 metri e da esso si snoda un lungo corridoio in mattoni crudi, lungo 120 metri, ricoperto di iscrizioni tratte dai più importanti libri egizi: il Libro delle Porte, il Libro dell'Amduat, il Libro dell'Ade. Dove il corridoio termina, da una piccola anticamera scende, perpendicolarmente, un altro corridoio più breve che conduce ad una sala rettangolare dal soffitto retto da 10 pilastri in granito rosa, del peso di 80 tonnellate ciascuno, che delimitano lo spazio circondato dall'acqua, profondo tre metri; al centro della sala che questi pilastri circondano si trovano due vasche, una rettangolare e una quadrata, di particolare significato esoterico, ora ricoperte dall'acqua; ai lati della sala scendono due scale che si immergono nel canale. Da questa sala si accede ad un'altra in cui è raffigurata la resurrezione dello stesso Sethi I come incarnazione di Osiride. L'isola sulla quale si trova la sepoltura di Osiride è circondata da acque fatte refluire appositamente in quel luogo, per rappresentare il tempo della creazione del mondo, in cui la collinetta emerse dalle acque primordiali del Nun, dando vita alla terra e all'universo. E' dunque un luogo di rigenerazione, di rinascita, che è il principale valore della religione e della metafisica egizia. Nella stanza del sarcofago di Osiride (alla quale si accede dalla sala centrale con le due misteriose vasche circondata dai pilastri), alzando gli occhi si può osservare il soffitto astronomico che, per la posizione degli astri, può risalire al 1460 circa a.C. I due rettangoli del soffitto riportano ognuno la figura della dea del cielo Nut nella posizione del corpo arcuata sulla terra, con il sole che sfiora le sue labbra e che, secondo il mito, ella divorava ogni notte partorendolo al mattino. Questa mappa del Duat è costituita da tre registri, ognuno dei quali separato da sezioni ricoperte di scrittura. Il soffitto centrale riporta il viaggio della barca solare, circondata da stuoli di demoni e spiriti. La figura di Nut è preceduta dal cosiddetto "Testo drammatico" in cui si descrivono le fasi lunari, il sorgere e tramontare delle stelle, ecc...Fondamentale importanza ebbe sempre nell'astronomia egizia la posizione della stella Sirio. Ma l'Osireion rimarrà sempre un mistero, poichè la datazione di questo complesso megalitico non può essere mai sicura, nemmeno il fatto che sia stato ideato da Sethi I. Lungo la discesa del corridoio ricoperto da bassorilievi che raffigurano le 12 ore  del transito solare nel regno delle tenebre, si svolgevano forse i riti iniziatici che davano accesso all'adepto ai misteri di Osiride. In particolare la Sala del Sarcofago, considerata la più importante del complesso, viene percepita da chi vi accede come carica di energia cosmica, soprattutto se vi si sosta a lungo. Il tempio è dedicato ad Osiride, ma non ci sono geroglifici risalenti al tempo della sua costruzione che lo testimoniano, nemmeno statue che raffigurino la divinità. Tuttavia non sarebbe logico pensare che l'Osireion possa essere stato il luogo di sepoltura di qualche faraone, ma pare ovvio essere invece un luogo di rinascita dell'iniziato che, durante il percorso al suo interno, subiva un processo di risveglio e rigenerazione accedendo ai segreti dell'universo e della vita. La leggenda narra che le membra di Osiride, dopo essere stato fatto a pezzi dal fratello Seth, fossero state sepolte ognuna in un luogo diverso dalla pietosa Iside, e che Abydos fosse il luogo della sepoltura della testa del re-dio primordiale.

 Mappa dell'Osireion, o mausoleo di Osiride,  sul retro del tempio di Abydos.

Veduta delle rovine dell'Osireion, tomba dov'è sepolta la testa di Osiride ad Abydos.

La sala centrale, o "isola", dell'Osireion circondata dal colonnato che delimita il canale in cui scorrono le acque simboliche del Nun, oceano primordiale. In fondo si vede la porta che accede alla stanza del sarcofago del dio.

Particolare del soffitto astronomico dell'Osireion con la dea del cielo Nut.

Ricostruzione al computer della sala centrale dell'Osireion, detta "isola", perchè rappresenta l'isola primordiale emersa dalle acque dell'oceano Nun alla creazione del mondo.


La Sala Ipostila del Tempio di Karnak

Il complesso templare di Karnak fu iniziato durante la XII dinastia dal faraone Sesostri I (1919 a.C.-unica data certa) era consacrato al dio Amon e conobbe successivamente innumerevoli modifiche e sovrapposizioni durante tutta la storia egizia, in quanto ogni re apportava nuovi elementi a proprio nome, anche usando il materiale degli edifici più antichi. Il tempio è di un'imponenza grandiosa; basti osservare il grande viale d'ingresso fiancheggiato da sfingi con testa d'ariete e le enormi mura che si stagliano di fronte. In epoca tarda, nell'area a nord, vennero dedicate numerose cappelle al culto d'Osiride. Fra i piloni del tempio si trova il grande porticato di Ramsethe III (XX dinastia) dov'erano esposte le barche sacre di Amon: battelli d'uso rituale che rappresentavano il viaggio del defunto attraverso il cielo infinito, che veniva considerato un oceano, che il faraone doveva solcare per raggiungere la regione stellare del Duat, ovvero la Cintura d'Orione, fin dalla preistoria mèta delle anime dei morti; le barche di faraoni, a grandezza naturale, erano costruite con legno proveniente dalla Fenicia. Oltre il 5° pilone del tempio, Sethi I trasformò il grande portico di Amenhotep III nella famosa Sala Ipostila, coperta da un soffitto sorretto da 134 colonne gigantesche. la sala consta di 5000 metri quadrati; le colonne sono larghe 11 metri e alte 26 metri, con capitelli papiriformi. L'opera ipostila fu iniziata da Hatshepsut, con la cappella dedicata al dio Amon, poi portata alle considerevoli dimensioni attuali da Sethi I e Ramsethe II; Sethi I fece fregiare le sue gesta in guerra sulla parete del lato settentrionale; il lato meridionale venne decorato da Ramsethe II, sempre con raffigurazioni di vittorie sui nemici. Anche le mura esterne mostrano scene di battaglia, a nord di Sethi I, a sud di Ramsethe II e costituiscono una preziosa fonte per gli studiosi.

Mappa del tempio di Karnak.

Ingresso del tempio di Karnak e viale delle sfingi.

La sala ipostila di Sethi I presso il tempio di Karnak.

Ricostruzione di come doveva apparire la sala ipostila di Sethi I nel tempio di Karnak e una delle sfingi del viale d'ingresso al tempio.

Il Tempio dei Milioni di Anni a Kurna

I sovrani, a partire dalla XVIII dinastia, si facevano seppellire in tombe scavate nella roccia nella Valle dei Re, a Tebe (l'odierna Luxor), ma i templi dedicati al culto della loro regalità e adibiti alla custodia delle loro anime, appunto, "nei milioni di anni",  furono edificati lontano dalle loro tombe, tra l'area della necropoli tebana e la riva occidentale del Nilo, a cui erano collegati tramite canali. Questi templi avevano, in vita, anche una funzione celebrativa e vi si svolgevano feste e cerimonie. Alla morte del faraone assumevano valore esclusivamente funerario. Durante "La Festa della Valle", che si teneva ogni anno, il dio Amon lasciava Karnak per visitare i templi dei re. Ogni tempio era amministrato da un sacerdote e comprendeva uffici, magazzini e laboratori, oltre ai luoghi cultuali e sacri. Del tempio più grande, quello di Amenofi III, sono rimasti i colossi di Mnemone e fra i meglio conservati ci sono: quello di Hatshepsut, di Ramsethe II e di Ramsethe III, oltre a quello di Sethi I. Il tempio di Sethi I si trova nella località di Kurna, ad ovest di Tebe, di fronte alla città di Luxor e fu nominato “Seti I è benefico verso il regno di Amon, che si trova ad ovest di Tebe”. Il tempio di Sethi, costruito in marmo bianco, contiene sette sacrari dedicati ad altrettante divinità: Isis, Horus, Amon Ra, Osiris, Ra Hor Akhty , Ptah e Seti I rappresentato come un re deificato.

Il Tempio dei Milioni di Anni di Sethi I a Kurna.

Sethi I raffigurato mentre svolge un rituale ad Amon sulle pareti del tempio di Kurna.

LA MUMMIA

Dalle analisi ai raggi X sulla sua mummia, nel 1970  si constatò la morte del faraone all'età di circa 35 o 39 anni. La sua tomba (la più grande della Valle dei Re) fu scoperta nel 1886 dall'egittologo Gaston Maspero. Gli antichi tombaroli procurarono molti danni al corpo di Sethi I: la testa venne staccata e la parete anteriore dell'addome completamente rotta; a dispetto di queste lesioni, il volto di Sethi I è perfettamente conservato, tanto da dare l'impressione di una scultura; la testa è completamente calva. Gli antichi restauratori coprirono il corpo di Sethi I con un sudario giallo, sotto il quale le bende originali, ridotte a brandelli, furono riordinate per quanto possibile. L'antropologo Elliot Smith riferì che la cavità del petto della mummia era riempita con biancheria impregnata di resine e che all'interno del torace si troverebbero tracce del cuore del re.   Seti I è stato trovato in una delle sue bare originali ( CG61019 ), ma resta da chiarire se questa fosse la bara interna o esterna; il rivestimento esterno della bara, essendo costituito da lamina d'oro, fu dagli antichi saccheggiatori rimosso. I successivi restauratori dipinsero, in luogo del rivestimento esterno mancante, la bara di colore bianco, con geroglifici disegnati in nero. La pelle del re, al momento del ritrovamento, presentava un colorito marrone che, successivamente, divenne quasi nero come lo vediamo ora. L'altezza in vita del faraone raggiungeva 1 metro e 66 cm. I raggi X hanno anche rilevato un grande amuleto a forma di occhio di Horus rimasto fra le bende nel braccio sinistro di Sethi, dal momento della sua sepoltura. La causa della morte non è ancora stata rilevata.

La mummia di Sethi I in un'antica foto.

Profilo della mummia di Sethi I e figura intera.

LA TOMBA KV17 DELLA VALLE DEI RE - Tomb King Valley KV17

La tomba di Sethi I, nella Valle dei Re, è la più grande e misteriosa fra  tutte quelle scavate nella roccia in questa necropoli nei pressi di Tebe (l'odierna Luxor); fu scoperta da Giovanni Battista Belzoni il 16 ottobre 1817. La lunghezza della tomba è di 137,19 metri e sono da notare  gli straordinari e brillanti colori degli affreschi e dei bassorilievi dipinti che ne decorano le pareti. E' anche denominata "Tomba di Apis", perchè l'archeologo Giovanni Belzoni vi trovò la mummia di un toro nella stanza del sarcofago; infatti il dio Api, rappresentato da un toro possente e incarnazione della forza e della fecondità, era anche una teofania della triade  di Menfi: Ptah-Sokar-Osiride, a cui Sethi I dedicò molta attenzione e ciò si può constatare dalle attribuzioni dei numerosi monumenti fatti erigere da lui. Il simbolismo che collegava le fasi lunari a Osiride e alla vegetazione si integrava con la consacrazione del toro Apis la prima notte di luna crescente. Il Belzoni, convinto che lì vi fosse seppellita un'importante struttura, diede il via agli scavi il 16 ottobre 1817, fra lo scetticismo generale, trovando, dopo due giorni di lavoro, l'entrata della tomba chiusa da due grossi massi; una volta liberata l'entrata dai massi, i primi visitatori si trovarono di fronte ad un lunghissimo dedalo di stanze e corridoi, che presentavano sulle pareti degli affreschi mirabilmente conservati dal clima asciutto del luogo e dall'isolamento in cui rimase la tomba per tremila anni. Ma l'importanza del ritrovamento non fu subito percepita dagli scopritori e dall'elite dell'epoca, essendo questi sopraggiunti con la convinzione di trovare chissà quali scrigni di tesori e oggetti preziosi; ma la tomba fu in tempi antichi saccheggiata come la maggior parte di quelle appartenenti alla Valle dei Re, tranne il raro caso di quella di Thutankamon, che rappresenta un'eccezione. I ritrovamenti furono i seguenti: il toro Apis mummificato (il toro Apis veniva sacrificato al 25 ° anno d'età, quando le fasi lunari e solari si eguagliano), frammenti di giare, statuette frantumate e alcuni strumenti degli artisti che quivi eseguirono le loro opere. Il sarcofago, in preziosissimo alabastro di calcite, fu fatto trasportare a Londra dal console britannico Henry Salt, per essere esposto al museo di John Soane. Anche Jean-François Champollion, che tradusse la Stele di Rosetta, fece rimuovere un pannello di 2,26x1,05 metri da una parete del corridoio durante la spedizione del 1828; Ippolito Rossellini (padre dell'egittologia italiana, pure fece la sua parte, trasportando in Italia  delle pregevoli scene pittoriche  che andarono ad arricchire la collezione del Museo Egizio di Firenze, fondato nel 1855. Altre porzioni si trovano nel museo del Louvre e di Berlino. La tomba è costituita da un lungo corridoio intervallato da due rampe di scale, dal quale si accede alla "stanza del pozzo" e alla prima sala ipostila, dalla quale si accede ad un'altra sala; attraversate queste sale, il corridoio continua spostandosi a sinistra entrando in una seconda sala ipostila sulla quale si affacciano due cappelle; alla fine di questa si trova la stanza del sarcofago sulla quale si affacciano altre due piccole stanze dipinte. La stanza che segue, infine, è disadorna e dà accesso ad un corridoio probabilmente incompiuto.

Mappa della tomba KV17 di Sethi I.

La sala centrale della tomba di Sethi I.

Uno dei pannelli rimossi nel XIX secolo dalla tomba di Sethi I che ora si trova al museo del Louvre, raffigurante Sethi I e la dea Iside.

I libri scritti sulle pareti della tomba

 Le pareti della tomba sono istoriate con i testi dei più importanti libri sacri dell'Antico Egitto: "Libro della Camera Nascosta" o Amduat, "Libri delle Porte" e "Libro della Vacca Celeste", "Il rituale dell'Apertura della Bocca" e le "Litania di Ra". Di cosa parlano questi libri: "Il Libro dell'Amduat" è un testo che accompagna il defunto nel suo viaggio nell'aldilà; "Amduat" significa infatti "ciò che è nell'aldilà", per consentire all'anima di andare incontro a tutte le prossime trasformazioni nel mondo ultraterreno. L'anima del defunto è metaforicamente rappresentata dal viaggio che il sole compie nelle ore notturne, insidiato dal serpente Apophis, che rappresenta il caos, la negazione dell'ordine divino ed il male assoluto; nella tomba di Sethi I sono riportate le prime 11 ore di questo tragitto sulla barca solare. "Il Libro delle Porte" è in parte analogo al "Libro dell'Amduat": viene descritto il viaggio della barca solare "Duat" (alla quale si identifica l'anima del defunto) attraverso il regno dell'oltretomba; sulla barca si trovano due entità fondamentali al viaggio iniziatico dell'anima: Sia, la sapienza e Heka, la magia; il dio If, con testa d'ariete e corpo umano, per poter risorgere in una nuova alba deve attraversare il deserto che affronta la barca solare attraversando 12 porte a guardia delle quali si trovano terribili entità mostruose e serpenti enormi che sputano fiamme. Il "Libro delle Porte" in sostanza descrive il percorso dell'anima solare del faraone che si deve incarnare nel suo successore e, quindi, rinascere nel nuovo re dando inizio ad una nuova alba; vi è descritta la trasmissione del potere regale e, nella quinta divisione, è descritta la punizione dei colpevoli di fronte ad Osiride. Nella decima divisione viene raffigurato il castigo del serpente Apophis, che viene incatenato da otto dèi; nel registro centrale Ra è trainato sulla sua barca, mentre i suoi traghettatori recitano questo inno: ”O Ra, tu possiedi il volto, Tu sei grande, Tu sei soddisfatto con la tua testa misteriosa.
Il volto di Ra è aperto, gli occhi di Colui che è all’orizzonte vedono, egli disperde le tenebre dell’Occidente”. La dodicesima divisione descrive l'uscita dalle tenebre con l'oceano primordiale "Nun" che fa scaturire dalle sue acque la barca solare sollevandola con le braccia, decretando così la fine del caos e l'inizio di una nuova èra; anche qui Ra è descritto in questi termini: ”Il suo viso è cielo, egli è l’eterno, signore degli anni, l’infinito senza diminuzioni”. "Il Libro della Vacca Celeste" è forse il più intrigante fra tutti i testi sacri egizi: vi si descrive la creazione del mondo in termini mitologici e vi è racchiusa tutta la concezione egizia dell'universo; si narra del tempo in cui il dio Ra governava incontrastato sulla terra e in cui la terra era la dimora degli dèi; di come gli uomini si ribellarono all'ordine universale stabilito da Ra e di come egli inviò sua figlia Hator a punirli. La dèa, lasciatasi trasportare dalla furia vendicatrice, compì orribili stragi trasformandosi nella dea della guerra Sekhmet e distrusse tutti coloro che osarono ribellarsi irragiando delle terribili radiazioni solari; potè essere calmata solo dopo essere stata fatta ubriacare dagli dèi, che scambiarono il sangue degli uomini con il vino. Fu allora che Ra decise di non vivere più in mezzo agli umani, ma di innalzarsi al cielo e delegare il suo potere al faraone, che ne era considerato l'incarnazione. "Il Rituale dell'Apertura della Bocca": è una funzione liturgica fra le più antiche e risale all'Antico Regno, assumendo forma definitiva nel Nuovo Regno. Nella tomba di Sethi I è descritto in 75 scene lungo le pareti dell'ipogeo. Questo rito (upra) veniva svolto solo da sacerdoti iniziati alla sacra scienza e consisteva nell'infusione dello spirito del faraone defunto nel corpo della statua che lo raffigurava quando essa si trovava ancora nel laboratorio del tempio; alla fine del rituale la statua veniva trasportata all'interno della cappella del tempio. Durante il rituale si doveva simbolicamente svolgere l'apertura degli occhi e della bocca della statua, che avrebbe personificato il defunto e veniva eseguita con degli strumenti simbolici: una piccola ascia e uno strumento su cui erano inserite due dita d'oro affiancate; inoltre vi erano fumigazioni d'incenso, presentazioni d'offerte ed il sacrificio di un toro le cui carni venivano presentate al defunto per donargli forza ed energia vitale. Prima di deporre la mummia nel sarcofago il rituale veniva di nuovo officiato dal sacerdote (sem) in veste di Horus per restituire al morto le funzioni vitali e fare in modo che esse potessero sopravvivere nelle regioni dell'aldilà fino alla prossima incarnazione. "Le Litanie di Ra" consistono in invocazioni al dio Ra nelle sue 75 differenti manifestazioni e al Sovrano come sua incarnazione.

Tomba di Seti I: Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala).

Tomba di sethi I: Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala).

I pilastri della sala principale nella tomba di Sethi I con bassorilievi dipinti.

Tomba di sethi I: La barca del Sole con il dio dalla testa di ariete insieme ad altre divinità. Sulla prora ci sono due serpenti che simboleggiano le divinità protettrici Nefti ed Isi.

Tomba di Sethi I: Particolare del soffitto delle costellazioni.

Tomba di Sethi I: Particolare del soffitto delle costellazioni.

 Affreschi della tomba di Sethi I KV17 con barca solare su cui si trova il dio If e il serpente Apophis.

La scoperta della Camera del Tesoro

Nel 2006 Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità al Cairo, si accorse dell'esistenza di un'apertura che si divide da uno dei corridoi dell'ipogeo. Dopo aver tolto le macerie che ne coprivano l'ingresso, Zahi Hawass riuscì ad avventurarsi fino a 70 metri di profondità, ma venne fermato in seguito a piccoli crolli del soffitto, riuscendo comunque ad individuare il proseguimento del tunnel per altri 25 metri ed il suo confluire in un altro locale. Hawass sembrò non dubitare sull'importanza della scoperta e fece queste dichiarazioni: "Se ho ben interpretato, come credo, quello che ho visto, si tratta della più grande scoperta in Egitto dal 1922, anno del ritrovamento della tomba intatta di Tut Ankh Amon. E, se la camera funeraria non fosse stata mai violata, potrebbe ancora contenere la mummia del sovrano e soprattutto gran parte del corredo funebre, un numero enorme di oggetti in oro"; in questo caso Hawass mise in dubbio l'autenticità della mummia famosa di Sethi I ritrovata in un nascondiglio nella vicina Deir El Bahari, dove dai sacerdoti furono nascoste molte mummie reali  allo scopo di proteggerle dai ladri di tombe. In effeti ci si troverebbe di fronte ad un raro caso di tomba con due camere sepolcrali, ma nessun corpo fu ritrovato nel nuovo locale, bensì decine di "Ushabthy" (statuette funerarie recanti iscrizioni del Libro dei Morti) e numerose statuette di servitori destinati ad assistere il faraone nell'aldilà.

Alessia Birri, 16 maggio 2014

Articoli correlati:

Storia di Sethi I:
http://www.egittoanticosito.com/history/sethi1.htm


La tomba KV17:
http://it.wikipedia.org/wiki/KV17


La mummia:
http://freespace.virgin.net/martin.churchill/mummy.htm


Il tempio di Sethi I ad Abydos:
http://miw-culturalheritage.blogspot.it/2011/10/il-tempio-di-seti-i-ad-abido.html


La scoperta della camera del tesoro:
http://ilfattostorico.com/2010/06/30/raggiunta-la-fine-del-tunnel-della-tomba-di-seti-i/

lunedì 7 aprile 2014

IL REGNO DI THUTMOSE IV MENKHEPERURA

THUTMOSE: Thot è nato. MENKEPERURA: Stabili le forme di Ra.

Foto: Gruppo scultoreo in granito nero raffigurante Thutmose IV con la madre Tia. Altezza 1,20 m. XVIII dinastia: 1550-1291 BC-1397-1387 a.C. Museo Egizio del Cairo, sala R12., proveniente dal tempio di Karnak.

Ricostruzione del volto di Thutmose IV:

http://alessiabirriblog.blogspot.it/2014/04/la-bellezza-immortale-di-thutmose-iv.html

"COLUI CHE REGNA SUL GIUNCO E SULL'APE"

Thutmose IV fu un faraone della XVIII dinastia egizia, collocata al Medio Regno; regnò dal 1402 al 1394 a.C. Non sappiamo se la successione al trono fu traumatica, poichè egli non era il primogenito di Amenofi II,  ma figlio di una sposa secondaria di nome Tia che, dopo l'ascesa al trono di Thutmose, venne eletta a Grande Sposa Reale. Da bambino venne allevato nella lontana Menfi, per evitare l'influenza del clero di Amon, che diventava sempre più potente al punto da compromettere l'autorità del faraone. Le sue due principali spose reali furono Nefertari e Iaret. Morì in giovane età, a circa 28 anni, come attestano le analisi della mummia. Il suo regno fu relativamente tranquillo, come quello del padre, ma le sue campagne militari furono condotte personalmente per domare delle rivolte in Nubia e in Siria; riuscì a conquistare la pace con il Regno di Mitanni  sposando una figlia del re Artatama, Muramuia, che gli diede il figlio che salì al trono dopo di lui: Amenofi III; quest'operazione permise all'Egitto di ingraziarsi i Mitanni contro l'espansione ittita. Questo matrimonio fu rivoluzionario, poichè era la prima volta che una regina straniera sedeva sul trono d'Egitto.

IL RESTAURO DELLA SFINGE E LA "STELE DEL SOGNO". IL COMPLETAMENTO DELL'OBELISCO DI THUTMOSE III.

Foto: la Stele del Sogno di Tuthmosi IV, posta fra le zampe anteriori della Sfinge di Giza, eretta nei primi anni del suo regno (1401 a.C. circa) scoperta nel 1818. Nella parte superiore vi sono raffigurate due sfingi, davanti ad ognuna delle quali il faraone Tuthmosis porta delle offerte: a destra il re porta la corona Khepresh e offre incenso, a sinistra porta il Nemes, che consiste in un copricapo di stoffa posato sulla fronte e ricadente. La stele è alta 114 cm., in pietra calcarea.

Molto importanti opere Thutmosi portò a compimento: liberò la Sfinge  nella piana di Giza dalla sabbia, ispirato da un sogno che fece mentre un giorno, dopo un lungo viaggio, riposò all'ombra del monumento. La Sfinge, benchè ricoperta dalle sabbie, era all'epoca mèta di pellegrinaggio e devozione e Thutmose sognò che lo spirito della Sfinge gli chiese di liberare il suo corpo dalla sabbia e, come ricompensa, gli promise il trono d'Egitto.

TESTO DELLA STELE DEL SOGNO di Tuthmosis IV, che narra il sogno che il faraone fece in giovane età e in cui lo spirito della Sfinge gli chiese di essere liberata dalle sabbie che la ricoprivano promettendogli l'incoronazione come ricompensa, dalla traduzione di Edda Bresciani:

"Ora la statua del magnificente Kheper riposava in questa landa, godendo di grande fama, di sacrale rispetto, ammantanta dell'ombra di Ra. I cittadini di Menfi e di tutte le città limitrofe venivano a lui, protendendo le braccia in adorazione verso il suo volto, recando con sé grandissime offerte al suo Ka. Un giorno accadde che il principe Thutmose arrivò viaggiando mentre il giorno volgeva alla sua metà. Egli riposò all'ombra del grande dio. Il sonno e un sogno presero possesso del suo corpo nel momento in cui il sole arrivava allo zenit. Qui egli si trovò al cospetto di questo nobile dio che gli parlò con la sua stessa bocca come un padre parla a suo figlio, dicendogli: "Guardami, osservami, Thutmose, figlio mio. Sono tuo padre Horemakhet-Khepri-Ra-Atum. Io ti darò il potere di regnare su questa terra sopra ogni vivente... Guarda, mi trovo nelle condizioni di un malato, tutte le mie membra sono rovinate. La sabbia del deserto, sulla quale un tempo io regnavo, adesso mi è nemica: ed io ho atteso a lungo che tu arrivassi ad esaudire il desiderio che mi porto nel cuore. Io so che tu sei mio figlio e mio protettore. Vieni dunque, e io sarò con te: sarò il tuo padrone". Al termine di queste parole, il principe si svegliò di colpo: egli comprese le parole del dio e le custodì in segreto nel suo cuore. Poi egli disse: "Torniamo in fretta alla nostra città! Dobbiamo preparare un'offerta al dio e gli porteremo vitelli e ogni tipo di pianta, e le nostre braccia saranno levate in adorazione a coloro che vissero qui prima di noi."

Fu la scoperta di questa stele, in cui Tuthmosi nomina Chefren, che diede agli studiosi la convinzione che la Sfinge di Giza fosse opera dello stesso Chefren (Hor Userib, appartenente alla IV dinastia: 2570 a.C.), ma questa ipotesi all'inizio non venne facilmente accettata. La Stele del Sogno di Tuthmosi venne scoperta nel 1818 e da subito gli studiosi dell'epoca identificarono Chefren come un precedente restauratore del monumento, che diede alla Sfinge le proprie sembianze sostituendole probabilmente a quelle ormai corrose di un leone o di uno sciacallo e, già agli inizi dell'Ottocento fino ai primi del '900 si riteneva la Sfinge molto più antica dell'epoca in cui convenzionalmente viene collocata oggi. Il geologo Robert Schoch, negli anni '90, rilevò tracce di corrosione alluvionale sul corpo della Sfinge, dovuta a piogge che non potevano essere cadute dopo il 10.000 a.C., visto che nei millenni successivi la regione sahariana si trasformò progressivamente in deserto.

Non bisogna inoltre dimenticare che Thutmosi IV fece erigere il più grande obelisco egizio, alto 32 metri, la cui opera fu iniziata sotto il regno del bisnonno, Thutmose III, e che ora si trova a Roma, davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano.

Foto: obelisco di Luxor, iniziato sotto il regno di Thutmose III, fu completato da Thutmose IV ed ora si trova a Roma davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano.XVIII dinastia; 1394 circa a.C.



Foto: mummia di Thutmose IV, conservata al Museo Egizio del Cairo, scoperta da Howard Carter nel 1903 presso la tomba del padre Amenofi II a Luxor, nella Valle dei Re. XVIII dinastia; 1394 circa a.C. Si possono notare i bellissimi lineamenti perfettamente conservati.

LA TOMBA KV43

La tomba di Thutmosi IV fu scoperta nel 1903 da Howard Carter, che vi trovò il sarcofago e parte degli arredi funerari, fra i quali la sponda del carro da guerra del faraone: tomba "KV43" nella Valle dei Re a Tebe. Ai margini della città di Tebe si trovavano i grandiosi templi funerari di Thutmose IV e del padre Amenofi II, di cui, purtroppo, rimangono pochissime rovine. La mummia del faraone fu invece trovata nella tomba del padre, Amenofi II, trasferita evidentemente in tempi posteriori dai sacerdoti addetti alla custodia delle tombe.
Traduzione dell'iscrizione sul sarcofago con la giustificazione di Tuthmosi IV davanti ad Osiride:

"Offerta che dà il re ad Osiri, che è di fronte all'Occidente, signore del cielo fatto dall'Osiri, il re signore delle Due Terre, (Menkheperura), signore delle corone, Thutmosi, giustificato in perpetuo per l'eternità."

Foto: altre prospettive della mummia di Thutmose IV, conservata al Museo Egizio del Cairo, scoperta da Howard Carter nel 1903 presso la tomba del padre Amenofi II a Luxor, nella Valle dei Re. XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

Foto: il sarcofago di Thutmose IV, conservato al Museo Egizio del Cairo.

Foto: pannello in legno del trono di Thutmosi IV raffigurante il faraone in forma di sfinge vittoriosa sui nemici.XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

 Foto: affreschi all'interno della tomba KV43 di Thutmose IV nella Valle dei Re (Luxor).XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

LA MUMMIA. LA RELAZIONE DI ELLIOT SMITH DALL'ANALISI DI GEORGE DARESSY

Relazione del 1903 dell'egittolo e anatomista Elliot Smith che riporta il verbale sull'analisi della mummia di George Daressy di tale lavoro sulla mummia di Thutmosi IV fu pubblicato negli Annales du Service.
Il sarcofago, scoperto da Victor Loret nel 1898 nella Valle dei Re, fu trasportato nel 1900 al Museo del Cairo e catalogato con il n° 34559.

Daressi's proces verbal of the unwrapping of this mummy is published in the Annales of Service; i quote in his own words:

"26 marzo 1903, 02:00 del pomeriggio, nelle sale del Museo di Antichità Egizie del Cairo, sotto la cura di M. Maspero, direttore generale del Museo Egizio e scavi di servizio, ME Brugsch Bey , curatore del museo e il signor Daressy, Assistente Curatore, è stata eseguita l'apertura della mummia del re Tuthmosis IV.
Il corpo riposava su una tavola dipinta di bianco sui due lati, proveniente certo da un grande coperchio rettangolare, i cui angoli erano stati smussati per poterlo introdurre nella bara.
La lunghezza della mummia sbendata era di 1,71m ed era interamente coperta con un grande lenzuolo in tela ingiallita, piegato in due ed annodato sotto i piedi.
Sul petto, il cartiglio con il nome di incoronazione del re mn-hprw-r' (Menkeperura) era scritto con inchiostro blu e grandi caratteri ieratici.
La parte superiore del lenzuolo era trattenuta da un largo nastro che circondava la fronte e passava dal collo al busto, incrociandosi sulla parte alta del petto; il lenzuolo, teso dal petto fino ai piedi, non faceva parte del bendaggio primitivo.
Al di sotto si trovò una reticella di piccole bende unitamente a pezze di lino sovrapposte in quattro o cinque strati, quindi si scoprì il sudario che ricopriva il corpo in modo incompleto.
Immediatamente sotto, un panno rosa copriva il busto ed un grande lenzuolo il resto del corpo, continuando poi con una serie di piccole bende e tamponi di stoffa piuttosto fine, ingiallita e macchiata di bitume.
La testa era sostenuta ed avvolta in un resistente pezzo di tela ritorta, che circondava anche la parte delle braccia. Non si trovò alcuna traccia di bitume, nè di polvere assorbente, e neppure alcun oggetto.
Il corpo infine apparve in buono stato di conservazione, pur in presenza di disarticolazioni e rotture occorse in tempi successivi; le braccia, come d'uso per salme reali, erano incrociate sul petto, e le mani, chiuse a pugno, avevano probabilmente stretto le insegne di potere, poi scomparse.
E' evidente che l'anatomista Elliot Smith non potè vedere il bendaggio primitivo ma solo l'apparato funerario predisposto, senza molta cura, dai sacerdoti incaricati della sorveglianza delle tombe reali, molto tempo dopo la sepoltura; durante la XXI Dinastia.
La testa era bella ed espressiva, dall'aspetto vagamente effeminato; i denti non erano visibili, ma giudicando dall'aspetto esteriore, si sarebbe potuto dire che il re avesse circa trent'anni alla sua morte, con una stima assai incerta.
Il corpo era quello di un uomo molto magro, alto 1,68. Non presentava segni di ferite ante-mortem.
Anche i piedi erano stati disarticolati molto tempo dopo l'imbalsamazione del corpo e così la gamba destra era stata rotta all'articolazione del ginocchio. Pure un'abrasione trasversale sulla parte frontale del collo poteva essere stata causata nello stesso periodo.
A causa dell'imbalsamazione, la parete addominale risultava asportata completamente nell'iliaco sinistro ed in parte dalle regioni ipogastriche, lasciando una larga ferita triangolare che misurava 50 cm trasversalmente, 10cm in direzione verticale e 14cm lungo il terzo margine, che correva parallelamente al legamento di Poupart. L'intera cavità addominale era riempita con tessuto impregnato di materiale resinoso, che formava una massa solida e durissima. Il corpo giaceva in posizione completamente distesa; le spalle erano leggermente sollevate e le braccia verticali, con gli avambracci incrociati sul petto; il braccio destro poggiava sul sinistro. Le mani erano piegate in maniera tale da poter afferrare, al momento dell'imbalsamazione, due bastoni verticali, gli scettri, di circa 15m di diametro.
La pelle è molto scurita sì da non permettere alcuna attendibile valutazione del colore originale.Il viso è lungo, stretto e ovale, il mento stretto, prominente e un po' appuntito. La fronte ha una pendenza marcata . Il naso è piccolo, dritto, stretto e aquilino. Le labbra sono sottili, le orecchie ben formate e i lobi forati.
I capelli erano ondulati, lunghi circa 16cm, di colore castano-rossiccio scuro, e sembrava che fossero stati divisi a sinistra dalla linea mediana, anche se altrove erano riuniti in spesse ciocche; le ciglia erano moderatamente folte sul raccordo nasale. Baffi e barba erano accuratamente rasati: nessun pelo fu trovato sul mento, collo, torace e nella regione pubica. In seguito il corpo fu sottoposto ad un accurato esame, mediante raggi X, sul fianco sinistro e sulla parte superiore della tibia: fu trovato che l'epifisi della cresta dell'ileo era in processo di unione. Questo sembrò indicare che il corpo appartenesse ad un uomo di non più di 25 anni, seguendo i criteri stabiliti dai testi di anatomia. Quando fu asportata la resina dalla bocca, apparvero otto denti superiori, che non erano deteriorati ma in condizioni eccellenti. Thutmosi IV presenta una rassomiglianza con Amenhotep II, suo padre, sebbene quest'ultimo avesse un aspetto più virile e fosse considerevolmente più vecchio.
Un nuovo accurato esame della mummia di Thutmosi IV ha confermato che essa appartiene al re a cui è stata attribuita: è risultato che il sovrano possa essere morto ad una età i 28/30 anni, sufficientemente compatibile con quella stimata mediante gli accertamenti radiografici, indicanti 30/35 anni."

 Foto: cappella di Thutmose IV presso il complesso templare di Karnak.
XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

 Foto: ricostruzione del tempietto di Thutmosi IV presso il complesso templare di Karnak.XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

Foto: particolare di una colonna del portico di Thutmose IV presso il complesso templare di Karnak, raffigurante Thutmose IV con fiori di loto.XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

Foto: particolare di una colonna del portico di Thutmose IV presso il complesso templare di Karnak, raffigurante Thutmose IV. XVIII dinastia.

 Foto: statuetta in bronzo raffigurante Thutmose IV mentre presenta le offerte agli dèi. Altezza cm.14,7. XVIII dinastia; 1400-1390 a.C. circa.

 Foto: Testa in diorite di Thutmosis IV che indossa la corona Khepresh, un tipo di copricapo regale che consisteva in un cappuccio aderente o una parrucca munita di uraeus sulla fronte. Musèe du Louvre.XVIII dinastia; 1394 circa a.C.

Alessia Birri, 7 aprile 2014

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Relazione di Elliot Smith sulla mummia di Thutmose IV:
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La Stele del Sogno:
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