mercoledì 12 novembre 2014

L'ENOTEISMO INIZIATICO DI AKHENATON

LA RIFORMA DI AKHENATON FU DI NATURA POLITICA, NON RELIGIOSA, IN QUANTO OGNI ANTICA CIVILTA' CONCEPIVA L'UNO (PADRE DI TUTTI GLI DEI) ED IL MOLTEPLICE (PANTHEON DELLE DIVINITA' INCARNAZIONI DEI FENOMENI COSMICI) COME INSEPARABILI NEL CONTESTO DI UN'ASSOLUTA CONSAPEVOLEZZA DELL'UNITA' COSMICA: LA MATERIA STESSA E' SPIRITO. LA RIFORMA DI AKHENATON FU UNICAMENTE TESA A SPODESTARE IL POTERE CRESCENTE DEL CLERO DI AMON, CHE MINACCIAVA L'AUTORITA' DEL FARAONE. LA SCISSIONE TRA MONOTEISMO E POLITEISMO APPARTIENE AD UNO SVILUPPO SUCCESSIVO DETERMINATO A RIVELARE (NASCONDERE) LA REALTA' DELL'ORDINE COSMICO ALL'UOMO COMUNE.

 Busto di Akhenaton da Karnak. Museo Egizio del Cairo.

"Tu crei di continuo milioni di forme di tè stesso, Tu che sei Unico". (Inno ad Aton)

La cosiddetta "riforma" amarniana in realtà affonda le radici nell'ancestrale conoscenza egizia e cercare di descriverla come un cambiamento radicale di natura religiosa significa falsare la storia e la memoria, promuovendo una visione fuorviante della cultura egizia che ci impedisce di riscoprire gli ideali e le dottrine del nostro passato, ostacolando lo stesso futuro dell'evoluzione psichica umana. Affronteremo questo viaggio tenendo ben presente il fatto che gran parte del sito della città di AKHETATON (Amarna) è ancora da scoprire ed esaminando le ipotesi e le teorie più sensate su di lui e sul suo progetto politico e ideologico, ovviamente tralasciando le speculazioni più assurde che sono state fatte da decenni e che non hanno alcun fondamento, come quella, solo per fare un esempio, che fosse addirittura una donna o, peggio, un individuo affetto da patologie congenite; la più subdola e diffusa delle convinzioni è comunque quella che fosse "monoteisma" nel senso odierno del termine, mentre il suo profilo ideologico dovrebbe essere definito più correttamente come "enoteista", poichè il faraone non rinnegò mai il pantheon delle divinità e molto spesso lo si vede raffigurato come oSIRIDE; ma approfondiremo nei paragrafi successivi questo importante aspetto. Assurdità dovute alla nostra mente offuscata dalla presunzione di poter giudicare un grande passato sulla base di frammenti e un personaggio straordinario sulla base di pregiudizi ideologici. Ovviamente, per incamminarci su questo sentiero, dobbiamo liberare la mente dall'inquinamento delle convinzioni secolari e delle convenzioni accademiche, che non ci permetterebbero di viaggiare nella mente di Akhenaton, di capire quali erano i suoi obiettivi e perchè furono rovinosamente falliti. Come afferma Zahi Hawass in una sua intervista circa il regno di Akhenaton: "Il periodo di Amarna è come un gioco non finito. Sappiamo come fu il suo inizio, ma non siamo mai riusciti a scoprire la sua fine".

 Statua colossale di Akhenaton. Museo Egizio del Cairo.

BREVE COMPENDIO BIOGRAFICO

Titolatura reale del sovrano: NEFERKHEPRURA-WAENRA AKHENATON: "LE TRASFORMAZIONI (KHEPER) DI RA SONO BELLE (NEFER)" - UNICO (UA) DI RA (ENRA) - GRADITO (AKHEN) AD ATON". Inizialmente fu AMENHOTEP IV (AMON E' CONTENTO), poi trasformato in Akhenaton in seguito alla riforma religiosa.

 E' doverosa una panoramica biografica prima di approfondire il nostro argomento: AKHENATON salì al trono a 16 anni nel 1353 circa a.C. e regnò per 18 anni; fu l'ultimo sovrano della XVIII dinastia, figlio di Amenhotep III e della regina TIYE, donna di modeste origini nelle cui vene scorreva sangue nubiano. Ad AMENHOTEP III avrebbe dovuto succedere il principe ereditario THUTMOSE, fratello di AKHENATON, che però morì prima di poter ereditare il trono, lasciando campo libero a quello che poi sarà considerato "il faraone eretico". In seguito allo spostamento del potere all'Alto Egitto, proprio durante la XVIII dinastia, il clero di AMON risiedente a TEBE assunse un potere sempre più influente, fino a rientrare nella sfera politica compromettendo le decisioni del faraone stesso; ufficialmente AKHENATON istituì il culto dell'unico dio ATON (il sole), personificato dal sovrano, per destituire il potente clero di AMON e, di conseguenza, degli altri dèi le cui caste sacerdotali erano sempre più invadenti, con l'intenzione di ripristinare il primordiale potere del re. Per questo spostò il vertice amministrativo nella nuova città di AKHETATON (splendore di Aton) da lui fatta costruire nell'Alto Egitto. Il tempio di KARNAK, posto sulla riva opposta a TEBE e principale sede del clero tebano, raggiunse una ricchezza ed un potere tale da essere considerato uno stato nello stato, con i suoi possedimenti in terre e le ricche donazioni che nei secoli vi furono elargite. Sua consorte fu principalmente NEFERTITI (la bella è arrivata), visto che AKHENATON sostituì la monogamia alla poligamia dei predecessori. Vedremo come di fondamentale importanza per il suo operato fu l'appartenenza alle antichissime scuole misteriche d'Egitto, alle conoscenze iniziatiche delle quali veniva formata la stirpe regale. Il regno del padre, AMENHOTEP III, fu relativamente pacifico e prospero, ma già premevano ai confini dell'Impero le minacce ittite che la successiva politica di AKHENATON non riuscì ad affrontare. AKHENATON non era un ingenuo amante della pace come potremmo definirlo con il nostro metro di giudizio (e lo si deduce dal bassorilievo con la regina NEFERTITI, che fu un'autentica guerriera, mentre brandisce una mazza sulla testa del nemico presso il tempio di KARNAK) ma si può affermare che non avesse una mente strategica, avendo un'indole contemplativa e, forse, in seguito alla morte prematura di NEFERTITI, sua consigliera, fu colto da sconforto ed allentò così le redini dell'impero, che, alla fine del suo regno, era praticamente in rovina, con gli invasori che saccheggiavano e facevano scorribande in tutti i territori. NEFERTITI, forse figlia di un ufficiale del padre di AKHENATON, AMENHOTEP III, ebbe un ruolo molto importante: sembra, infatti, che AKHENATON avesse lasciato l'amministrazione dell'Impero alla moglie mentre egli era occupato nel suo ruolo di PONTEFICE MASSIMO, non occupandosi molto delle sorti dell'Egitto. Ma la figura di NEFERTITI scompare misteriosamente dalla scena a partire dal 12° anno di regno, sostituita da una nuova moglie di AKHENATON di nome KIYA. Ma la vera correggente di AKHENATON dopo la scomparsa di NEFERTITI fu la figlia avuta da quest'ultima MERITATON (amata da Aton), raaffigurata accanto a suo padre a formare la coppia reale. Anche se il suo ruolo non è stato ancora chiarito, comunque sembra che MERITATON abbia sostituito la madre assumendosi le responsabilità dell'Impero. Alcuni attributi di MERITATON trovati sulle iscrizioni amarniane:

s3t-niswt-nt-kht.f-meryt.f hmt-niswt-wrt mr-t-itn
Trad.: La Figlia del Re del suo corpo, la sua amata, Grande Sposa Reale MeritAton

Titolo ulteriore, presente su alcuni monumenti Amarniani:

s3t-niswt-nt-kht.f-meryt.f-mr-t-itn-ms-n-hmt-niswt-wrt-meryt.f-nbt-t3wy-(itn-nfr-u-nfr-tyit)| anx-s
Trad.: La figlia del Re, del suo corpo, la sua amata MeritAton, nata dalla Grande Sposa Reale, la sua amata, Signora delle Due Terre (Neferneferuaton)| possa ella vivere.

Forse l'universalismo della mentalità di AKHENATON e forse il suo progetto di riunire sotto la sua divinità i diversi popoli dell'Impero, impedì a lui di valutare realisticamente il pericolo che incombevaa ai confini, a partire già dall'epoca del padre. Questo frammento di una lettera scritta ad AMENHOTEP III dal re di MITANNI TUSHRATTA fa luce sul pericolo ittita che alla fine del regno del padre AMENHOTEP III premeva alle porte dell'Impero:

"Quando il nemico invase le mie terre, il Mio Signore, il Dio delle Tempeste lo consegnò nelle mie mani ed Io lo sgominai. Ecco, ti mando un carro, due cavalli, un ragazzo e una fanciulla che ho predato agli Ittiti".

Non ci sono certezze sulle cause della caduta del regno di AKHENATON e sul fallimento del suo progetto, se si trattò di una sconfitta politica, militare o della diffusione di un'epidemia che decimò, forse, la popolazione, come potrebbe suggerire il ritrovamento dei moltissimi scheletri di adolescenti della necropoli di AKHETATON, le cui ossa mostrano deformazioni e segni di malattia. Il tentativo di spodestare il clero di AMON, comunque, fu anticipato da parecchi sovrani prima di AKHENATON, compresi THUTMOSE IV e suo padre AMENHOTEP III, fallendo inevitabilmente. AKHENATON portò le proprie decisioni alle estreme conseguenze, mentre i suoi predecessori si limitarono, al massimo, ad insediare propri sacerdoti fedeli presso i santuari più importanti.

 Akhenaton identificato con Osiride nei frammenti di questa statua colossale. Museo Egizio del Cairo.

ENOTEISMO DI AKHENATON. ATUM-AMON-ATON.

Quella egizia, come ogni religione antica, comprendeva i due aspetti della realtà: quello del molteplice e quello del principio unico da cui scaturiscono tutte le manifestazioni percepibili ai nostri sensi. Nella loro immensa saggezza, gli antichi non divisero mai questi due elementi, che si compenetrano e non possono essere separati, in quanto ogni divisione corrisponde ad illusione (ISIDE-MAYA). Nell'Antico Egitto si contavano centinaia di dee e dei, che personificavano ogni fenomeno cosmico o potenzialità umana; ma questi erano immaginati nel contesto di un grande pensiero armonizzante che concepiva l'uomo come misura imprescindibile del mondo, un grande pensiero che riconosceva il divino in tutte le manifestazioni multiple di un principio unico. In questo contesto  AKHENATON non apportò nessuna rivoluzione, nè tantomeno dev'essere considerato "eretico" nei confronti del culto di AMON e degli altri dèi: egli tolse il velo al dio nascosto dietro tutte le cose AMON-ATON e lo caratterizzò non più come requisito al quale potevano avere accesso solo pochi iniziati dalla consapevolezza superiore, ma come mèta spirituale ed evolutiva accessibile a tutti, senza più veli nè misteri, perchè da quel momento in poi il faraone avrebbe personificato, come nei tempi ancestrali, il dio stesso, il sole: ATON, luce spirituale di consapevolezza e, seppur riconoscendo sempre il valore delle altre divinità, ne abolì però i santuari per evitare che caste sacerdotali sempre più potenti, come il clero di AMON con sede a TEBE, compromettessero il potere decisionale del re.


La stele al Museo Egizio del Cairo, raffigurantre il faraone AKHENATON, NEFERTITI e le loro figlie inneggianti ad ATON (1350 a.C.; XVIII dinastia). Si notano le forme femminili del corpo di AKHENATON, ma nemmeno questo costituì una novità assoluta, poichè le rappresentazioni di personaggi divinizzati (come, ad esempio, la statuina seduta dell'architetto e medico IMHOTEP d'epoca tolemaica) erano spesso associate alla forma androgina a raffigurare l'uomo che, appunto, diviene simile a un dio e dio esso stesso integrando i due principi dell'esistenza: maschile (volontà) e femminile (rappresentazione, o aspetto materiale). Quindi AKHENATON volle in questo modo raffigurare il suo aspetto interiore e spirituale di grande iniziato piuttosto che quello d'impatto politico e legato alla potenza ed al vigore (volontà) delle classiche raffigurazioni dei faraoni suoi predecessori. Non che questi non avessero intrapreso lo stesso percorso iniziatico e non avessero la stessa conoscenza di AKHENATON (che veniva tramandata di generazione in generazione ai membri della stirpe reale), ma AKHENATON mise semplicemente in risalto questo aspetto, perfino esageratamente.


Statuina assisa dell'architetto e medico IMHOTEP, in bronzo, d'epoca tolemaica, alta 14 cm. Museo del Louvre, Parigi. IMHOTEP fu famoso architetto, medico e ministro della III dinastia (2700-2625 a.C.), all'epoca del faraone ZOSER (Antico Regno).  Imhotep fu divinizzato molti secoli dopo la sua morte. Numerosissime sono le statuine come questa d'epoca tolemaica che lo raffigurano, sparse in tutti i musei del mondo, e molte lo ritraggono idealmente con gli stessi attributi di AKHENATON, come possiamo vedere qui: amplificazione della dolicocefalia, per indicare un alto livello di consapevolezza; le forme femminili per manifestare il raggiungimento del livello assoluto d'unione dei due principi dell'esistenza: "essenza e spirito" maschile e sua "manifestazione materiale" femminile.

 Una statua d'epoca romana raffigurante il dio androgino egizio HAPY, divinità del Nilo. HAPY fu fin dall'epoca più remota rappresentato con queste fattezze, che AKHENATON ha voluto attribuire a sè stesso come incarnazione del dio universale ATON.

TESTIMONIANZE

Come testimoniano i cartigli che celebrano i primi otto anni di regno di AKHENATON, egli non rinnegò mai le divinità; infatti su quest'ultimi si legge :"E' VIVO RA-HORAKTY, CHE SI RALLEGRA ALL'ORIZZONTE NEL SUO NOME DI CHOU CHE E' NEL DISCO SOLARE"; vi sono citati i tre aspetti principali della divinità (Trinità). A ciò si deve aggiungere l'iscrizione di una delle pietre di confine della città di AKHETATON, che recita: "LA TOMBA DEL TORO MNEVIS SARA' SCAVATA NELLA MONTAGNA ORIENTALE, NELL'ORIZZONTE DI ATON E IVI SARA' SEPOLTO", con chiaro riferimento al toro sacro che veniva custodito dai sacerdoti e ciclicamente sacrificato. All'interno della città stessa di AKHETATON si sono trovati santuari dedicati al dio AMON, che AKHENATON aveva fatto spodestare per colpire il suo clero. Inoltre, perchè AKHENATON dovrebbe essere raffigurato nella sua essenza interiore androgina, su statue e bassorilievi, se avesse rinnegato le manifestazioni deificate del principio unico? Rinnegare il molteplice significa rinnegare il femminile, o "l'eterno femminino" rappresentato dalla MAAT-eria, che non si crea e non si distrugge; ma, anzi, AKHENATON esalta questo aspetto, facendosi raffiguraare come androgino e ponendo in rilievo l'aspetto femminile del suo essere interiore. AKHENATON, mediante l'aspetto androgino dei suoi ritratti, vuole lanciare un messaggio per il raggiungimento dell'evoluzione psichica dell'uomo: il princìpio (maschile assoluto) e la sua manifestazione (femminile del mondo materiale) sono inscindibili e non potrebbero esistere l'uno senza l'altro. In sostanza: TUTTO E' UNO: dèi, dee, assoluto e relativo e il dualismo trova la sua unità-completezza nell'androgino. La materia stessa (MAAT) è spirito. Il faraone, pertanto, doveva essere adorato come dio non per egocentrismo o megalomania (come molti definiscono il carattere di AKHENATON usando metri di giudizio che appartengono alla nostra epoca) ma perchè egli incarnava l'Uomo stesso nella sua pienezza, quindi l'Uomo-dio origine stessa dell'universo, il re del mondo. Questa profonda consapevolezza che egli semplificò nel culto di ATON si può dedurre dalle opere artistiche innovative che caratterizzano il suo regno e di cui parleremo nei prossimi paragrafi.

 Passeggiata in giardino": così è stato battezzato questo bassorilievo policromo proveniente da AKHETATON (Amarna) (1350 a.C.; XVIII dinastia). E' dubbia l'identità dei personaggi raffigurati, probabilmente il fratellastro di AKHENATON: SMENKHARA con la consorte MERITATON (figlia di AKHENATON e NEFERTITI), oppure AKHENATON e NEFERTITI. Berlino, Museo Egizio.Da questa foto con la luce radente si può apprezzare la tecnica ad incavo per i bassorilievi introdotta da AKHENATON, che permetteva, come si vede, di valorizzare i contorni delle figure e renderle vibranti alla luce. Notare la morbidezza e sinuosità dei corpi, che sottolineano    la sensualità dei personaggi, correlata alla stessa elevazione spirituale. Questo evidenzia lo spirito umanistico del periodo amarniano.

LA SCUOLA INIZIATICA DI ELIOPOLI. IL MITO DEL DIO DEL SOLE ATUM-ATON E LA NASCITA DEL MONDO.

La divinità accentratrice di AKHENATON, nonostante, per superficialità, venga associata al classico monoteismo (che si è sviluppato invece nei millenni successivi svincolandosi dalle premesse originarie, allo scopo di creare scissione e velare la realtà), era intrinsecamente legata alla conoscenza e aveva importanti connotazioni umanistiche, come ben si evince dalle caratteristiche della sua riforma artistica, con opere scultoree e pittoriche dalle quali traspare tutta l'altezza d'animo e la consapevolezza egizia. AKHENATON non rinnegò mai il pantheon degli dèi egizi, era un illuminato, apparteneva all'antichissima scuola iniziatica di ELIOPOLI, uno dei centri di culto più importanti dell'Antico Egitto. ELIOPOLI, la città del sole come indica il suo nome grecizzato, in lingua egizia era chiamata IUNU (che significa "pilastro"), ed era il principale centro di culto e di conoscenza iniziatica consacrato al dio ATUM ("Il Completo), che in seguito AKHENATON denominerà ATON, la cui etimologia significa "neutro", che può essere anche "completo" come ATUM: ovvero il dio nascosto dietro tutte le cose, l'universo invisibile, il Tutto. La città si trovava nel Basso Egitto ed era la capitale del IX distretto amministrativo. ATUM (trasformato poi in ATON) fu il primo dio comparso dal caotico oceano primordiale e si manifestò alla sua origine come astro solare emerso dalle acque. Nei TESTI DEI SARCOFAGI così ATUM descrive l'inizio dei tempi:

"Io, ATUM, ero ancora da solo nelle acque, in uno stato d'inerzia. Non avevo ancora trovato un luogo dove stare in piedi o seduto e IUNU non era ancora stata fondata perchè io potessi essere lì..."

 Prima di sorgere dalle acque primordiali, ATUM diede forma alle prime creature: SHU e TEFNET, e diede a SHU il nome di "Vita" e a TEFNET il nome di "ordine". Fu così che colui che era Uno divenne Tre generando il primo concetto di TRINITA' egizio. Dal TESTO DELLE PIRAMIDI eliopolitano N.527, di epoca tarda:

"Atum fu creativo in quanto si mise a masturbarsi a ELIOPOLI. Egli prese il suo pene in mano affinchè potesse ottenere in questo modo il piacere dell'orgasmo. E nacquero fratello e sorella, vale a dire SHU e TEFNET".

In questo testo si intuisce l'intenzione della casta sacerdotale di ELIOPOLI, a cui appartenne AKHENATON, di assumere nel proprio centro il luogo d'origine del cosmo. La nascita di ATUM causò l'innalzamento della COLLINA PRIMORDIALE, prima terra ferma dalla quale si sarebbe poi formato il mondo ed il santuario di ELIOPOLI sarebbe stato fondato, secondo la leggenda, in tempi ancestrali per testimoniare quell'evento. Nel santuario sarebbe stata custodita la PIETRA BENBEN, o prima sostanza solida creata dal seme del dio ATUM; questa pietra era a forma di piccola piramide ed era custodita all'interno di un particolare edificio dove veniva venerato assieme ad essa l'uccello BENNU, o airone-fenice, che personificava il verbo della forza creatrice, poichè fu il primo volatile ad appoggiarsi sulla terra ferma e a instillare l'energia creatrice con il suo grido.

 Il dio nascosto ATUM, padre di tuuti gli dèi, antesignano di ATON.

RIVOLUZIONE POLITICA, NON RELIGIOSA

Innanzitutto, per capire come lo spirito di AKHENATON fosse profondamente radicato alla conoscenza iniziatica egizia, basti pensare all'iconografia androgina del dio HAPY, il dio delle inondazioni del NILO, che per la sua natura creativa porta gli attributi del principio maschile e della materia (MAAT) femminile. AKHENATON spodestò il clero delle molte divinità, soprattutto quello di AMON, confiscandone i beni, abolendone le festività religiose, facendo convogliare le ricchezze nelle casse dello stato e queste azioni furono certamente compiute con la violenza e con l'intervento dell'esercito reale. Fu una rivoluzione amministrativa e politica, non religiosa, poichè  le classi aristocratiche egizie ed il loro seguito non facevano distinzione fra monoteismo e politeismo, sebbene il popolo prediligesse evocare divinità multiple, non vi era il concetto di separazione tra principio e manifestazione, tra l'UNO ed il molteplice e, infatti, AKHENATON, nonostante, per motivi politici,  avesse fatto rimuovere i nomi delle divinità ed abbandonare i loro santuari, non rinnegò mai le divinità-manifestazioni di ATON, ciò non avrebbe avuto un senso e sarebbe corrisposto a follia, ma egli non era un folle, ma un intellettuale ed un iniziato e, infatti, si fece sempre, in molti casi, raffigurare nelle spoglie di OSIRIDE o con la corona del dio AMON, che è lo stesso ATON, munita di corna d'ariete. La popolazione, peraltro, continuava ad adorare gli dèi, così come continuavano a fare gli importanti funzionari del faraone. Fu semplicemente un cambiamento dal punto di vista amministrativo dell'Impero, ed un cambiamento nell'approccio con il sacro, non più segretato in santuari bui e misteriosi, ma esposto con i suoi altari alla luce del sole; infatti le cerimonie religiose si svolgevano all'aperto all'interno di cortili nei quali si trovava l'altare del dio, che chiunque poteva invocare. Riferiamo su questo ciò che si trova scritto nel sito ufficiale dell A.M.O.R.C (l'Ordine dei Rosacroce):

"Akhenaton non è il fondatore del monoteismo in quanto tale, poiché gli Iniziati delle scuole di misteri dell'Egitto erano monoteisti. Diciamo che fu il primo a rivelarlo apertamente e a farne una religione di stato".

 Collezione Egizia del Louvre: statua raffigurante AKHENATON. Questa misteriosa statua, perfettamente conservata, siede su un trono senza iscizioni e senza attribuzione, ed il mistero è costituito da un braccio che cinge i fianchi del faraone e si nota benissimo guardando la statua da dietro: potrebbe indicare la presenza della sposa reale, o quella della madre TYIE, ma non si capisce come il trono possa essere allora concepito per un solo personaggio.

IL FARAONE COME RIEVOCAZIONE DEL RE DIVINO E UOMO PERFETTO, GARANTE DELL'EQUILIBRIO COSMICO

Quello di AKHENATON fu un tentativo di ristabilire il primigenio ordine di MAAT, l'equilibrio e la giustizia universale, che  fin dai tempi ancestrali veniva garantito dalla figura del RE, il quale era concepito come la personificazione, prima che del dio, dell'Uomo puro e perfetto, matrice della realtà visibile e del suo equilibrio. Il RE, ovvero l'UOMO-DIO, era incarnazione della divinità che si manifestava come causa prima nell'astro solare, rappresentava la coscienza pura ed incorruttibile e il padre di tutti gli dèi e di tutte le manifestazioni; da lui dipendeva il sorgere del sole, il sopraggiungere della notte, la maturazione delle messi, ogni elemento del ciclo naturale. In epoca preistorica il RE SACRO veniva sacrificato in giovane età adulta (sui 30 anni), in pieno vigore fisico, poichè la corruzione del suo corpo e della sua anima, con il sopraggiungere della vecchiaia, avrebbe spezzato gli equilibri cosmici di morte e rinascita e impedito la maturazione dei raccolti e l'avvicendarsi delle stagioni. Il suo corpo veniva fatto a pezzi e le membra cosparse sulle piantagioni; il suo sangue veniva bevuto dai presenti come simbolo di vita. In questo modo lo spirito del re sacrificato poteva risorgere nella sua purezza ed incarnarsi nel corpo del successore. In epoche successive l'uccisione ed il seppellimento del re vennero sostituiti dal sotterramento simbolico di una statua al suo posto, mentre il sovrano poteva rigenerare il suo vigore tramite la magia. Questa pratica la si può trovare nel rituale HEB SED, o FESTA DEL GIUBILEO del faraone, durante il quale il re rinnovava magicamente i suoi poteri mediante un rito di morte e rinascita. Secondo gli studi di FLINDERS PETRIE il faraone beveva una pozione ricavata da fiori di loto che lo portava in uno stato di catalessi, dopodichè veniva deposto in un sarcofago per 3 giorni, fino al suo risveglio che costituiva una rinascita fisica e mentale. Così il re dimostrava di essere ancora all'altezza dei suoi doveri e in grado di difendere il Paese. Il faraone era il punto di riferimento assoluto ed il suo potere garantiva pace, uguaglianza e benessere: proprio questo tipo di potere avrebbe forse voluto ripristinare AKHENATON, riferendosi all'antica tradizione dell'assolutismo reale non per scopi egoistici, come molti vorrebbero accusandolo di megalomania ed egocentrismo, ma ai fini del bene universale. D'altronde, un megalomane avrebbe rappresentato sè stesso come un superuomo, forte e potente; invece AKHENATON, attraverso la sua immagine, riconduce all'idea dell'androgino primordiale, il cui potere non è determinato da cause esteriori, ma da qualità interiori, ovvero l'UOMO-DIO coscienza del mondo, il RE SACRO preistorico che avrebbe garantito il mantenimento dell'ordine di MAAT, la materia-illusione della vedica MAYA, ovvero "il tempo eterno" retto dall'ordine divino.

Questi i principali cambiamenti introdotti da akhenaton:

Vennero aboliti i rituali legati alla morte e le sepolture non dovevano contenere oggetti preziosi.
Venne istituita l'universalità del culto in tutto l'Impero.
Venne introdotta la monogamia.
Le rendite delle varie divinità dovevano far parte del tesoro dello stato e del faraone-dio.

 Ritratto di principessa da AMARNA (AKHETATON), forse MERITATON o NEFERTITI.

IL CODICE CIFRATO DELLA BIBBIA E IL CULTO DI AKHENATON

"O voi che avete gl'intelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto il velame delli versi strani!"
(Dante-Inf.IX,61-63)

Le nostre indagini in questo paragrafo sono basate soprattutto sugli studi archeologici condotti negli anni '90 dai fratelli MESSOD e ROGER SABBAH, linguisti e cabalisti francesi i quali confermano l'origine egizia del popolo ebraico, e lo fanno supportati da evidenti documenti archeologici scoperti nella VALLE DEI RE, i quali riconducono inesorabilmente a simboli ebraici. Quello di AMARNA (AKHETATON) è il contesto in cui si inseriscono i racconti biblici dell'esodo ebraico e di MOSE'. Prima di inoltrarci in questo discorso dobbiamo aver chiaro il fatto che la BIBBIA che oggi conosciamo è tutt'altro che un'elemento originale: fu rimaneggiato con aggiunte e revisioni che coprono un'arco di 1500 anni, circa dal 15° secolo a.C. al 1° secolo d.C. ad opera di più di 40 autori di ogni estrazione sociale (al XV secolo a.C. viene fatta risalire la stesura delle tavole della TORAH da parte di MOSE', ma, secondo l'esegesi biblica moderna, sarebbe una raccolta di scritti di epoca più antica. Questa scoperta fu divulgata dapprima in forma anonima da BARUCH SPINOZA nel 1670, poi, sempre sotto anonimato, da JEAN ASTRUC nel 1753). Le prime fonti scritte risalgono ad appena il V secolo a.C. Come direbbe GURDJIEFF: "Gli esseri detentori di potere di molte comunità di laggiù, al fine di servire i loro scopi hasnamussiani, si misero a insaporire quell'insegnamento divino con delle spezie di loro invenzione e il risultato fu una combinazione il cui segreto avrebbe destato l'invidia di tutti i famosi pasticceri e capi-cuochi europei del giorno d'oggi." (da "I racconti di Belzebù a suo nipote"; pag.558). Con ogni probabilità le elite israelitiche che promossero il monoteismo ebraico furono di stirpe egizia, gli stessi sacerdoti di ATON perseguitati dalle successive dinastie che restaurarono il culto di AMON e degli dèi; ancor più probabilmente, aristocratici appartenenti alla stessa famiglia di AKHENATON, come si può dedurre dallo stesso simbolismo legato a MOSE'.

 Il MOSE' DI MICHELANGELO, da cui spuntano due piccole corna sulla fronte, fu il cruccio di SIGMUND FREUD, che ci meditò molto sopra giungendo alla conclusione ch'egli avesse un'origine egizia; infatti quelle protuberanze altro non sono che i segni di AMON, denominato anche il dio cornuto e sono il segno di riconoscimento degli iniziati alla conoscenza alchemica. Non mi è mai piaciuto FREUD e molte delle sue riflessioni sull'argomento appartengono alla sua visione basata su teorie abbastanza assurde, ma su quest'ultimo punto si può dire abbia perfettamente ragione. Ma come mai, se i protagonisti dell'esodo furono seguaci di ATON, riportano i simbolismi di AMON? La risposta dovrebbe inserirsi nella stratificazione della lettura biblica, come di ogni testo sapienziale: la superficie (fatta di regole morali e precetti) fu adattata alla gente comune e al controllo delle masse ed aveva un fine politico e strategico; il messaggio profondo e scritto fra le righe, nascosto sotto il velo di associazioni mentali che solo l'iniziato poteva comprendere, era (ed è) il nutrimento di pochi eletti che non rinnegarono affatto la conoscenza ancestrale della civiltà egizia politeista, ma la "rivelarono", la nascosero di nuovo, sotto codici impossibili da decifrare ai profani, tranne ai conoscitori della KABALA. AKHENATON, infatti, viene erroneamente considerato un'eretico e traditore del politeismo; egli non fu mai monoteista nel senso che noi oggi diamo a questo termine, ma il suo dovrebbe essere considerato più correttamente come ENOTEISMO, poichè non vi fu cesura, ma continuità. Ma di questo ci occuperemo negli altri paragrafi di questo lunghissimo articolo.


 Il termine KABALA è formato dalle parole egizie "KA BA ANKH” dove KA vuol dire "doppio eterico", BA "anima", ANKH "aura". E questa fu la conoscenza custodita per millenni dagli egizi sotto le spoglie del dio THOT. La KABALA ebraica è un tesoro di conoscenza tramandato oralmente fin dal tempo dei patriarchi, dei profeti e dei saggi, praticata fino al X secolo a.C. in modo aperto e senza segreti dagli abitanti d'ISRAELE, ma in seguito fu resa occulta dai capi del SINEDRIO, preoccupati che la sua volgarizzazione portasse a pericolose deviazioni del significato originale e anche per proteggerla dai conquistatori stranieri. La KABALA, infatti, non è un elemento confessionale, ma mistico, e contiene i fondamenti della comprensione dell'universo e del legame che sussite fra assoluto e relativo, definisce la natura dell'uomo, interpreta il significato più profondo dei concetti che costituiscono la ragione umana ai fini della realizzazione terrena e spirituale. Alcuni storici ed accademici sono propensi ad attribuire il nome KABALA solamente alle dottrine che furono trasmesse per iscritto a partire dal MEDIOEVO, per distinguerle dalle più antiche (risalenti al 200-700 d.C.) della scuola mistica denominata MERKABAH, corrispondente alle parole egizie MER (luce della piramide), KA (forza vitale-spirito), BA (l'anima correlata all'Io), le quali si focalizzavano sul culto del Carro divino.

 Ogni richiamo, simbolismo, etimologia, compresa l'ARCA DELL'ALLEANZA sorretta dai cherubini alati che la proteggevano è descritta nella Bibbia in tutto simile al sarcofago di pietra di THUTANKAMON, protetto dalle dee alate ISIDE e NEITH, e similmente i tabernacoli e cofanetti provenienti dalla tomba del faraone recano tutti le effigi di dee che ne proteggono il contenuto. Dopo la scoperta della tomba intatta da parte di HOWARD CARTER, qualcuno fece sparire la tenda di lino stesa sopra il tabernacolo e il sarcofago del faraone perchè la stessa tenda, nei racconti biblici, veniva stesa sopra l'ARCA DELL'ALLEANZA e il sarcofago di GIUSEPPE. Il serpente di rame che MOSE' fa applicare sulla punta di uno stendardo per ordine di Dio è un'ancestrale simbolo della stirpe reale egizia, alla quale egli apparteneva. A partire dal nome di MOSE', dall'egizio "MOSE", ovvero "figlio" o "discendente", ogni elemento biblico è puramente egizio e ogni racconto "storico" dev'essere inteso in chiave simbolica e non può avere riscontri realistici; ecco perchè non vi sono tracce archeologiche dell'esistenza dei più antichi patriarchi, e il racconto biblico non riporta mai il nome di alcun faraone, essendo le vicende stesse del tutto anacronistiche rispetto all'epoca in cui avrebbero dovuto svolgersi. Solo per supposizione vengono citati dagli storici i nomi di MERENPTAH e RAMSETE II. Peraltro, nel periodo in cui dovrebbe essere avvenuto l'esodo biblico, è già attestata l'esistenza d'ISRAELE e lo conferma la famosa "STELE D'ISRAELE", fatta erigere dal sovrano egizio AMENHOTEP III (regno circa 1387 a.C.-1348 a.C.) e modificata successivamente da MERENPTAH (regno circa 1213 a.C. -1203 a.C.).

L'ESODO, la separazione delle acque, la terra promessa, rappresentano dunque delle conquiste spirituali in chiave simbolica, non episodi storici e possiamo in questo essere supportati dalle affermazioni del ricercatore FEDERICO ARBORIO MELLA nel suo libro "L'EGITTO DEI FARAONI": "...l'ESODO non è che un mito senza alcun fondamento storico e MOSE' una figura puramente simbolica che incarna un ideale israelitico di capo carismatico, re e profeta". Il pensiero dei fratelli MESSOD E ROGER SABBAH, autori del libro "I SEGRETI DELL'ESODO", afferma che il popolo ebraico com'è descritto nella BIBBIA non è mai esistito, innanzitutto perchè la civiltà egizia non fu mai schiavista (ogni categoria di operai, dalla più umile alla più specializzata, aveva gli stessi diritti, compreso quello di sciopero e qualche lavoratore poteva fregiarsi dell'appellativo di "favorito del faraone" per merito acquisito) e perciò quella storia non potrà mai essere confermata archeologicamente, oltretutto l'equivoco del termine "schiavo" viene svelato proprio dal più importante testo della tradizione cabalistica, lo ZOHAR, il quale definisce "schiavo" come colui che esercita i servizi cultuali del tempio del dio, o "servo del dio", sacerdote, come evidenziano MESSOD e ROGER SABBAH.

 Poichè tutto ciò che è ebraico è anche egizio le affinità da enumerare sono così numerose da poter riempire un grosso tomo, ma noi elencheremo solo le più importanti. La scittura ebraica, ad esempio, come semplificazione dei geroglifici egizi; lo scrittore ed occultista francese FABRE D'OLIVET (1767-1825) già prima dello CHAMPOLLION, era riuscito a scoprire un codice di decodifica della lingua ebraica attraverso la KABALA, che si ricollegava ai geroglifici egizi e, seppur all'epoca i geroglifici non fossero ancora decodificati, egli ne intuì comunque la correlazione; il più antico lessico ebraico è costituito, in effetti, da un'idioma segreto usato dagli iniziati nell'Antico Egitto. Infatti  i ritrovamenti nella tomba inviolata di THUTANKAMON sono, praticamente, la prova tangibile delle descrizioni bibliche sulla conformazione dell'ARCA DELL'ALLEANZA, gli esseri alati protettori di quest'ultima posti nella medesima posizione delle dee alate che proteggono il sarcofago di THUTANKAMON, poste proprio l'una di fronte all'altra come sono descritti i cherubini nella BIBBIA; in ebraico la parola ARON significa "arca" ma anche "sarcofago", il sarcofago nel quale veniva trasportato il corpo mummificato di GIUSEPPE, accanto all'ARCA DELL'ALLEANZA.

Inoltre il SALMO 104 della BIBBIA è in effetti la copia dell'INNO AD ATON di AKHENATON. E fu proprio questo SALMO, confrontato con l'INNO AD ATON, a far riflettere molti ricercatori e studiosi, compreso SIGMUND FREUD, fino a giungere alla conclusione che il popolo ebraico non fosse un popolo straniero in Egitto, ma fossero gli stessi seguaci di AKHENATON ed abitanti di AKHETATON, la sua nuova città, dispersi e fuoriusciti dall'Egitto dopo il ripristino del culto di AMON da parte di THUTANKAMON e AY, successore di THUTANKAMON (figlio di AKHENATON), il cui regno durò solo 4 anni. AY, durante il regno di AKHENATON, venne designato "Portatore del flabello alla destra di sua maestà, Capo di tutti i cavalli del re, Primo degli scribi di sua maestà, Padre del dio". Ma il faraone AY fu soprattutto il generale dell'esercito di AKHENATON che favorì la fuoriuscita dalla città della popolazione e dei sacerdoti di ATON (gli YAHUD, o GIUDEI) dopo la caduta del suo regno, evitando le persecuzioni che sarebbero cadute su di loro e prima che questa città fosse demolita per il riuso del materiale e la cancellazione del ricordo del faraone riformatore, permettendo loro di stanziarsi presso la terra di CANAAN, che in futuro sarà ISRAELE. Infatti CHAMPOLLION stesso, al ritrovamento del cartiglio del faraone AY, indicato con la doppia YOD egizia, non tardò a confrontarlo con la stessa doppia YOD con cui viene indicato in ebraico il nome di YAHWE. Dunque dietro il nome del dio ebraico si cela il nome del faraone-salvatore dei seguaci di AKHENATON! Gli YEHUDIM (in aramaico YEHUDAE') erano i massimi sacerdoti di ATON, che furono seguiti, durante la persecuzione ad opera delle dinastie restauratrici del politeismo, dalla popolazione amarniana composta in un periodo storico in cui l'Egitto era ormai cosmopolita; AKHENATON, con il suo nuovo culto solare, tentò infatti di trovare un elemento comune che fungesse da elemento di coesione. Gli YEHUDIM, ovvero le famiglie della casta sacerdotale, tennero sempre le dovute distanze dalla gente comune e dalla popolazione che dovevano governare, appunto perchè i personaggi di rilievo erano nobili egizi e sacerdoti iniziati; era infatti impossibile che MOSE' fosse un "figlio della sabbia", come venivano denominate con disprezzo le tribù nomadi, e avesse potuto far carriera nella società egizia: gli egizi erano orgogliosi, si facevano chiamare "gli Uomini" per designare la propria unicità e tenersi distinti dal resto delle popolazioni.

I fratelli ROGER e MESSOD SABBAH affermano, infatti, che MOSE' fosse un generale dell'esercito di AKHENATON e identificano AKHENATON stesso con il patriarca ABRAMO. I due studiosi hanno capito l'etimologia del nome ABRAMO: AB=padre di; RA=il Dio Sole; HAM=AMON. Quindi: ABRAHAM=il padre di RA e di AMON. L'equazione è semplice: il padre di tutti gli dèi poteva essere solo il dio unico incarnato nella figura del sovrano: AKHENATON.  Confontiamo l'INNO AD ATON con il SALMO 104 e ci renderemo conto di come il primo sia dettato da un'autentica ispirazione, mentre il secondo lascia intendere uno sforzo da parte dell'autore per farlo sembrare originale, per nascondere la sua derivazione:

INNO AL SOLE DI AKHENATON

Magnifico risplendi tu
Sull’orizzonte del cielo, Tu sole vivente
Che determini la vita!
Tu sorgi dall’orizzonte d’oriente
E colmi ogni terra della tua bellezza.
Magnifico, grande e raggiante,
alto sopra tutti i paesi della terra.

I tuoi raggi abbracciano le nazioni
Fino al termine di tutto quello che hai creato.
Tu sei Ra quando raggiungi i loro confini
E li inclini per il tuo figlio amato.
Sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra;
sei nel suo volto, ma la tua via è inesplorabile.

Quando riposi oltre l’orizzonte occidentale,
il mondo è immerso nelle tenebre,
a somiglianza della morte.
I dormienti sono nelle stanze
Con il capo velato e nessun occhio scorge l’altro.

Tutti gli averi che tengono sotto la testa vengono loro rubati -
Non se ne accorgono.
Ogni animale da preda è uscito dal proprio covile
E tutti i serpenti mordono.
L’oscurità è una tomba,
la terra giace attonita,
poiché il suo creatore è tramontato all’orizzonte.

Al mattino però eccoti di nuovo al di sopra dell’oriente
E brilli come sole nel dì;
scacci le tenebre e scocchi i tuoi raggi.
Le Due Terre sono ogni giorno in festa,
gli uomini sono desti
e si levano in piedi, poiché tu li hai fatti alzare.
Il loro corpo è pulito e hanno indossato abiti,
le loro braccia si levano in preghiera al tuo sorgere
la terra intiera compie la sua opera.

Tutto il bestiame si pasce del proprio foraggio,
alberi ed erbe verdeggiano.
Gli uccelli hanno lasciato i nidi,
i loro voli lodano il tuo Ka.
Tutti gli animali selvatici stanno all’erta,
tutto ciò che si agita e ondeggia nell’aria vive,
poiché sei sorto per loro.
Le grandi barche risalgono la corrente
E poi la ridiscendono,
ogni viaggio è aperto dal tuo sorgere.
I pesci nell’acqua saltano dinnanzi al tuo apparire,
i tuoi raggi penetrano nel fondo del mare.

Tu che fai germinare il seme nelle donne,
Tu che procuri “il liquido” agli uomini
Tu che mantieni in vita il figlio nel corpo di sua madre
E lo acquieti così che le sue lacrime si asciughino -
Tu, balia nel corpo della madre! -
Tu che doni il respiro
Perché tutte le creature possano vivere.
Quando il bimbo esce dal corpo delle madre
E respira nel giorno della nascita,
gli apri la bocca completamente
e ti preoccupi di quel che a lui serve.

Al pulcino nell’uovo,
Che già si fa sentire nel guscio - Tu concedi l’aria e lo fai vivere.
Hai stabilito per lui il momento
Quando è tempo di rompere il guscio;
ed esce allora dall’uovo
per rispondere al termine fissato,
cammina già sui suoi piedi, quando esce dall’uovo.

Quanto sono numerose le tue opere
Che si nascondono allo sguardo,
tu unico dio, del quale non esistono eguali!
Hai creato la terra secondo il tuo desiderio, da solo,
con uomini bestiame e ogni animale,
con tutto quello che sta sulla terra,
con tutto quello che si muove sui piedi
con tutto quello che sta in alto e si muove con le ali.

I paesi stranieri di Siria e Nubia,
e con essi la terra d’Egitto -
hai collocato al posto dove si trovano e ti preoccupi dei loro bisogni,
tutti hanno nutrimento e il termine della loro esistenza è stabilito.
Le lingue sono diverse nei discorsi
E così pure i lineamenti;
il colore della pelle è differente, poiché tu distingui i popoli.

Nel mondo sotterraneo crei il Nilo
E lo porti poi in superficie a tuo piacimento,
per mantenere in vita gli uomini che tu hai creato.
Sei il signore di tutti che per tutti si affatica,
tu padrone di ogni terra che per te si schiude,
tu sole del giorno, potente nell’alto!
Tu mantieni in vita anche le terre più lontane,
hai posto un Nilo anche nel cielo
perché possa giungere a loro
e infrangere onde sui monti, come il mare
e rendere umidi i loro campi con ciò di cui hanno bisogno.
Quando sorgi essi si risvegliano e rivivono per te.
Crei le stagioni perché le tue creature si possano sviluppare -
L’inverno, per dar loro frescura,
il caldo dell’estate perché godano della tua presenza.
Hai posto lontano il cielo per salire fino a lui
E osservare tutto quello che hai creato.

Sei unico quando sorgi,
in tutte le tue forme di apparizione come Aton vivente,
che brilla e risplende,
lontano e vicino;
tu crei milioni di esseri da te solo - Città, villaggi, e campi coltivati,
ruscelli e fiumi.
Tutti gli occhi si vedono di fronte a te,
quando ti levi sulla terra come sole del giorno.

Quando tramonti, il tuo occhio non è più qui,
quello che tu hai creato per loro,
così non vedi te stesso come unico, ciò che hai creato - anche allora resti nel mio cuore
e non c’è nessuno che ti conosce
al di fuori di tuo figlio Neferkheprure Uanre
al quale hai fatto conoscere il tuo essere e la tua forza.

Il mondo sorge al tuo cenno, come tu lo hai creato.
Quando ascendi nel cielo essi vivono,
quando tramonti, essi muoiono;
sei il tempo stesso della vita, tutti vivono per te.
Gli occhi posano sulla bellezza fino a quando non scompari,
ogni opera viene tralasciata quando declini ad occidente.
Colui che si leva rafforza ogni braccio per il re
E ogni piede si affretta.

Da quando hai creato il mondo, lo fai sorgere
Per tuo figlio che è nato dal tuo corpo,
il re del duplice Egitto, Neferkheprure Uanre,
Figlio di Ra, che trae vita da Maat,
il signore del diadema, Akhenaton, grande nella sua esistenza,
e la grande sua sposa e regina, che egli ama,
la signora di entrambi i paesi, Nefertiti,
che è piena di vita e giovane
per tutta l’eternità.

SALMO 104

Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
L'oceano l'avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.
Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
ne bevano tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
Fai crescere il fieno per gli armenti
e l'erba al servizio dell'uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
il vino che allieta il cuore dell'uomo;
l'olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
Allora l'uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.

Leggiamo ora un'affermazione dello studioso, archeologo e cabalista ROGER SABBAH durante l'intervista di ADRIANO FORGIONE (direttore della rivista Hera):

"Si deve precisare che il Dio degli Ebrei (Adonai, Yahvé o Elohim) non è limitato al dio amarniano Aton o al faraone Ay. Ingloba l’insieme degli dèi egizi per quasi quattro millenni di civiltà. Nella Cabala, il nome Adonai proviene dalla radice Adone: “Adone, questo sole che rischiara il mondo”. Il disco solare Aton era conosciuto da oltre mille anni prima di Akhenaton, era una figura universale. Suggerire che Yahvé, Adonai, Elohim significhino “gli dèi egizi” è un’idea proveniente dalle Sacre Scritture, come dallo Zohar, il Libro dello Splendore: “L’idolatria “stessa” è chiamata Elohim”.
Secondo i fratelli MESSOD e ROGER SABBA, linguisti e cabalisti francesi di origine ebraica, gli ebrei, per l'influenza che ebbero sulla civiltà siriana, babilonese, persiana e poi anche nel mondo latino e greco, non potevano avere radici beduine e pastorali. ABRAMO è spesso indicato come re solare e MOSE' stesso, nel libro della KABALA, viene descritto sul trono di dio e all'interno dei suoi palazzi, tutti elementi che riconducono ai Misteri delle scuole iniziatiche egizie. Riguardo la SIMBOLOGIA, ogni simbolo ebraico è anche un simbolo egizio.

Ma ci si potrebbe chiedere perchè gli ebrei avrebbero celato la propria origine egizia sotto una caterva di falsità storiche. E la risposta ci viene dallo studio dei fratelli SABBAH, i quali affermano che l'inimicizia verso gli egizi nella versione biblica spuria che oggi conosciamo fu dovuta alla necessità di tutelare l'incolumità della comunità ebraica a causa dell'avversità nei confronti degli egizi di NABUCODONOSOR re di BABILONIA,  le cui conquiste si estesero su tutto l'EGITTO e, ricordiamoci che all'inizio di tutta questa storia gli ebrei furono alleati degli egizi contro l'impero BABILONESE; siamo nel 587 a.C. quando inizia per il popolo ebraico il periodo della cattività babilonese. Cosa sarebbe accaduto ai prigionieri ebrei sotto NABUCODONOSOR, che odiava visceralmente gli egizi perchè voleva conquistarne i territori, se essi avessero ammesso di essere di stirpe egizia? NABUCODONOSOR conquistò l'Egitto e destituì i faraoni: la sottomissione ai conquistatori doveva per forza rispecchiarsi anche nei testi sacri. Queste le parole di ROGER SABBAH: "Che cosa sarebbe accaduto al popolo giudeo esiliato a Babilonia se avesse osato proclamarsi erede d’Egitto dinnanzi a Nabucodonosor, il re dei re che pretendeva, più che il Faraone stesso, di sedersi sul trono di Dio? C’è da fare un distinguo. Gli YAHUD erano nobili e sacerdoti egizi e divennero I “Giudei” che giunsero a Canaan mentre gli ebrei rappresentavano la massa del popolo che si rifugiò nelle zone di confine".

L'origine egizia del popolo ebraico può, inoltre, far luce su tutte le contraddizioni bibliche nelle quali è detto tutto e il contrario di tutto: gli egizi sono persecutori e, nel medesimo tempo, stimati e vietata la maledizione nei loro confronti; l'Egitto è terra da cui fuggire da schiavitù e, nello stesso tempo, è descritto come un'eden di cui avere nostalgia. Uno dei nomi di dio, ADONAI, non è altro che la traduzione di ATON. L'invocazione stessa AMEN sta per AMON, il dio nascosto. In realtà le contraddizioni bibliche svelano le contraffazioni, perchè comunicano il doppio messaggio: quello più nobile ed elevato per l'iniziato, o colui che conosce l'origine, e uno per la gente comune che doveva sottostare a regole diverse e non poteva conoscere la verità, svelata da AKHENATON e rivelata dalla tradizione ebraica, che la seppe ben conservare, fra le pieghe di racconti metaforici e attraverso la KABALA in cui è criptata la sapienza ancestrale di THOT. La storia stessa di MOSE'salvato dalle acque è tutt'altro che realistica, perchè è in tutto identica al destino di molti antichi eroi: PERSEO, SARGON DI AKKAD, ROMOLO E REMO...che neonati furono tutti abbandonati in ceste sulle acque di un fiume in balìa del destino e salvati da coloro che poi li adottarono. Il diluvio universale è un archetipo globale che investe la coscienza collettiva di tutti i popoli del mondo; i DIECI COMANDAMENTI dettati a Mosè sono gli stessi del LIBRO DEI MORTI egizio, l'unica differenza sta nell'approccio: nel LIBRO DEI MORTI è passivo in quanto il defunto elenca i peccati che non ha commesso, in quello biblico è imperativo, in quanto sono elencati i peccati da non commettere come ordini da seguire.

In particolare, l'episodio della separazione delle acque del MAR ROSSO da parte di MOSE' costituisce la reminiscenza di un racconto narrato nel PAPIRO WESTCAR, risalente al Medio Regno, in cui viene riportato un prodigio straordinario: un Mago accorre in aiuto a una fanciulla che aveva perso un gioiello nel lago, ne separò le acque permettendo il recupero dell'oggetto e poi le fece richiudere miracolosamente. I maghi erano creduti detentori d'immenso potere nell'Antico Egitto: si pensava potessero resuscitare i morti, modellare figurine di cera e dotarle di vita, volare, uccidere con lo sguardo. Dunque, di cosa stiamo parlando? Non di similitudini, ma di traduzioni.

 Il rabbino LEE LEVINE (Docente di Storia ebraica alla Hebrew University di Gerusalemme), nei suoi scritti spiega come l'identità ebraica sia il frutto di un lungo percorso di affermazione culturale che unì le masse fuoriuscite dall'Egitto. A questa linea si uniscono anche le conclusioni dello storico e archeologo MARIO LIVERANI. A queste masse eterogenee i sacerdoti egizi di ATON vollero dare una coesione mediante le regole e i precetti biblici, nascondendo sotto il velo di "versi strani" (come direbbe DANTE) la vera conoscenza di cui erano depositari. Un altro punto importante da sottolineare in comune con la civiltà egizia è la discendenza matrilineare ebraica: ebrei si nasce per trasmissione materna,  secondo le norme codificate della legge ebraica HALAKHAH. Gli antenati del popolo ebraico, secondo la BIBBIA, furono Abramo, Isacco e Giacobbe e le quattro matriarche Sara, Rebecca, Rachele, Leah. Nell'Antico Egitto mai un principe poteva diventare faraone essendo figlio di suo padre, ma doveva essere marito della figlia della moglie del faraone. Nell'HAREM reale c'era dunque sempre una GRANDE REGINA, la quale, essendo la moglie principale del faraone, trasmetteva la regalità. All'elenco degli egittologi di fama mondiale che danno per scontato il nesso indissolubile fra conoscenza ebraica ed egizia si deve aggiungere senz'altro l'archeologa ed egittologa francese CHRISTIANE DESROCHES NOBLECOURT, per decenni responsabile del Dipartimento di Egittologia del Museo del Louvre, Parigi, la quale si è sempre basata sulla Bibbia ebraica per lo studio della religione, e non solo la religione, degli antichi egizi.


C'è un altra fonte controversa che durante la storia è stata considerata attendibile, ma che, successivamente, è stata ridimensionata come un rimaneggiamento del testo di MANETONE. MANETONE, sacerdote egizio tolemaico del III secolo a.C., secondo ciò che riferisce GIUSEPPE FLAVIO (37 d.C., 100 d.C.), storico latino di origine ebraica, avrebbe narrato nella sua "Storia d'Egitto" la vicenda di un sacerdote di nome OSARSEPH, appartenente al clero di OSIRIDE della città di ELIOPOLI, vissuto in un tempo imprecisato in cui avrebbe regnato un certo faraone Amenophi non meglio identificato, il quale ebbe molti seguaci fra le file di lebbrosi e "intoccabili", per cui fu esiliato dal suddetto faraone a CANAAN. Questo sacerdote fece ritorno in Egitto destituendo il faraone e facendo mutilare e distruggere le rappresentazioni delle divinità. Venendo poi sconfitto e riconquistato il trono da parte del faraone, uscì con il suo seguito dall'Egitto fondando la città di GERUSALEMME. GIUSEPPE FLAVIO non tardò ad identificare OSARSEPH con MOSE' e gli invasori di stirpe semita HYKSOS (che avrebbero usurpato il trono egizio per 400 anni fondando la XV dinastia e sconfitti poi dal faraone AHMOSE) come gli ebrei fondatori d'ISRAELE cacciati dall'EGITTO dal legittimo re. MANETONE, peraltro, dipinse in modo esagerato la dominazione dei sovrani HYKSOS, attribuendo loro un'occupazione generale del Paese che non ha riscontri nella realtà ed è smentita proprio dall'iscrizione di KAMOSE, in cui si afferma che gli invasori non superarono GEBELEN ed, anzi, furono costretti a porre il loro confine meridionale a KHMUN. L'esagerazione di MANETONE fu dovuta alla volontà di dare maggior lustro alle gesta del sovrano che vinse gli invasori. Il primo ad identificare gli ebrei con gli HYKSOS fu ERODOTO nel V secolo a.C. Gli HYKSOS, in ogni caso, furono tutt'altro che barbari, ma seppero far propria interamente la cultura egizia; il barbaro, invece, non riconosce la cultura superiore.
Per quel che riguarda il nome stesso d'ISRAELE, lo studioso ROGER SABBAH lo riconduce ad una chiara etimologia egizia, composta dai nomi ISIDE-RA e dal dio di tutti gli dèi siriano EL.

RIASSUMENDO:

1. Il faraone egizio AKHENATON fonda la nuova città di AKHETATON svelando la natura del dio nascosto ATON nella sua ipostasi solare e concentrando il potere nelle mani del re mediante quello che erroneamente si definisce monoteismo, ma più correttamente si deve definire enoteismo. In questo modo allontana il potere dalle mire dell'intransigente clero di AMON, risiedente a TEBE.

2. Dopo 18 anni il regno di AKHENATON crolla per cause ancora sconosciute e la città di AKHETATON viene demolita dalle dinastie successive per il riutilizzo dei materiali. Si ripristina così il culto di AMON ed il politeismo tradizionale.

3. La popolazione di AKHETATON, compresi i sacerdoti di ATON, vengono esiliati e uno dei successori di AKHENATON, AY (identificato dallo CHAMPOLLION con il dio biblico Yehova), favorisce la fuoriuscita dei seguaci di AKHENATON con la promessa di un territorio sicuro in cui rifugiarsi nella terra di CANAAN, allora dominio egizio.

4. Nel tempo la popolazione fuggita assieme ai nobili sacerdoti di ATON viene ad assumere un'identità separata dalle origini egizie e riconosciuta come ebraica. La terra su cui questi esuli fondarono un nuovo regno venne denominata Israele.

5. In seguito alla conquista babilonese e alla cattività della popolazione  ebraica deportata da NABUCODONOSOR, allo scopo di tutelare l'incolumità del proprio popolo i sacerdoti ebraici velarono l'identità egizia del proprio culto e della propria stirpe dietro racconti allegorici che vedono gli egizi come nemici degli ebrei in tempi in cui l'identità ebraica ancora non esisteva.

In conclusione: il monoteismo biblico dev'essere considerato nel contesto della DUPLEX RELIGIO, ovvero da un lato come religione pubblica, garante della coesione sociale, fatta di precetti e sentenze, dall'altro come conoscenza segreta, di valore esoterico-iniziatico, accessibile ai pochi che, per valore individuale, intellettuale e morale, ne erano e ne sono degni. Il concetto di "religione-doppia", o misterica, si ritrova anche negli scritti di MOSE' BEN MAIMON (MAIMONIDE), filosofo, rabbino e medico spagnolo (1135-1204), che nel suo "Guida dei perplessi" allude ad un'"astuzia di Dio", per cui i concetti astratti e sostanziali espressi dal monoteismo iniziatico sarebbero pericolosi se divulgati alle masse ignoranti, poichè incapaci di comprenderli e renderli universalmente utili, provocandone il decadimento a barbare pedanterie. E questo fu il più grande errore di AKHENATON; errore dovuto forse alla buona fede e al suo entusiasmo nel volersi rendere utile al bene universale; un'umanità che, però, in ogni epoca e paese sarà sempre composta per la stragrande maggioranza da individui ordinari destinati a gregge. Il gregge è inevitabile, la libertà è solo dell'uomo che conosce sè stesso. 

Il filosofo tedesco KARL LEONARD REINHOLD, nel 1787, riprende nella sua opera "I misteri ebraici, ovvero la più antica massoneria" l'iscrizione tolemaica che si trovava nel tempio di ISIDE a SAIS, in Egitto, e descritta da PLUTARCO (45 d.C.-120 d.C.) in "De Iside et Osiride":

"IO SONO TUTTO CIO' CHE E', E' STATO E SARA', NESSUN MORTALE HA SOLLEVATO IL MIO VELO".

Ai piedi della statua di ISIDE era scritto:

"IO SONO CIO' CHE E'".

 Questo concetto fondamentale, ripreso dalla BIBBIA, indica il velo steso dalla natura (ISIDE) sulla realtà vera degli elementi; la natura elettromagnetica del nostro mondo come velo della verità che la sovrasta e che ne è causa. AKHENATON non adorava il sole nell'accezione astronomica, ma in quella di "manifestazione" della realtà immutabile al di là del fluire del tempo, oscura ai nostri occhi. Ed è perciò "padre e madre", ovvero essenza (maschile) e paravento (femminile). "Quid fuit, quid est, quid erit". E corrisponde al vedico velo della MAYA. "Uno riuscì ad alzare il velo della dea di Sais, ma cosa vide? Vide, meraviglia delle meraviglie, se stesso" (Novalis: Gli apprendisti di Sais). L'uomo ordinario è velato a sè stesso, l'iniziato è colui che riconosce l'universo come estensione della propria coscienza.

IL MESSAGGIO DELL'ARTE AMARNIANA

Ad una considerazione superficiale si potrebbe, come generalmente viene fatto, considerare l'arte del periodo amarniano come assolutamente "realistica", addirittura "caricaturale" e tesa ad esasperare le caratteristiche fisiche, soprattutto dei regnanti. Nulla di più fuorviante, anche se il realismo e, in alcuni casi, l'iperrealismo dei volti, come quelli ritratti dallo scultore di corte THUTMOSE, potrebbero far pensare ad una esltazione della nuda realtà. Lo stile a cui AKHENATON e i suoi artisti illuminati diedero forma, bensì, corrisponde esattamente ad un superamento dei canoni della realtà, ad un andare oltre ciò che l'uomo ordinario può percepire, per esprimere l'essenza delle cose. Se l'arte amarniana fosse realistica, dovremmo dare per assodato che AKHENATON avesse davvero un'aspetto insolito e questo è stato escluso dagli esami sulla sua malconcia mummia, che però raffigura un uomo perfettamente normale. Oppure che le figlie avessero davvero dei crani sproporzionatamente dolicocefali, ma la mummia di THUTANKAMON (figlio di AKHENATON) mostra delle proporzioni normali. Giudicare queste esagerazioni come caricature esprime un giudizio grossolano e insensato, poichè, soprattutto nell'arte antica, non c'è nulla che non abbia un senso e non sia lì per il motivo di voler comunicare qualcosa a chi è in grado di recepirlo. Per esempio, l'esagerazione della dolicocefalia potrebbe manifestare il raggiungimento di un alto livello di consapevolezza; la stessa forma allungata del volto di AKHENATON si può inserire all'interno di un'AURA ELLITTICA, che l'iniziato riconosce come rappresentazione spirituale che sfugge al cerchio e ha due fuochi, anzichè uno. Il cerchio è il simbolo della perfezione manifesta e percepibile, l'ELLISSE è simbolo della conoscenza segreta e dell'illuminazione. Gran parte dei ritratti di AKHENATON, in veste di faraone, deformano volutamente la realtà e potrebbero voler richiamare la forma ellittica perchè, probabilmente, egli volle farsi raffigurare come l'uomo in cui i due princìpi (maschile e femminile) si integrano a formare l'UOMO-COSCIENZA DELL'UNIVERSO, la cui anima avvolgente (aura) si estende all'infinito al di là del tempo e dello spazio. L'ELLISSE è inoltre simbolo del SUPERCONSCIO: condizione di consapevolezza totalizzante comprensiva di ogni sfaccettatura del nostro essere. Per quel che riguarda l'arte scultorea, viene introdotta la morbidezza delle forme corporee e l'aderenza delle vesti ad accentuarne la sensualità, in contrapposizione alla staticità delle opere classiche egizie. Si percepisce in esse una particolare carica erotica tesa a comunicare la correlazione e l'inscindibilità fra erotismo ed evoluzione spirituale. Lo scultore di corte meglio conosciuto è THUTMOSE, di cui si conosce il nome perchè è stato rinvenuto, al di sopra del luogo del ritrovamento, un oggetto in avorio con inciso il suo nome in geroglifico. Nel suo laboratorio presso la città di AKHETATON sono stati ritrovati numerosi calchi in gesso di volti, fra i quali quello del generale AY, il ritratto di un'anziana iperrealistico, un volto della seconda moglie di AKHENATON, KIYA, uno del padre di AKHENATON, uno di NEFERTITI e molto altro. L'illuminazione di AKHENATON non poteva che svelarsi attraverso le opere artistiche che caratterizzarono il suo regno. AKHENATON non fu un passivo committente di ritratti e opere d'arte, ma fu circondato da scultori e pittori che ebbero accesso alla stessa visione del mondo e conoscenza iniziatica del loro re. Partendo dal presupposto che per creare bisogna "essere", nessun artista avrebbe potuto seguire alla cieca le istruzioni del re, ma doveva aver raggiunto, di faatto, lo stesso traguardo spirituale; e, quando diciamo "spirituale", intendiamo la profonda consapevolezza che rende inscindibile conoscenza ed essenza. Nel famoso bassorilievo policromo conservato al Museo Egizio di Berlino, raffigurante presumibilmente AKHENATON e NEFERTITI in giardino, i vestiti sono trasparenti ed attillati, le forme del corpo morbide e sinuose lasciano intendere la correlazione fra sensualità ed elevazione spirituale. Si conoscono due nomi importanti fra gli artisti di AKHENATON: THUTMOSE e lo scultore BAK, figlio di MEN, che fu a sua volta scultore di AMENHOTEP III ed è raffigurato in adorazione di questo sovrano; BAK, invece, è raffigurato in adorazione di ATON; BAK si definisce addirittura, sulle pareti della sua tomba, "allievo" del faraone.  I bassorilievi vennero fregiati con una tecnica diversa da quella classica egizia, usando il metodo dell'incavo dei contorni, in modo da ottenere effetti di luce del tutto innovativi. Di esempi dell'arte pittorica amarniana, invece, ce ne sono pervenuti pochissimi che, però, testimoniano, per la loro qualità, i meravigliosi e poetici scenari parietali che dovevano costituire. Il famoso busto di NEFERTITI al museo di Berlino, proveniente dal laboratorio di THUTMOSE, sarebbe presumibilmente falso (a detta di molti realizzato nel 1912 da GERHARD MARCKS su commissione dello stesso LUDWIG BORCHARDT che scoprì all'epoca la bottega dello scultore THUTMOSE), dai risultati di una Tac (pubblicati dalla rivista scientifica Radiology) dalla quale è stata rilevata l'esistenza di un secondo volto di NEFERTITI, sotto gli stucchi di quello superficiale, che sarebbe simile ma non identico a quest'ultimo, in quanto avrebbe tratti più attempati, con evidenti rughe intorno alle labbra. Non ce la sentiamo di fare ipotesi al riguardo.

 Affresco raffigurante le principesse reali, dal palazzo reale di Amarna.

Ritratto di donna anziana, dalla bottega dello scultore THUTMOSE, ad Amarna.

Bassorilievo con AKHENATON, NEFERTITI e le figlie in una scena di vita quotidiana.

Statua frammentaria di principessa, da Amarna (Akhetaton).

Busto in calcare della principessa MERITATON, figlia di AKHENATON.

La regina NEFERTITI si avventa su un nemico, dal tempio di KARNAK; bassorilievo.

Statua incompiuta che ritrae AKHENATON mentre bacia una figlia.

LA CITTA' DI AKHETATON

AKHENATON fondò una nuova città, praticamente dal nulla, in un luogo dove, presumibilmente, non sorsero mai prima altri insediamenti, molto probabilmente affascinato dalla conformazione delle due collinette che sembrano riprendere la forma del geroglifico che indica "la porta della terra", in mezzo alle quali si vede sorgere il sole. La città occupa un territorio di 220 km². Tre quartieri corrispondevano ad altrettanti palazzi reali: quartiere nord, sud e centrale; nel quartiere centrale si trovava il palazzo del governo. Sul cortile principale del palazzo reale vi eraala FINESTRA DELLE APPARIZIONI, dalla quale i regnanti si affacciavano per gratificare i funzionari meritevoli. L'intento era chiaro: dare inizio ad una nuova era secondo degli ideali che non erano nuovi, ma assumevano delle diverse sembianze. La località si trova in Medio Egitto, appositamente lontana da TEBE e da MENFI, sedi del clero di AMON e di PTAH. Il suo nome AKHETATON significa "SPLENDORE DI ATON". AKHENATON deve aver nutrito una vera ossessione per la sua città e per i monumenti insoliti che vi fece costruire; fece delimitare laa città con 14 steli, su una delle quali si trova scritto: "NON SCONFINERO' A SUD IN ETERNO". Era ovvio che AKHENATON desiderasse costruire al più presto la nuova città e, se si fossero usati i consueti blocchi monumentali, probabilmente il faraone non avrebbe potuto conseguire in vita i suoi obiettivi. Fu così che vennero ideati i mattoni denominati TALATAT (di tre palmi) in pietra arenaria, che potevano essere trasportati da un solo uomo e posizionati facilmente. Quando la città di AKHETATON fu demolita per il riuso del materiale da parte delle dinastie successive, per esempio da RAMSETE II per la costruzione dei piloni del tempio di KARNAK, ciò permise che molti reperti amarniani con rispettive figure affrescate venissero conservati nei millenni. Nel quartiere centrale della città si trovava il PALAZZO REALE con la rispettiva "finestra delle apparizioni" di cui abbiamo accennato.

 Ricostruzione della città di AKHETATON.

IL TEMPIO DI ATON

La concezione stessa della struttura templare fu praticamente rovesciata rispetto all'architettura classica, che comportava un approccio misterioso  e suggestivo alla divinità, il cui altare era posto in fondo ad una lunga serie di navate e corridoi il cui soffitto e le cui pareti si restringevano fino a giungere in prossimità della statua del dio, posta nell'oscurità: tutto questo sottintendeva la conoscenza segreta iniziatica, che doveva rimanere lontana da occhi profani e a cui avevano accesso solo i sacerdoti più illuminati. Il NAOS, sede del dio, si trovava in fondo al tempio che era concepito come il corpo di un uomo (Uomo-cosmico) di cui l'altare, nel luogo più oscuro e misterioso, raffigurava la testa, la mente dell'uomo iniziato, dell'uomo che conosce sè stesso e, quindi, la divinità. I templi di AKHETATON, invece, rompono definitivamente questi canoni, perchè ATON rappresentava il dio manifesto e privo di intermediazione, la semplice realtà visibile, raffigurata dal disco solare e dai suoi raggi, rispetto ad AMON che era concepito in forma antropomorfa ed evocava il potere riflessivo e la capacità di trascendere la realtà percepibile, per questo motivo il suo altare era posto nell'oscurità. Vedremo nel prossimo paragrafo come, in realtà, la "riforma" di AKHENATON, in questo senso, non sia consistita nello "svelare" la divinità, ma nel "rivelarla" in modo in modo ancor più efficace di ciò che fecero i suoi predecessori e di come la luce solare stessa (raffigurata dal disco munito di braccia) servisse da "schermo" alla conoscenza. Per cui i templi di AKHETATON vennero ideati come sequenze di sale luminose ed aperte, accessibili a chiunque, come ben dimostra il grande tempio di ATON: all'interno del tempio si trovavano due  strutture principali: il GEM ATEN (il luogo in cui si trova ATON) ed il santuario; a questi si accedeva mediante una corte chiamata PER-HAI: casa della gioia. Diversamente dai precedenti templi dedicati alla divinità, le sale che a mano a mano si avvicinavano all'altare del dio divenivano sempre più luminose ed aperte e nulla era lasciato al mistero. Dentro un portico vicino alla sala GEM ATEN si trovava una colossale statua di AKHENATON ed una stele di quarzite istoriata con scene del faraone assieme alla sua sposa NFERTITI; questa stele s'immagina essere posta in sostituzione della pietra BENBEN, che nel tempio di ELIOPOLI rappresentava la prima materia creata dal dio ATUM. Il tempio venne portato alla luce dagli scavi di FLINDERS PETRIE nel 1891 e mappato successivamente, ma fu nel 1798, durante una spedizione napoleonica, che venne steso il primo abbozzo della planimetria della città.

 Ricostruzione del tempio di ATON, ad AKHETATON.

IL TEMPIO DI ATON COME REMINISCENZA DEL TEMPIO SOLARE DELLA V DINASTIA. LA DOPPIA VALENZA DEL CULTO DI ATON.

Ma quella di AKHENATON non fu un'innovazione nel vero senso della parola: l'architettura templare solare di AKHETATON (Amarna) in realtà volgeva lo sguardo al passato, ai tempi della V dinastia durante la quale vennero edificati i primi templi dedicati al dio RA (sole), i quali capovolgevano completamente la struttura architettonica tradizionale e il concetto stesso di "percorso" verso la divinità. Al tempio solare della V dinastia si accedeva mediante un percorso attraverso locali bui che proseguivano verso strutture sempre più luminose ed aperte, fino a raggiungere la dimora del dio esposto ai raggi solari; in questo modo il visitatore poteva, durante il percorso, interiorizzare il messaggio d'illuminazione spirituale come un cammino dalle tenebre dell'incoscienza, verso la luce della conoscenza simboleggiata dalla luce solare. A questo punto non "osservando" ma  "essendo" la stessa luce che illumina. Attenzione però, perchè, ovviamente, questo messaggio lo poteva cogliere solo colui che possedeva già un'essenza interiore; la mente dell'uomo comune (a cui era permesso per la prima volta nella storia l'accesso alla sede del dio) veniva comunque catturata dal simbolo solare inteso però come "altro da sè", rischiando di trasformarsi in elemento straniante. Gli edifici dedicati alle altre divinità, invece, erano concepiti come un percorso verso la conoscenza nascosta e la segretezza iniziatica; vi si accedeva attraverso locali luminosi e via via sempre più bui e misteriosi, con una struttura detta "a cannocchiale" perchè i soffitti si abbassavano sempre più e le sale si restringevano fino a giungere al "naos" dov'era custodita la statua del dio in un'oscurità totale e alla quale potevano avere accesso solo gli iniziati. Il culto solare di ATON era "fede" nel mondo manifesto, il culto antropomorfo di AMON era conoscenza dell'intima essenza dell'uomo, che esiste al di là del tempo. Mentre il visitatore "osserva" la luce solare che inonda il tempio di ATON (espressione della fede), il visitatore del classico tempio di AMON (che è sempre RA, ma concepito in forma antropomorfa come uomo-coscienza) si trova ad affrontare un viaggio interiore che lo porta verso l'oscurità "fisica" del naos dove risiede il dio, ma che in realtà accende la luce invisibile di una consapevolezza superiore, accessibile solo "a chi già la possiede". "Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" dice l'uomo-dio a coloro che lo riconoscono, ovvero conoscono sè stessi in lui. Infatti AKHENATON non eliminò la conoscenza segreta portandola alla luce (come molti sono portati a credere) ma la "rivelò" di luce solare per renderla ancora più occulta all'uomo comune, che frequentava il TEMPIO DI ATON concentrandosi sulla figura della principale manifestazione (ma pur sempre una "manifestazione") del dio: il sole.

Il culto di ATON presenta due facce della stessa medaglia: percorso di consapevolezza per l'uomo che ne detiene i princìpi ed elemento straniante per l'uomo comune.

 Il più antico tempio dedicato al dio RA che conosciamo è quello di NEKHEN RA (Fortezza di Ra) eretto da IRMAAT (primo sovrano della V dinastia), ma quello in condizioni migliori appartiene a SETIBTAWY, quinto sovrano della dinastia: il tempio a valle sulle rive del NILO era seguito da una via cerimoniale coperta che raggiungeva un cortile aperto in mezzo al quale si ergeva un obelisco, raffigurante il raggio solare. I templi solari di questo tipo saranno notevolmente diminuiti durante le dinastie successive, per essere portati di nuovo in auge da AKHENATON durante il NUOVO REGNO.

TOMBA DI MERYRA

Le maggiori testimonianze sulla vita e le cerimonie di AKHETATON si trovano sulle pareti della tomba di MERYRA: "Gran sacerdote di Aton nel tempio di Aton in Akhetaton, Porta stendardo alla destra del Re. Flabellifero alla destra del Re, Grande profeta dell'Aton. Cancelliere del re del Basso Egitto - Compagno unico  - Il maggiore dei veggenti - Grande dei veggenti dell'Aton nella casa dell'Aton in Akhetaton.
(Titolo sacerdotale ad Eliopoli e ad Amarna) Intimo del re, principe e colui che è avanti - Flabellifero alla destra del re".
Nella tomba del gran sacerdote si trovano moltissimi bassorilievi con raffigurazioni di vita quotidiana nella città di AKHETATEN, cerimonie nei templi, i riti che la famiglia reale officiava ogni giorno al sorgere dell'alba, i lavori manuali...Fra tutte queste scene se ne trova una bellissima con splendidi cavalli che trainano il cocchio reale.

 AKHENATON sul cocchio reale in un bassorilievo dipinto della tomba di MERYRA.

FRAMMENTI DI LETTERE AMARNIANE

Le LETTERE DI AMARNA (AKHETATON) costituiscono 382 tavolette d'argilla con scrittura cuneiforme, in lingua accadica, scoperte nella città di AKHETATON (Amarna) nel 1887. Questo archivio comprende anche corrispondenza tenuta dal padre di AKHENATON, AMENHOTEP III, con i re stranieri, nonchè, ovviamente, le lettere di supplica dei re sottomessi all'impero egizio affinchè AKHENATON si decidesse a difendere i confini ed inviare truppe ed arcieri. Suppliche che, purtroppo, rimanevano quasi sempre inascoltate per l'inadeguatezza strategica di AKHENATON il quale, come si può comprendere, aveva un carattere contemplativo e poco incline alle soluzioni pratiche e politiche, delle quali, probabilmente, erano tenute ad occuparsi la moglie NEFERTITI e la madre TYIE, che da molti sono considerate le vere reggitrici dell'impero durante le difficoltà. Le lettere dell'archivio reale si dividono in due categorie: LE LETTERE DEI GRANDI RE costituiscono la corrispondenza con i re indipendenti dall'impero egizio, mentre LE LETTERE DEI PICCOLI RE sono quelle scritte dai re vassalli del faraone. L'archivio è stato casualmente scoperto da una contadina locale in cerca di combustibile. La collezione è divisa fra il Museo di Berlino ed il British Museum. Fra tutte queste lettere vi sono quelle del SIGNORE DI GUBLA (nome grecizzato: BYBLOS): RIB HADDA, vassallo d'Egitto, il quale doveva tenere informato il faraone sulla situazione ai confini del regno, affinchè decidesse sul da farsi.Ecco il testo di una sua lettera:

"Rib-Hadda di Gubla accordi la potenza del Re, mio Signore. Io mi getto ai piedi del mio Signore, il mio Sole, sette volte e ancora sette volte. Perchè non mi rimandi una parola affinchè io possa sapere quel che dovrei fare? Io ho inviato uno dei miei uomini presso il mio Signore, ma i suoi due cavalli gli sono stati presi. Un secondo uomo, uno dei suoi uomini fu preso e non una tavoletta del Re è stata consegnata al mio uomo. Ascoltami! Perchè sei negligente così che ti viene preso il Paese? che non si dica, nel momento in cui verranno i commissari egizi: gli Apiru gli hanno preso tutto quanto il Paese. Non si dirà così al tempo dei commissari, oppure tu non potrai riprenderlo. Inoltre, io ho scritto per delle truppe e dei cavalli, ma non mi sono stati concessi. Dimmi qualcosa, altrimenti, come Yapah-Hadda e Zimredda, concluderò un'alleanza con Abdi-Asirta e rimarrò vivo. Inoltre, adesso che oltre tutto Sumur e Bit-Ahra hanno disertato rimettimi al potere di Yanhamu affinchè mi dia del grano e degli alimenti e io possa prendermi cura della città del Re per suo conto. Il Re impartisca anche l'ordine di rilasciare il mio uomo. La sua famiglia è molto irritata nei miei confronti, e giorno e notte dicono:"Tu hai consegnato mio figlio al Re". Rilascialo dunque, lui in particolare. L'altro è un cittadino di Ibirta. Ecco, si trova nella casa di Yanhamu. Inoltre, dì a Yanhamu: "Ecco, Rib-Hadda è in tuo potere e tutto quel che gli accade ricade sotto la tua responsabilità". Che non mi piombino addosso i soldati di un corpo di spedizione. E così scrivo: "Se non gli dici questo, io abbandonerò la città e partirò, con gli uomini che mi sono fedeli". Sempre per tua informazione:"Ummahnu (così come Milkuru, suo marito), la serva della Signora di Gubla...potente, prega la Signora di Gubla"". (EA 83)

E ancora dal re di BIBLO, RIB HADDA:

“…il re ha scritto “Bada, proteggiti”. Da chi mi dovrei proteggere, dal mio nemico o dai miei concittadini? Chi mi proteggerà?…Se il re manderà soldati,…, io vivrò per servire il mio signore.” “…hai detto così “Tu mi scrivi più di tutti”, Ma quelli, perché dovrebbero scriverti? Le loro città appartengono a loro…”.

Fra le lettere più antiche appartenute al padre AMENHOTEP III, vi è questa, scritta dal re della dinastia cassita di Babilonia, KADASHMA DI ENLIL I al faraone. In questa lettera è importante ricordare che i re egizi non davano mai in spose le figlie ai re stranieri, mentre i re stranieri, quando davano in spose le figlie ai faraoni, queste finivano nell'harem e non si sarebbe più sentito parlare di loro, come si legge in queste lettere:

 “Kadashman Enlil di Babilonia ad Amenhotep d'Egitto...Come è possibile che avendoti scritto per domandarti la mano di tua figlia, fratello mio, tu mi abbia scritto utilizzando un tale linguaggio, dicendo che non me l’avresti concessa visto che dai tempi più remoti nessuna figlia del re d’Egitto è stata mai data in sposa?”

“…tu desideri in moglie mia figlia; ma mia sorella che mio padre diede è laggiù con te, e nessuno l’ha più vista, se è ancora o se è morta!…Ma i miei messaggeri non l’ hanno riconosciuta se era mia sorella quella che stava insieme a te”.

Risposta del faraone:

"Da sempre, una figlia del re d’Egitto non viene data a nessuno! ”.

Queste lettere al faraone dal re di Canaan pone l'accento sul contenzioso che si creava quando un messaggero o un mercante cadevano vittime di rapine:

“…hanno ucciso i miei mercanti e hanno potato via il loro argento….Canaan è terra tua e i suoi re sono tuoi servi. Nella tua terra sono stato derubato…l’argento che hanno portato via, ripagalo, le persone che hanno ucciso i miei servi, uccidili…Se non uccidi…l’andirivieni dei messaggeri tra di noi si interromperà”.

“Ai re di Canaan, … , così dice il re: Ecco che ho mandato Akiya, mio messaggero, dal re d’Egitto…veloce come una furia. Nessuno lo trattenga! Sano e salvo fatelo entrare in Egitto e affidatelo al capoposto di frontiera d’Egitto! Che vada subito!”.

“A Endaruta, uomo di Akshapa, ….,proteggi il posto del re che è con te!… che il re non ti colga in fallo!…, non essere negligente! Prepara in vista (dell’arrivo) delle truppe (egiziane) del re: molto cibo, vino, tutto quanto in abbondanza. Arriverà molto presto, e taglierà la testa dei nemici del re!” “Al re mio signore, il Sole nei cieli, dì: messaggio di Endaruta, tuo servo. Ai piedi del re mio signore, sette e sette volte io mi prosterno. Tutto ciò cha ha detto il re mio signore, io preparo.”

“Al re mio signore,…. Ecco che io proteggo il posto del mio signore,…Tutto ciò che il mio signore ha scritto, tutto io eseguo,… .”

“Al re, al Sole, mio signore: Sette e sette volte ai piedi del re mio signore io mi getto. Io sono il terreno sotto ai sandali del re mio signore. Il re è il Sole eterno.”

I doni fra il faraone e gli altri regnanti venivano scambiati non senza interessi particolari:

“…tutti gli animali d’avorio che ti ho chiesto, mandameli! Riguardo all’oro,…, mandamene quanto ce n’è, molto,…ma se non mi farai portare l’oro e io non potrò eseguire l’opera intrapresa, perché me lo dovresti far portare spontaneamente? Perché dovrei volere l’oro? …io non lo accetterei, te lo manderei indietro…”.

Questa lettera del re di CANAAN ad AAKHENATON fa capire perfettamente la tragica situazione:

“Gli Apiru saccheggiano tutte le terre del re. Se verranno gli arcieri, allora quest’anno le terre del re, mio signore, rimarranno. Ma se non verranno gli arcieri, le terre del re, mio signore, saranno perdute... tutte le terre del re, mio signore, stanno andando alla rovina. Perché gli Apiru sono più forti di noi, possa il re, mio signore, aiutarmi a
scampare dagli Apiru, di modo che gli Apiru non ci distruggano".

Tra le oltre 300 lettere dell'archivio di Amarna, si trovano anche quelle di AKIZZI, re di QATNA al faraone: “...al figlio del Sole, mio signore, cosí parla il tuo servo Akizzi: sette volte mi inchino ai piedi del mio signore. Mio signore, in queste terre io ho paura...”.

Infatti il generale HITTITA, HATTUNI, così scrisse al re di QATNA:

“Fortifica la città, fino al mio arrivo: preparati alla fine”.

Tra le lettere più intriganti vi è quella di una regina di CANAAN, la SIGNORA DELLE LEONESSE:

“Al re mio signore e mio sole: queste sono le parole della tua serva, Belit-nesheti. Mi getto ai piedi del re per sette volte. Devo dire al mio re che questo paese sta subendo atti ostili e che la terra del re, il mio signore, sarà perduta per sempre”

Dalla lettera del re di MITANNI:

“Come ora mio fratello mi ama e come io ora amo mio fratello, allo stesso modo possano loro, gli dei Tešub, Šauška, Amanu, Šimige e Ea-šarri amare noi moltissimo nei loro cuori”.

"A Nibmuwariya, re d'Egitto, mio fratello, così parla Tushratta, re dei Mitanni, tuo fratello. Io sto bene. A te salute. A Kelu-Heba mia sorella, salute. Alla tua casa, alle tue mogli, ai tuoi figli, ai tuoi Grandi, alle tue guardie, ai tuoi cavalli, ai tuoi carri, entro il tuo paese, tanta salute".

 Tavoletta con iscrizioni cuneiformi appartenente all'archivio delle lettere di Amarna. Si tratta di un messaggio del re TUSHRATTA di MITANNI al faraone AMENHOTEP III (padre di AKHENATON), per sigillare un'alleanza dei rispettivi paesi mediante il fidanzamento della principessa TADUKHIPA. (1386-1349 a.C.).

LA NECROPOLI DEI NOBILI

La necropoli amarniana dei nobili è situata fra la città di AKHETATON e la VALLE DEI RE e quivi si trovano le tombe di alcuni cortigiani e funzionari di AKHENATON. Sono catalogate totalmente 25 tombe. I locali si presentano abbastanza spogli, con poche raffigurazioni e cartigli con il nome del proprietario. Nonostante i pochi elementi parietali riflettano la personalità del primo proprietario, le tombe sono state riusate in epoca tolemaica. Più recentemente anche come chiese copte. Citiamo le due più importanti:

TA25
Tomba di AY, probabile padre di Nefertiti e futuro faraone, ufficiale dell'esercito di AKHENATON, Padre di Dio (Faraone), poi identificato con l'appellativo biblico ADONAY: composto da ATON-AY; portatore del ventaglio aalla destra del Re, Supervisore della cavalleria di Sua Maestà, etc. La tomba non fu mai terminata, e quindi AY fu sepolto nella Valle occidentale dei Re a Tebe. E 'solo in parte scavata nella roccia, ed è completa solo la prima parte della sala delle colonne. La tomba contiene le descrizioni di AY che riceve riconoscimenti da Akhenaton e Nefertiti, e una versione dell'Inno di Aton.

TA2: tomba di MERYRA II, soprintendente della sposa reale NEFERTITI, dove si trovano numerosi baassorilievi raffiguranti la vita e le cerimonie di AKHETATON.

TA3: tomba di AHMOSE, scriba reale, supervisore delle terre del re.

 Bassorilievo dalla tomba di AY.

IL MISTERO DEGLI SCHELETRI DEL CIMITERO DI AMARNA. L'EPIDEMIA DI PESTE.

Il cimitero della gente comune di AKHETATON è l'unica necropoli relativa agli abitanti di una città egizia conosciuta finora. Sta di fatto che la maggior parte degli scheletri ritrovati appartengono ad adolescenti o bambini, con gravi segni di malattia e deformazioni osee, nonchè indizi di arresto della crescita. L'antropologo John Hayes-Fisher, sulla rivista Science Nature, ci specula sopra, affermando essere quelle le prove di uno sfruttamento inumano che portava gli individui ad una morte prematura. Questa tesi è, innanzitutto, priva di fondamento scientifico, in quanto non si capisce, dai poveri resti, se la morte dei soggetti fosse causata da malattia o altre cause, tenendo conto che anche il presunto figlio di AKHENATON, THUTANKAMON, morì alla stessa età dei soggetti in questione e, anch'egli, moostrava segni di una costituzione gracile, inoltre ora si scopre che dovrebbe essere morto di colera. Il condizionale è d'obbligo. Pertanto, affermando che gli abitanti di AKHETATON fossero sfruttati e malnutriti, si dimostra una totale ignoranza della cultura e della società egizia, poichè tutti sappiamo, a meno che non vogliamo nascondere anche l'evidenza, che ogni lavoratore, dal più piccolo al più specializzato, era tenuto in grande considerazione dai faraoni, come ben attestano i documenti, fra i quali "la stele dello sciopero" di RAMSETE II, in cui il sovrano si rivolge agli operai assicurando loro la dovuta paga, assistenza e rifornimento di vestiaro, unguenti e quant'altro. Dovremmo forse affermare che, improvvisamente AKHENATON capovolse i principi della società egizia schiavizzando la sua popolazione? Mi sembra un'ipotesi alquanto assurda, che mette in luce la malafede di chi la diffonde, ovviamente, per fini ideologici; non stiamo parlando di "una" civiltà, ma "della" civiltà che pose fondamento a, praticamente, tutta la conoscenza ed il progresso futuro: tutto ciò che noi oggi siamo (dal lato costruttivo, s'intende) lo dobbiamo agli egizi. Abbiamo indizi scritti nelle lettere di Amarna che ci svelano la diffusione di un'importante epidemia, proprio durante il regno di AKHENATON e che ne determinò la fine, probabilmente peste o poliomielite, che ebbe origine in Egitto e si diffuse in tutto il Levante; ne cadde vittima anche il re ittita SHUPPILILIUMA. La malattia si associa con la vicinanza di uccelli acquatici e con la promiscuità agli allevamenti suini. Tuttavia, la causa precisa della diffusione della malattia e della sua origine rimane sconosciuta. La famiglia reale di AKHENATON fu grandemente colpita da questa disgrazia; ne caddero vittime la stessa madre del faraone, TYIE, NEFERTITI e la figlia MAKETATON. ZAHI HAWASS ha suggerito che il focolaio dell'epidemia potrebbe essersi innescato ad AMARNA. ARIELLE KOZLOFF, nel frattempo, ha espopsto la tesi secondo cui alla peste bubbonica potrebbe essersi associata un'epidemia di poliomielite. Il periodo che intercorre tra la morte di AKHENATON (1351-1334 a.C.) e l'ascesa al trono di HOREMHEB (1306-1292 a.C.) è il più oscuro in assoluto dei periodi della storia egizia: coreggenze, regni effimeri, come quello di AY, che durò 4 anni, donne al trono, ecc...Vuoi per la damnatio-memoriae a cui furono sottoposti i documenti figurativi della città di AKHETATON, vuoi per la confusione che vi regnava, le vere cause della fine del regno di AKHENATON non possono essere accertate. ; ma ci sono dei documenti ittiti importantissimi, fra la corrispondenza delle lettere di Amarna, che riferiscono di una grave pestilenza che avrebbe causato il crollo dell'impero egizio del Levante; ciò che c'è scritto nelle lettere di Amarna ai Grandi re e Piccoli re, trova riscontro nelle gesta di Shuppiluliuma, redatte in hittita dal re Murshili II in onore del padre. Molto più probabilmente fu questa la causa della morte precoce della gente amarniana, non le condizioni ipotizzate dallo studioso sopracitato.

 Uno degli scheletri ritrovati nel cimitero della gente comune di AKHETATON.

IL VILLAGGIO DEGLI ARTIGIANI

Anche nella città di AKHENATON (come presso la VALLE DEI RE, dov'è stato scoperto il villaggio operaio degli artigiani che lavorarono alle tombe della necropoli reale; 1550–1080 a.C.; o quello di EL-KHAUM risalente alla XII dinastia), venne portata alla luce tra il 1921-1936, dalla Egypt Exploration Society, una porzione del quartiere degli artigiani che costruirono la nuova città di AKHETATON e che la mantennero fino alla fine del regno. Gli scavi proseguirono anche dal 1979 al 1986. L'insediamento divide la valle orientale in due e la sua posizione alquanto riparata ha fatto in modo che le rovine delle mura delle abitazioni si conservassero molto più alte che in qualunque altro luogo; inoltre la distanza dalle coltivazioni e dall'umidità del Nilo ha consentito la conservazione di diversi materiali organici, fornendoci uno spaccato della vita della gente comune di AKHETATON. Un totale di 72 case sono state ritrovate lungo stradine perfettamente parallele, con, all'interno, resti di arredi e materiali per la tessitura. Una casa situata nell'angolo sud-est era presumibilmente la dimora del funzionario responsabile. Vi si trovano: i focolari che sono perfettamente conservati con i forni per la cottura del cibo; i pali di legno che costituivano i recinti per gli animali; abbeveratoi in pietra per il bestiame; anfore e suppellettili; resti di balle di fieno; perfino alcune persiane di legno delle abitazioni. In generale, dietro i recinti per gli animali gli abitanti del villaggio avevano anche costruito tante piccole cappelle di mattoni. Il totale sembra essere intorno a 23. Le loro camere (che erano coperte) sono state dotate di panchine, probabilmente per riunioni comunali; qualcuna era munita di forno e sono stati trovati i resti del cibo. I santuari di queste cappelle erano panche in muratura, evidentemente per il supporto di immagini. Le cappelle erano decorate con disegni dipinti, scene e con una certa quantità di sculture. Non vi è nessuna menzione del dio ATON, in quanto la gente comune adorava solo le divinità tradizionali. Questo si ribadisca per smentire le molte falsità storiche che vorrebbero dipingere AKHENATON come un tiranno, a dispetto delle prove contrarie. All'inizio, per giustificare questo fatto, le cappelle vennero fatte risalire al periodo dopo la morte di AKHENATON, ma in seguito si dovette ammettere che quest'ipotesi era impossibile, in quanto le cappelle erano parte integrante del villaggio ed ogni loro elemento doveva risalire all'epoca amarniana. Due delle cappelle erano collegate a rispettive tombe e un piccolo cimitero esisteva alle spalle della collina; questo fa supporre che le cappelle servissero al culto degli antenati che veniva celebrato con pasti in famiglia. Frammenti di affreschi murali sono stati trovati all'interno di questi luoghi di culto, fra cui un volto femminile, una figura della dea avvoltoio NEKHBET, una paletta di legno con la figura del dio UPUAUT da un lato e due personaggi che corrono dall'altro, proveniente dalla cappella maggiore. Il cimitero adiacente non è stato molto considerato dagli archeologi, in quanto già derubato in epoca antica.

 Le rovine del quartiere degli artigiani ad AKHETATON.

LA MUMMIA

Nel 1907, durante le campagne di scavo alla ricerca di nuove tombe nella VALLE DEI RE, venne effettuata un'importante scoperta dagli archeologi HOWARD CARTER e EDWARD AYRTON: la tomba denominata KV55, nella quale si sono trovati degli elementi utili all'identificazione delle mummie presenti: quattro mattoni magici sistemeti agli angoli della tomba recanti i cartigli del faraone AKHENATON, nonchè il nome della regina TYIE (madre di AKHENATON) sulle foglie d'oro del sarcofago ligneo. Gli scopritori pensarono subito di trovarsi di fronte a personaggi reali dell'epoca amarniana. Purtroppo i lavori di ricerca all'interno della tomba furono condotti all'epoca da persone totalmente incompetenti, con metodi che danneggiarono i reperti e soprattutto la presunta mummia di AKHENATON, alla quale vennero fatti cadere anche dei denti. Le infiltrazioni d'acqua dal soffitto hanno fatto deteriorare molto gli oggetti presenti all'interno, soprattutto la mummia che si trovava all'interno del sarcofago. La tomba fu ulteriormente protetta, in epoca successiva, da un secondo muro di mattoni. Forse in seguito alla damnatio memoriae a cui furono sottoposte le testimonianze di AKHENATON dalle dinastie successive, la maschera d'oro del sarcofago fu rimossa e anche le iscrizioni sulle bande dorate che riportavano l'identità del defunto. I danneggiamenti non dovuti a cause naturali, infatti, sembrano seguire il preciso intento di cancellare la memoria del proprietario. Alcuni concordarono sul fatto che ci si trovasse di fronte al sarcofago e ai resti di SMENKHARA, presunto fratellastro di AKHENATON, poichè una delle bende reca scritto:

“Il sovrano amato grandemente, il re dell’Alto e Basso Egitto, vivente nella Maat, signore delle Due Terre, il figlio meraviglioso dell’Aton vivente che sarà qui, vivente per l’eternità, signore del Cielo, io sono un vivo, il cui cuore è al suo posto contemplante, amato da Waenra, giusto di voce, giustificato”.

WAENRA era uno dei nomi di AKHENATON, quindi se l'iscrizione reca "amato da WAENRA" non avrebbe potuto trattarsi di AKHENATON stesso, ma di qualcuno da lui amato: SMENKHARA, appunto, essendo lo scheletro trovato nella KV55 un soggetto maschile? La mummia giaceva nella posizione in cui venivano sepolte le donne: con il braccio sinistro sul petto e l'altro lungo i fianchi. Fu per questo, e a causa di analisi inesatte, che il corpo venne attribuito in un primo momento alla regina TYIE, madre di AKHENATON. Per un secolo si avvicendarono innumerevoli congetture, delle quali le più importanti furono queste:

Nel 1907 THEODORE DAVIES attribuì la mummia alla regina TYIE senza alcun dubbio, pubblicando poi anche un libro.

Sempre nel 1907 ARTHUR WEIGALL affermò che si trattava di AKHENATON.

Nel 1910 GRAFTON ELLIOT SMITH concluse che si trattava di un uomo sui 20-30 anni, escludendo AKHENATON morto sui 38 anni.

Nel 1916 GEORGES DARESSY l'attribuisce a THUTANKAMON in base a delle iscrizioni.

Nel 1922 ARTHUR WEIGALL, in seguito al ritrovamento della tomba di THUTANKAMON, attribuì la mummia ad AKHENATON.

1931: DOUGLAS DERRY, in base a nuovi esami medici, ipotizza si possa trattare di SMENKHARA, il presunto fratellastro di AKHENATON. Questo viene affermato anche da REGINALD ENGELBACH.

1957: ALAN GARDINER conferma l'ipotesi di SMENKHARA, definendo un errore d'inumazione la posizione femminile delle braccia a cura di coloro che ne trasferirono la salma in tempi successivi, per proteggerla dai predatori di tombe.

1959: CYRIL ALDRED ed HERBERT FAIRMAN l 'attribuiscono a SMENKHARA anch'essi.

Nel 2010 ZAHI HAWASS lo attribuisce ad AKHENATON, in base a confronti con il DNA del padre AMENHOTEP III, identificando le sequenze genetiche comuni nel cromosoma Y (quello passato di padre in figlio).

Bisogna puntualizzare, inoltre, sul fatto che si tratta di uno scheletro maschile perfettamente normale, che non presenta le consuete anomalie che si vorrebbero attribuire ad AKHENATON sulla base delle sue raffigurazioni artistiche, delle quali abbiamo ampiamente parlato nel paragrafo sull'arte amarniana.

 Il cranio della mummia scoperta nella tomba KV55 e la statua di AKHENATON a confronto.

CONCLUSIONE

Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, la conoscenza ancestrale ha sempre percorso la storia svelandosi in milioni di sembianze, simboli, messaggi...ma il viaggio non porta ad una divinità lontana e nascosta, ma verso la divinizzazione dell'uomo stesso, espressa nella figura dell'androgino che affonda le radici in epoca preistorica e, addirittura, paleolitica, per manifestare il raggiungimento del livello assoluto d'unione dei due principi dell'esistenza: "essenza e spirito" maschile e sua "manifestazione materiale" femminile, la scissione dei quali è di coloro che vivono nell'illusione e la subiscono, la loro unione, al contrario, è totalizzante ed appartiene a colui che conosce sè stesso e comprende che la materia stessa è spirito e coscienza: l'iniziato. Come AKHENATON, IMHOTEP, il saggio PTAHOTEP e, in definitiva, le stesse divinità maschili, le quali erano sempre accompagnate dalla paredra femminile, come il dio AMON da AMONET, o lo stesso dio HAPY raffigurato come androgino. In sostanza: uomo divinizzato è colui a che detiene la "comprensione" (non la sapienza, che implica una separazione) di essere esso stesso causa e manifestazione dell'universo e diventa, in questo modo, reggitore del cosmo, com'era concepito il RE DIVINO primordiale.

Perchè allora AKHENATON viene considerato affetto da malattia genetica, folle, tiranno, addirittura come fondatore del monoteismo in voga ai nostri giorni? Perchè chi controlla la storia controlla le coscienze e capire il messaggio che ci proviene dall'Antico Egitto (culla della conoscenza e della civiltà) porta inevitabilmente al risveglio, quindi, finchè si penserà che AKHENATON avesse il morbo di Marfan, fosse un megalomane e avesse creato tutto dal nulla senza basarsi su conoscenze ancestrali la nostra mente verrà così deviata che, forse, dormirà ancora per mille anni e chi desidera questo potrà rimanere tranquillo ancora per tanto...tantissimo tempo.

Alessia Birri , 13 novembre 2014  


ARTICOLI CORRELATI:

L'Esodo ebraico secondo Roger Sabbah, intervistato da Adriano Forgione:

http://mikeplato.myblog.it/2009/09/13/l-esodo-ebraico-secondo-roger-sabbah/

La riforma religiosa di Akhenaton, dal sito di Aton Ra:

http://www.aton-ra.com/egitto/religione-antico-egitto/aton-la-nuova-fede/la-riforma-religiosa-di-akhenaton.html

Amenophi IV-Akhenaton - scheda completa:

http://www.antika.it/0016121_amenofi-iv-akhenaton.html

Nuove ipotesi su Akhenaton:

http://viaggiegitto.altervista.org/nuovi-ipotesi-e-nuovi-studi-su-akhenaton-il-faraone-ribelle/

Akhenaton - Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Akhenaton

9 commenti:

  1. Mi sono permesso di consigliare questo articolo sulla mia pagina personale. Esprimo i miei più vivi complimenti per lo spessore del lavoro.

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  2. La ringrazio davvero molto per l'incoraggiamento e per la condivisione.

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  3. Sono in sintonia ... sono un insegnante (laurea in fisica) con la passione per la filosofia e le tradizioni antiche e ora che sono in pensione dedico il mio tempo a conferenze (fisica quantistica ed antiche filosofie) ... sentiamoci

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  4. Fabrizio Bartoli: Buongiorno, La ringrazio moltissimo per avere aggiunto il Suo commento al mio articolo! Leggendo le Sue specializzazioni nel blog mi sento davvero onorata di questo. Anche a me piacerebbe davvero che ci sentissimo, ma l'avverto che sono una persona timida e impacciata, non so che figura potrei fare. Grazie di nuovo.

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  5. È bellissimo e lodevole il suo lavoro! Sono sempre stata affascinata dalla figura misteriosa di questo faraone e lei mi ha aiutata a far chiarezza sulla sua storia. È la prima volta che leggo di civiltà egizia in chiave cosi spirituale e moderna, sopratutto allacciata alla storia di altre civiltà antiche. Lavoro eccelso! Mi ha conquistata! Complimenti e grazie per aver condiviso!

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    1. PantherS: buongiorno, La ringrazio molto per aver apprezzato il mio lavoro, anche perchè la figura di Akhenaton è fra le più strumentalizzate della storia, e questo mi ha stimolata ad esporre questa interpretazione.

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    2. Durante una regressione a una vita precedente ho avuto il ricordo del tempio di Aton, mai visto in vita mia e poi ho ritrovato casualmente in una immagine su Internet, molto simile ad ora, diversamente aveva un muro di cinta circolare non alto, senza tetto dove si poteva vedere il medesimo orizzonte, le colonne centrali non erano nel mio ricordo. In questa misteriosa rievocazione forse di un tempo passato, avevo la funzione di "Portatore d'acqua" poco più di un bambino di un lignaggio abbastanza elevato. Quella era la mia funzione. Il Faraone aveva l'abitudine di pregare su una panchina di pietra (ora non più visibile) posta alla sinistra dell'ingresso allo spiazzo, sotto il sole cocente, senza patire apparentemente alcun fastidio. Ogni tanto faceva un gesto ed ero l'unico che poteva avvicinarsi a lui con l'acqua. Le guardie erano sempre in ombra come quel me stesso del ricordo, infatti lungo la circonferenza di questo patio vi erano colonne e ombra. Nessuno poteva avvicinarsi né al Faraone né a me. Ero praticamente intoccabile, con l'unico compito di servire acqua contenuta in un bacile coperto, fatto di bronzo. Aggiungo che il Faraone (molto amato e considerato un vero Dio) Morì subendo un'operazione alla testa proprio su quella panchina di pietra, con una perforazione cranica alla base della nuca o giù di lì, questo intervento avvenì non sdraiato ma in posizione seduta con non più di tre/quatto persone intorno me compreso che stavo a debita distanza di circa due metri. Dopo la sua morte vi fu una sorta di invasione ostile e molti furono uccisi me compreso. Lo dico solo per amore di racconto senza nessuna pretesa di verità.

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    3. Visir: Grazie per aver condiviso questa interessante esperienza, sono rimasta molto affascinata da questo racconto.

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  6. Segua sempre il suo (ottimo) istinto, perché porta a risultati veramente degni di nota! Complimenti e grazie!

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