venerdì 22 maggio 2015

LA GRANDE OPERA DI RAMSETE II

LE OPERE E IL LUNGO REGNO DI RAMSETE II COSTITUIRONO PER LA CIVILTA' EGIZIA UN'APICE DI CREATIVITA' E GRANDEZZA. I SOGNI E LE AMBIZIONI DI QUESTO FARAONE SARANNO ANCHE UN OCCASIONE PER CONOSCERE LA CIVILTA' EGIZIA E I POPOLI CON CUI INTERAGI', LE DIVINITA', I MITI E LE RADICI COMUNI DELLE ANTICHE CULTURE, OVVERO LA NOSTRA IDENTITA'.

Foto: Statua di Ramses II al Museo Egizio di Torino. 1279 - 1213 a.C.; XIX dinastia; materiale: tonalite nera; altezza: cm. 194; provenienza: Tebe; regno di Ramsete II; collezione Drovetti (1824)

"I paesi stranieri che mi hanno visto pronunceranno il mio nome, lontano, in paesi stranieri sconosciuti." (Ramses II il Grande, Poema di Pentaur)


PARTE PRIMA - RAMSETE II E IL CULTO DI SETH


Ramsete II nacque ad AVARIS, ex capitale del regno degli invasori asiatici Hyksos della XV dinastia (1786-1567 a.C.Secondo Periodo Intermedio), nel 1297 a.C. AVARIS, sul Delta del Nilo, oltre ad essere stata capitale degli invasori, poi sconfitti dal faraone AHMOSE, venne anche istituita come sede del culto di SETH, il fratello di OSIRIDE che assassinò, come narra il mito, per invidia. RAMSETE II, in ossequio alla propria estrazione culturale, ricollocò ad AVARIS la capitale del regno, al posto di TEBE, sede del potente culto di AMON. Il fondatore della XIX dinastia fu RAMSETE I, proveniente da una famiglia militare di AVARIS legata al clero di SETH. La devozione al culto di SETH RAMSETE II la dimostrò soprattutto con l'edificazione della STELE DEI QUATTROCENTO ANNI, fatta scolpire nei primi anni del suo regno proprio per celebrare i quattro secoli trascorsi dall'ingresso degli HYKSOS in Egitto e la conseguente fondazione del tempio dedicato al dio SETH, o BAAL SUKHET. Infatto gli HYKSOS ritennero più vicina la figura di SETH a quella del loro dio SUTHEK, piuttosto che quella di RA, il dio nazionale egizio. La STELE DEI 400 ANNI rappresenta un vero rompicapo per gli studiosi; secondo l'egittologo FERNAND CROMBETTE la discendenza HYKSOS potrebbe essersi protratta fino al fondatore della XIX dinastia, RAMSETE I, ma è un'ipotesi controversa e non universalmente accettata; tuttavia a noi sembrerebbe la più attendibile, vedremo in seguito perchè. Intanto esaminiamo quello che è rimasto del testo della Stele che, purtroppo, essendo in molti punti danneggiato non è completamente leggibile:

STELE DEI 400 ANNI - TESTO

"Lunetta superiore:

Oh Seth / Sutekh, possa vivere in eterno Usermaatra Setepenra, Ramesse Meri Amon (Ramesse II).
Sia data donazione di vino al padre (celeste) che gli ha dato la vita.
Per il Ka di Seth, figlio di Nut.
Possa tu donare un bel periodo di vita, consentendo di seguire il tuo Ka, al Ka del principe, il sindaco della città, scriba reale, intendente dei cavalli, governatore delle terre straniere e della fortezza di Tjaru.

Registro inferiore:

Possa vivere l’Horo, il toro possente, amato da Maat, signore delle feste Sed, come suo padre Ptah-Tenen,il re dell'Alto e Basso Egitto “Usermaatra Setepenra”, figlio di Ra “Ramesse Meri Amon”.
Dia vita Ra, padre dagli dèi, colui che rende fertili le Due Terre, al sovrano: Le Due Signore.

Protettore dell'Egitto e conquistatore dei paesi stranieri, l’Horo d'oro Ricco di anni e grande di vittorie. Possa Ra brillare nel cielo con ciò che desidera il re dell’Alto e Basso Egitto “Usermaatra Setepenra”, figlio di Ra “Ramesse Meri Amon”, il principe che ha dotato le Due Terre di monumenti in suo nome.
Sua Maestà ha ordinato di erigere una grande stele in granito con inciso il grande nome dei suoi padri, affinché si glorifichi il nome di suo padre, il re dell’Alto e Basso Egitto “Menmaatra”, figlio di Ra “Sethy Merenptah”.

Anno 400 (in rosso),
4° mese della stagione di Shemu, 4° giorno il re dell’Alto e Basso Egitto “Sutekh, grande di potere”, figlio di Ra “Il suo amato nubty Sutekh”, amato da Ra-Harakhty che esisterà per sempre e in eterno.

Venga il principe reggente, sindaco della città, visir, portatore del flabello al seguito del re, il capo delle truppe, capo degli arcieri, governatore delle terre straniere e della fortezza di Tjaru, Sethy, giusto di voce, figlio del principe reggente, sindaco della città, visir, il capo degli arcieri, governatore delle terre straniere e della fortezza di Tjaru, scriba reale, il sovrintendente dei cavalli, Paramessu, giusto di voce, nato dalla signora della casa delle Due Cantanti, Paratiu, giusta di voce".

Foto: una ricostruzione della Stele dei 400 anni di Ramses II.

Statua colossale di Ramses II nella città di Tanis, che si trova nella parte nord est del Nilo.

Un'altro colosso di Ramses II a Tanis, sulle sponde nord orientali del Nilo.

 Ma se gli HYKSOS avessero avuto componenti mitanniche-hurrite, quindi indoeuropee, come sostiene lo studioso ANTONIO CRASTO, allora ci sembrerebbe plausibile la teoria di COMBETTE, perchè, durante la dinastia precedente, ovvero la XVIII, a partire da THUTMOSE IV, ci furono molti matrimoni politici di principesse mitanniche con faraoni egizi, che avrebbero a loro volta costituito un legame culturale con i precedenti usurpatori HYKSOS, per cui RAMSETE II, detto il rosso a causa della sua capigliatura ramata, volle commemorare l'inizio della dinastia HYKSOS e l'introduzione del culto dEL dio SETH-SUTEKH. Gli HYKSOS erano una popolazione di origine orientale la cui etnia ed identità non è ancora stata definita con certezza dagli storici, ma probabilmente furono di origine indoeuropea con apporti hurriti e mitannici; quando scesero verso Sud, passando dalle zone caucasiche, si insediarono presso il delta del Nilo fondando la capitale: AVARIS, adottando la scrittura egizia, le leggi egizie, l'intera cultura del posto. Bisogna però precisare la reale inconsistenza di una diversità effettiva fra le culture e le divinità dei popoli antichi, poichè vi è sempre stato un'universale filo conduttore che ha sempre unito, attraverso i millenni partendo da epoche ancestrali, le varie mitologie, divinità, culti e simbologie. Le analogie fra gli dèi egizi ed hurriti (cioè indoeuropei) sono incontrovertibili; ad esempio: il dio hurrita dei cieli TESHUB è ricollegabile a RA HORAKHTY; la dea madre HEBA si può assimilare ad HATOR; i MITANNI-HURRITI concepivano il male assoluto legato al caos universale sotto forma del serpente HEDAMMU, simile in tutto al serpente egizio APOPHI, con lo stesso valore simbolico. A partire da THUTMOSE IV, la XVIII dinastia (ovvero quella precedente la dinastia ramesside) suggellò numerosi matrimoni politici di principesse hurrite-mitanniche che  si unirono al sangue reale egizio; questo può spiegare il recente rilevamento di DNA caucasico nelle mummie della XVIII dinastia e anche i capelli ramati di RAMSETE II, del bel THUTMOSE IV, dai lineamenti molto europei, e di molte altre mummie reali. Gli storici MASSIMO BONTEMPELLI e ETTORE BRUNI, secondo me giustamente, rivalutano l'importanza dell'apporto culturale HYKSOS alla civiltà egizia, per millenni svalutato da opportunismi ideologici di varia natura, con queste affermazioni:

“l’Egitto, sotto le dinastie faraoniche degli Hyksos, non subì alcun impoverimento economico ed alcun imbarbarimento culturale. Al contrario, i legami tribali mantenuti dagli Hyksos con il retroterra asiatico da cui provenivano, fecero uscire l’Egitto dal suo isolamento rispetto all’Asia e gli fecero per la prima volta annodare direttamente e per via terrestre relazioni commerciali con l’area siro-palestinese, avvenute sino ad allora solo indirettamente, attraverso Byblos e soltanto mediante le spedizioni marittime compiute nel porto di quella città. In seguito a questi nuovi contatti, gli Egizi passarono dall’età del rame all’età del bronzo, impararono a conoscere e ad usare i cavalli, principiarono a praticare l’apicoltura, trapiantarono la vite palestinese nelle oasi africane sino a non dover più importare da Creta il vino, diventandone anzi esportatori. Dal punto di vista culturale, gli Hyksos si fecero custodi delle millenarie tradizioni egizie e ridiedero prestigio al potere faraonico, limitando i privilegi del clero di Ammon-Ra.”

 Questo per chiarire il fatto che gli HYKSOS, (nonostante fossero demonizzati dopo la riconquista dei territori ad opera di KAMOSE prima e di AHMOSE poi nel 1540 circa a.C, i quali riunificarono l'Egitto diviso in tre regni: gli HYKSOS a nord presso il Delta del Nilo, a sud i NUBIANI, trovandosi il legittimo re egizio relegato al centro fra due nemici) furono profondamente ricettivi nei confronti della cultura egizia ed, anzi, apportarono importanti innovazioni come l'uso del carro da guerra, del cavallo, di una migliore tecnica di lavorazione del bronzo e di costruzione dell'arco. Era, infatti, consuetudine, presso gli antichi popoli, l'assorbimento degli aspetti culturali superiori dei regni conquistati integrandolo alle proprie conoscenze, poichè non concepivano estremismi religiosi di matrice regressiva introdotti con l'avvento degli attuali monoteismi.

 Sarcofago ligneo di Ramses II.

Come dicemmo, è difficile parlare di assimilazione fra le culture antiche, perchè sostanzialmente erano unite da un filo comune di miti, simbologie, conoscenze...per cui già fondamentalmente accomunate a livello universale.  Ma questo sottofondo è un elemento che risale ad epoca ancestrale, rimasto sempre presente come sottostrato: il culto di SATURNO che, assieme a quello solare e lunare, si perde nella notte dei tempi. Archeologi ed egittologi si chiedono da sempre come mai una divinità presumibilmente negativa come SETH fosse stata elevata ad emblema di una dinastia. Per rispondere a questo "enigma" dobbiamo tenere presente che per gli egizi, come per ogni civiltà antica, l'elemento negativo non era mai concepito come qualcosa di separato e contrapposto all'elemento positivo legato all'ordine e alla luce, ma entrambi erano accomunati da una stessa origine, da un piano universale teso allo svolgimento dei cicli e alla rinascita. Per questo SETH rappresentava il lato oscuro dello stesso dio RA, il Sole, e non era un dio negativo, ma rappresentava il male necessario agli scopi evolutivi ed al rinnovamento, per cui era intrinsecamente legato alla conoscenza. Non dimentichiamo che lo stesso THOT, dio della conoscenza, suggerì al fratello SETH il metodo con cui tendere un tranello ad OSIRIDE per poterlo intrappolare, poi uccidere. Quando ISIDE e NEPHTY trovarono il cadavere di OSIRIDE si lacerarono il petto e coinvolsero tutti gli dèi nel proprio dolore; ma SETH e THOT osservarono la scena impassibili, consci della necessità del tragico avvenimento. Inoltre, il dio RA, il Sole, come avrebbe dovuto punire un tale atto contro OSIRIDE se non annientando SETH o, perlomeno, relegandolo in qualche lugubre prigione? Invece no, SETH riceve una ricompensa da RA HORAKTY perchè viene eletto a guardiano della BARCA SOLARE nel suo tragitto attraverso gli INFERI, dove avrebbe dovuto ogni notte sconfiggere il terribile serpente APOPHI, incarnazione del vero male, quello assoluto, legato alle forze regressive e cieche, al caos primordiale e alla distruzione dell'universo, quindi dell'uomo stesso. Ecco perchè, attraverso i millenni, velato dietro i suoi molteplici aspetti di superficie, vi è sempre l'atavico ed ancestrale culto di SETH-SATURNO, che fu il vero Re del Mondo dell'Età dell'Oro. Infatti "alcuni Egittologi hanno ipotizzato che si sia voluto considerare Seth-Sutekh come sovrano della dinastia degli dèi" (citazione da Antonio Crasto sulla Stele dei 400 anni).

Allora perchè, dopo la XIX dinastia, ci fu una progressiva demonizzazione di SETH, se gli egizi, come ogni popolo antico, erano consci della fondamentale unione dei due principi: bene e male?  Generalmente gli studiosi sono concordi nell'addossare la colpa all'identificazione di SETH con la dominazione HYKSOS della XV dinastia, per una questione di orgoglio  nazionale. E finora non pensiamo ci possano altre spiegazioni plausibili, sebbene gli HYKSOS si fossero dimostrati popolo civile ed evoluto.

Il dio Seth affronta il serpente Apophis in un affresco della tomba KV9 di Ramses V.

RAMSETE II - PARTE II

"I paesi stranieri che mi hanno visto pronunceranno il mio nome, lontano, in paesi stranieri sconosciuti." (Ramses II, Poema di Pentaur)

USERMAATRA SETEPENRA RAMESSE MERIAMON: Potente giustizia di Ra - Prescelto di Ra - Ramesse Amato da Amon. Ramsete II è considerato il più grande faraone d'Egitto e, aggiungiamo noi, anche uno dei più grandi sovrani del mondo intero. Fu Re magnanimo, amatissimo dal popolo, attento ai bisogni di ognuno. Nacque ad AVARIS, sul delta del Nilo, nel 1297 a.C.; morì nella nuova città di PI-RAMESSE (casa di Ramses), fatta edificare da lui come un prolungamento della vecchia capitale hyksos AVARIS (da cui distava pochi chilometri), nel 1213 a.C. a quasi 97 anni, avendo regnato ben 67 anni! Fu il terzo sovrano della XIX dinastia, dopo RAMSETE I (suo nonno) e Sety I suo padre. A suo fianco vi era la famosa sposa reale NEFERTARI (il cui nome significa "bella fra le belle"), oltre la quale ebbe un numero imprecisato di mogli, che gli diedero quasi 100 figli! Nei prossimi paragrafi ci occuperemo delle sue guerre contro gli HITTITI di MUWATTALI II e della storica battaglia di QADESH, nonchè degli scontri con gli SHARDANA, i POPOLI DEL MARE. I monumenti da lui fatti edificare sono impressionanti e grandiosi, sfidano il tempo e, all'epoca, mettevano in soggezione i nemici.


Foto: anello d'oro di Ramses II raffigurante i due cavalli che lo accompagnarono alla battaglia di Qadesh, chiamati "Vittoria in Tebe" e "Letizia di Mut". Museo del Louvre.

RAMSETE II ricevette un educazione molto raffinata da un funzionario scelto dal padre SETY I: PASER, gran sacerdote di Amon, che lo istruì sulla guerra, sulla politica e sull'astronomia. I sacerdoti egizi erano, infatti, principalmente degli astronomi. Senza dimenticare il funzionario IMENEMIPET di stanza in Nubia, anch'esso valente precettore del nostro RAMSETE. Le responsabilità non tardarono ad arrivare, e ad appena dieci anni d'età RAMSETE partecipò alle sue prime campagne militare al fianco del padre; a quindici anni venne incaricato di sedare alcune rivolte in LIBIA e, nello stesso periodo, nominato principe reggente. Ma RAMSETE doveva affrontare un'altro importante problema, poichè durante il regno dell'ultimo faraone della XVIII dinastia, HOREMHEB, dopo la parentesi amarniana, venne restaurato il potere del clero di AMON il quale minacciava pericolosamente l'autorità del faraone, e motivo per cui SETY I decise di ricoprire di importanti nomine il figlio ancora giovanissimo, per timore che il clero di AMON potesse usurparne i poteri.  Nello stesso anno RAMSETE sposò quella che dovette essere la moglie principale anche in futuro: NEFERTARI, famosa per bellezza e intelligenza. A ventidue anni RAMSETE sedò una rivolta nella turbolenta NUBIA. Dopo diciotto anni di coreggenza con il figlio, SETY I morì e RAMSETE salì al trono all'età di venticinque anni.


RAMSETE II E GLI "SHARDANA DAL CUORE RIBELLE CHE NESSUNO PUO' CONTRASTARE"


" I Shardana sono venuti con le loro navi da guerra dal mezzo del Gran Mare, nessuno può resistergli" (Poema di Pentaur)

Prima di occuparci degli ambivalenti rapporti di RAMSETE II con gli SHARDANA, ovvero i POPOLI DEL MARE, abitanti della SARDEGNA e provenienti da oriente, cerchiamo di capire la cultura e le origini di questo  affascinante popolo. Quando si studiano gli antichi popoli bisogna dire, innanzitutto, che è molto difficile avere delle preferenze, perchè più si approfondiscono le conoscenze più ci si rende conto che tutto è indissolubilmente interconnesso e che non si sarebbe potuto fare a meno dell'apporto di nessuno! Ecco com'erano definiti gli SHARDANA nei numerosi testi egizi che parlano di loro:

"Sconosciuti" - "Capi dei paesi stranieri" - "Re delle isole dell'Occidente" - "Re delle isole che sono nel cuore del grande mare" - "Venuti dalle isole e dalla terra posti sul grande cerchio d'acqua" - Venuti dall'Isola Basilea, alta, con rocce bianche rosse e nere, ricca di rame".

Foto: bronzetto raffigurante il dio degli Shardana, Shardan, alto 19 cm., proveniente dalla Sardegna. Dovrebbe risalire a circa il 1000 a.C. La figura presenta 4 occhi e 4 braccia, sorregge due scudi e porta due corna sull'elmo terminanti con due sfere. Indossa stivaletti che giungono fino alle ginocchia; gli scudi presentano un disegno a raggera.

Gli SAHARDANA erano pirati, grandi navigatori e depositari di tradizioni antichissime, poichè il loro bagaglio culturale proveniva, probabilmente, da ogni civiltà e conoscenza che assimilarono nel loro peregrinare attraverso quasi tutti i paesi allora conosciuti. Provenivano certamente dall'oriente. Avevano due dèi principali: una dea raffigurante la Madre Terra, un dio guerriero enigmatico che si può considerare un ibrido di molte divinità, chiamato SHARDAN, identificato con gli dèi vedici (poichè esso era raffigurato con quattro braccia),  con il semitico BAAL e con il MARDUK babilonese; la cosa stupefacente è la raffigurazione di questa divinità come un guerriero con quattro occhi, due corna sull'elmo, due scudi e quattro braccia, caratteristiche alle quali si potrebbero riportare fiumi di significati, ma ci vorrebbe un articolo dedicato soltanto a questo. I loro simboli principali erano: l'universale raffigurazione del LABIRINTO, presente in tutto il mondo ed in tutte le epoche, a partire dalla preistoria, ed il serpente alato, o DRAGONE. Gli SHARDANA compaiono nelle cronache greche ed egizie come insidiosi pirati che saccheggiavano le città costiere. Erano fabbri, architetti, carpentieri, guerrieri e venivano spesso assoldati negli eserciti stranieri come mercenari, infatti vedremo come anche RAMSETE II si servì di loro. Si suppone che siano stati proprio loro ad innalzare il complesso megalitico di STONEHENGE, nella lontana Inghilterra, poichè là vi sono tracce del loro passaggio. L'ingegno più prodigioso gli SHARDANA lo dimostrarono nella costruzione delle loro navi, che erano dotate di vele moderne, non avevano fori per i remi ed, in cima all'albero, avevano un misterioso anello rotante sormontato da due corna a mezzaluna. L'archeologo MARIO PINCHERLE ipotizzò si potesse trattare di una bussola che usava la mezzaluna come magnete. In ogni modo gli SHARDANA furono precursori di moltissime "innovazioni" dei secoli e millenni successivi, che in realtà furono soltanto delle "riscoperte" dovute al possesso di importanti documentazioni, fra tutte: bussole, sestante, mappe di correnti atlantiche e la vela triangolare, o "vela latina". Un'altra ipotesi interessantissima, avanzata dallo studioso LEONARDO MELIS (che ha dedicato ben 30 anni della sua vita allo studio di questo popolo, raccogliendo indizi in tutto il mondo) è quella secondo cui i NURAGHI possano essere retrodatati di molti millenni rispetto alla versione ufficiale, poichè non potevano essere delle costruzioni difensive per conformazione non adatta a questo uso, ma dei veri e propri santuari, dedicati al culto del Sole e della Luna, quindi i NURAGHI erano già presenti quando gli SHARDANA, provenienti da Oriente, occuparono la Sardegna, ed erano stati costruiti da popolazioni precedenti, addirittura circa 9000 anni a.C. Gli SHARDANA, politicamente, preferivano essere organizzati in città-stato piuttosto che in un unico regno, perciò non ebbero mai un'impero: erano certamente spiriti liberi ed indomiti.

Già il padre di RAMSETE II, SETY I, aveva ingaggiato nel suo esercito mercenari SHARDANA contro gli HITTITI di MUWATTALI. Così RAMSETE II dovette affrontare l'aggressione degli SHARDANA che saccheggiarono le località costiere egizie, sconfiggendoli ed, infine, nel 1294 a.C., assumendoli come mercenari nel proprio esercito contro il re hittita HATTUSA, come fece suo padre. Infatti importantissimo fu l'ausilio di questi abili guerrieri nelle file del faraone, perchè questi gli permisero di sopravvivere alla devastazione del proprio accampamento da parte degli HITTITI, essendo difeso da almeno 250 guardie del corpo SHARDANA, riuscendo così a far indietreggiare il nemico. Ramsete disponeva di almeno 200.000 fanti, ma di appena 200 carri da guerra, mentre gli HITTITI potevano schierarne fino a 3000 di quest'ultimi. In ogni modo un cospicuo numero di SHARDANA venne ingaggiato anche nelle file hittite che combattevano gli egizi. Peraltro gli SHARDANA, che non conoscevano alleanze e non combattevano per amore di nessuno, nel 1290 ripresero ad attaccare l'Egitto dal mare. RAMSETE II li definirà "Shardana del mare, dal cuore ribelle, senza padroni, che nessuno aveva potuto contrastare". I guerrieri SHARDANA sono presenti nelle raffigurazioni del Tempio di ABU SIMBEL, eretto per commemorare la vittoria della BATTAGLIA DI QADESH e per intimidire i nemici nubiani dalla cui parte sono rivolte le statue colossali del faraone. Sono raffigurati anche sulle pareti del TEMPIO DI AMON RA a KARNAK.


RAMSETE II, GLI HITTITI, LA BATTAGLIA DI QADESH E IL TRATTATO DI PACE


"Spedì un suo messaggero con una lettera in mano, indirizzata alla Mia Maestà: (lettera del re ittita) - Dice questo tuo servo "Si è conosciuto che sei figlio di Ra, uscito dal suo corpo. Egli ti ha dato tutte le terre riunite insieme. Quanto alla terra d'Egitto e alla terra di Kheta, esse sono tue serve, sono sotto i tuoi piedi. Te le ha date il tuo venerabile padre Ra prima che tu prevalessi contro di noi. Ecco, la tua forza è grande, il tuo valore pesa sulla terra di Kheta. E' forse bello se uccidi i tuoi servi? Il tuo volto è minaccioso contro di noi, non sei clemente: ecco, ieri hai agito e hai fatto massacro di milioni; sei venuto oggi e non hai lasciato truppe. Non far violenza alle tue cose, re potente che preferisce la pace alla guerra! Dacci il fiato! -""

Dal Poema della Battaglia di Qadesh: alla fine della composizione viene riportata questa lettera del principe ittita spedita a Ramsethe II (XIX dinastia-in carica dal 1279 a.C.-1212 a.C.) per chiedere la pace.

Ramses II sul cocchio in un bassorilievo del tempio di Abu Simbel, mentre un leone, simbolo regale, corre assieme ai suoi cavalli.

RAMSETE II fu Re saggio, equilibrato e giusto, venerato come un dio grazie alla sua vita piena di opere buone e utili; ma, mentre a TEBE veniva completata la grande sala ipostila del TEMPIO DI AMON, il sovrano non si dava pace, a causa della sua aspirazione più bruciante, che lo assillava continuamente: concludere una volta per tutte la partita con gli HITTITI ed ampliare l'Impero Egizio fino ai confini dell'Asia. Impresa che i suoi predecessori  tentarono invano, compreso suo padre, SETY I. Noi avremmo parteggiato per gli Egizi, ovviamente; ma gli HITTITI, chi erano? Sul grande scacchiere internazionale dell'epoca anch'essi apportarono elementi di civiltà importantissimi, come vedremo facendo un rapido resoconto prima di occuparci delle strategie di RAMSETE.

Al tempo di RAMSETE II sul trono hittita sedeva il Re MUWATTALI II, col quale si scontrò durante la BATTAGLIA DI QADESH. Gli HITTITI erano un nobilissimo popolo di stirpe indoeuropea, dalla cultura progredita e ricettiva. I primi HITTITI fecero la loro comparsa in Asia Minore intorno al 1700 a.C. In cima alla loro organizzazione sociale, basata su ordinamenti  feudali, vi era il Re, il quale non aveva un potere assoluto e non era considerato l'incarnazione di una divinità, come nelle altre monarchie orientali, ma era sottoposto al giudizio degli UGUALI, suoi PARI, che lo dovevano eleggere alla morte del predecessore. L'ordinamento sociale era costituito da : Re, Nobili e Sacerdoti (che componevano l'assemblea costituzionale), Militari, Artigiani, Servi. Il loro aspetto fisico era nobile e dai caratteri europei; possiamo immaginare i lunghi capelli biondi che incorniciavano il loro bellissimo viso, i corpi perfetti, le tuniche strette in vita da una cintura, dalle larghe maniche, con le spalle a volte coperte da un mantello. Diversamente dalle altre culture mesopotamiche, basate sull'epica e sulla mitologia, gli HITTITI coltivavano una propensione all'introspezione, alla conoscenza d'insieme e all'indagine filosofica, che si può ipotizzare ereditata dalle antiche radici vediche. Vi fu infatti un trattato fra HITTITI e MITANNI in cui si nomina degli dei Vedici: VARUNA, MITRA, NATASATYA. Anche i MITANNI, come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, erano di stirpe indoeuropea e, quindi, probabilmente depositari della conoscenza più antica del mondo. Inoltre, mentre presso gli atri popoli mesopotamici vigeva la legge del taglione ed il CODICE DI HAMMURABI, gli HITTITI svilupparono un codice di leggi che prevedeva, nella maggior parte dei casi, pene pecuniarie o detentive. Oltre a questo bisogna ricordare che la monarchia hittita precedette di millenni le moderne monarchie costituzionali: i nobili avevano il diritto di governare le aree ad essi sottoposte e nominavano il sovrano. Pur essendo stirpe di guerrieri, gli HITTITI non umiliarono mai i popoli conquistati, ma ne rispettavano la cultura e la dignità facendoseli fedeli alleati. Il loro equipaggiamento militare consisteva in leggerissimi e veloci carri da guerra bronzei, che li avvantaggiavano nelle manovre  in battaglia; inoltre lance, frecce, bipenni e lunghe spade ricurve. Distintivo della dignità regale era il bastone ricurvo, detto LIUTO. Adottarono due sistemi di scrittura: geroglifica e cuneiforme (quest'ultima usata nei rapporti diplomatici); scrivevano su tavolette di legno muniti di pennello e inchiostro. Le loro terre erano fertili, producevano orzo, grano e vite. Il pantheon delle divinità era costituito dal DIO DELLE TEMPESTE e dalla DEA DEL SOLE ad esso sposata; ma gli dei che regolavano il comportamento umano erano: il dio WASTULASSIS (che personificava l'idea del peccato), HANTASSAS (l'Equità) e ISTAMANASSAS (Esaudimento). Anch'essi avevano, nella loro mitologia, il concetto del caos rappresentato da un serpente, ILLUYANKAS, sconfitto dal DIO DELLE TEMPESTE portatore dell'ordine universale. L'arte e l'architettura hittita  risentì dell'influsso sumero e assiro, e produsse palazzi, templi e mura dalla struttura colossale e poderosa; i siti archeologici principali sono CATAL HUYUK (già esistente ma da essi occupata intorno al 2000 a.C.), HATTUSA e YAZILIKAYA, nell'attuale Turchia.

Ramses II sul carro di battaglia in un bassorilievo del tempio di Abu Simbel.

LA BATTAGLIA DI QADESH

Al tempo di RAMSETE II l'impero hittita era al massimo della sua potenza occupando tutta la Siria del nord, compresa QADESH (KINZA in lingua hittita), nella parte occidentale del paese, sulle rive dell'ORONTE. Era lo stesso periodo storico in cui si svolse la GUERRA DI TROIA, circa 1294-1275 a.C. La BATTAGLIA DI QADESH fu lo spartiacque che segnò i rapporti fra Egitto e Impero Hittita, con i conseguenti trattati di pace, come vedremo. Prima di intraprendere questa azione di guerra definitiva, RAMSETE studiò a lungo tutti i comportamenti strategici, assicurandosi innanzitutto approvvigionate basi d'appoggio sulla costa fenicia, sede di regni vassalli d'Egitto, munite di arsenali e magazzini. Il Re hittita MUWATTALI fu, dal canto suo, avvertito dei preparativi egizi e si preparava allo scontro, provvisto di un esercito di circa 30.000 uomini. Gli HITTITI avevano anch'essi un gran numero di alleati, nemici storici dell'Egitto: ARVAD, CARCHEMISH, QADESH, UGARIT e ALEPPO. In più avevano assoldato moltissimi mercenari, fra i quali: MISI, PALASATI, LUKKI, SCEKELESH e gli stessi SHARDANA che affollavano anche l'esercito di RAMSETE. Per parte sua RAMSETE aveva mercenari NUBIANI, ASIATICI, SHARDANA; l'esercito egizio era costituito da 4 divisioni con 5000 uomini ciascuna, che portavano i nomi degli dèi principali d'Egitto: divisione AMON, divisione PTAH, divisione RA, divisione SUTEK (SETH, che veniva definito con il nome hyksos). Il mese di aprile il faraone si mise in marcia verso la Siria; raggiunta la Valle dell'ORONTE stranamente non incontrò ancora nessuno e pose gli accampamenti a un giorno di marcia dalla città di QADESH. Gli egizi catturarono due disertori che li informano della presenza degli accampamenti hittiti più a nord. In testa alla divisione AMON il faraone non si fece attendere dal nemico e presto fu sotto le mura di QADESH. Ma i due disertori facevano parte di un tranello teso ai danni degli egizi, che in questo modo si trovarono in una posizione pericolosa e troppo avanzata rispetto alla collocazione del nemico e RAMSETE si trovò scoperto e troppo distaccato dalle altre divisioni, che non lo avevano ancora raggiunto e si trovavano a chilometri di distanza. La divisione SETH, ad esempio, si trovava ad una tale distanza che non potè nemmeno partecipare alla battaglia. MUWATTALI non pose tempo in mezzo: attaccò la divisione RA che si trovava in assetto di marcia, cogliendola di sorpresa e facendola disperdere in una fuga che travolse l'accampamento della divisione AMON. Immediatamente gli HITTITI accerchiarono il campo degli EGIZI con i loro veloci carri da guerra. Sembrava la fine di tutto, un sogno che si infrangeva rovinosamente sulle rive dell'ORONTE. Ma il faraone resistè imperterrito, combattendo contro tutti, cercando di spezzare l'accerchiamento. Lo si può immaginare con la sua corporatura robusta, alto e dalla fulva capigliatura battersi come un eroe omerico, quasi posseduto da una misteriosa forza interiore, come nelle spire di un sogno angoscioso. Alla fine riuscì ad aprirsi un varco fra i nemici, che invasero l'accampamento egizio ed, abbacinati dalle ricchezze che vi trovarono, si abbandonarono al saccheggio e si distrassero dalla battaglia. Quando meno se lo sarebbe aspettato il faraone vide comparire in mezzo al subbuglio un manipolo di reclute egizie che salvarono la situazione sbaragliando gli HITTITI che alla fine si tricerarono entro le mura di QADESH. Il giovane faraone fu così orgoglioso di questo risultato che lo fece commemorare su ogni supporto possibile: su papiro, sulle mura dei templi di LUXOR, KARNAK, ABIDOS, ABU SIMBEL, DENDERA...ed era l'argomento preferito degli artisti di corte!

Ramsete II afferra i nemici, dal palazzo di Ramsete II a Menphis. Il faraone tiene in pugno le chiome di un nubiano, un asiatico e un cananeo.

POEMA DI PENTAUR

A questo punto il Poema di Pentaur (Pentaur non è il nome dell'autore, ma del copista che ha firmato il PAPIRO SAILER che riporta l'epopea di QADESH, scritto una generazione più tardi) così descrive quei memorabili eventi, per bocca del faraone stesso:

"Allora la mia Maestà si levò simile a suo padre Monthu, indossò l'armatura di battaglia. La sua pariglia si chiamava Vittoria in Tebe e Letizia di Mut. Poi sua Maestà si lanciò all'attacco e penetrò nell'esercito del vinto di Khatti, ed era solo, non c'era assolutamente nessuno a suo fianco; quando Sua Maestà si voltò, vide di esser circondato da 2.500 pariglie con tre uomini per cocchio. -  (Si passa alla prima persona, il faraone parla) -  Non c'è nessuno con me, non un fante, non un auriga, non un soldato di carriera. Il mio esercito è stato distrutto e non c'è nessuno per combattere contro il nemico! O Padre mio Amon, forse che un padre ignora il proprio figlio?! Io grido a te, Padre mio Amon! Mi trovo tra gente sconosciuta, tutti i paesi stranieri sono uniti contro di me! Il mio grande esercito mi ha abbandonato e nessuno dei miei soldati è con me! Se li chiamo, nessuno risponde...Ma io chiamo Amon, che è utile a me più di migliaia di fanti e di migliaia di carri, più di decine di migliaia di fratelli e figli uniti in una sola volontà! - (Il dio Amon risponde) - Avanti, avanti! Io, tuo padre, sono con te e con te è il mio braccio! - (A questo punto un pavido auriga si rivolge al faraone) - O mio buon Signore, o valoroso sovrano e difensore dell'Egitto nel dì della battaglia! Noi siamo soli fra i nemici! Ecco l'esercito tutto ci ha abbandonati! Vuoi tu rimanere finchè ci tolgono il respiro dalle labbra?! Salviamoci o grande Ramsete! - (Ramsete risponde) - Coraggio! Rinfranca il tuo cuore o mio auriga! Io penetrerò tra i nemici come falco! Io uccido, massacro, anniento! - (il Poema narra poi la ripresa della battaglia il giorno successivo) - Il sacro Ureo sputa fiamme sul nemico facendone strage, tanto che non rimangono che cataste di cadaveri dinanzi ai miei cavalli!"

"BUONA PACE E FRATERNITA' ETERNA"

Ma in realtà non ci fu nessuna battaglia il giorno dopo e QADESH continuò a rimanere in mani hittite. Nonostante la narrazione celebrativa e propagandistica presentasse una vittoria che in realtà non ci fu, bisogna tuttavia riconoscere il grande coraggio ed eroismo dimostrato da RAMSETE, che per certo è riportato in tutta la sua autenticità. La realtà fu molto meno brillante, poichè tutto si risolse in un nulla di fatto e con ingenti perdite egizie. Ma tutto questo "rumore per nulla", si può dire, fu molto più fruttifero di qualsiasi vittoria, perchè costrinse HITTITI ed EGIZI ad un TRATTATO DI PACE che permise al regno di RAMSETE II di essere ricordato come il più tranquillo della storia. Il Re hittita MUWATTALI, protagonista della BATTAGLIA DI QADESH, morì poco tempo dopo questo evento ed, in seguito, ci fu un periodo di disordine dovuto ad una crisi dinastica, che vide l'ascesa al trono di HATTUSILI III, fratello del Re defunto. Gli HITTITI a questo punto non se la sentirono di proseguire le ostilità con l'Egitto, poichè un'altra minaccia incombeva già alle porte del loro impero: quella degli ASSIRI. Fu allora che Re HATTUSILI III si riappacificò con RAMSETE, stipulando quello che fu il primo trattato internazionale di pace del mondo. Due copie di questo trattato, su tavole d'argilla sono state trovate ad HATTUSA e a TEBE.

IL TRATTATO DI PACE:

"Il grande capo degli Hittiti non invaderà mai più il territorio dell'Egitto e, da parte sua, il grande signore e dominatore dell'Egitto non invaderà mai più, a scopo di preda, il territorio degli Hittiti. Se un altro nemico attaccherà il territorio di Ramses e questi manderà a dire al grande capo degli Hittiti: "Vieni in mio aiuto contro di lui", il grande capo degli Hittiti accorrerà a sconfiggere il nemico. Ed egualmente, se un altro nemico verrà contro il grande capo degli Hittiti e questi chiederà a Ramses aiuto e rinforzi, questi verrà per sconfiggere il nemico oppure manderà la sua fanteria e i suoi carri da guerra. Questi patti sono scritti su tavolette di argento del paese ittita e del paese di Egitto. Chi dei due contraenti non li osserverà, mille Dei del paese degli ittiti e mille Dei del paese degli egizi distruggano la casa, la terra, i sudditi. Al contrario, chi osserverà questi patti, egizio e ittita che sia, mille Dei del paese degli ittiti e mille Dei del paese degli egizi, facciano che egli viva in buona salute e con lui la sua casa, il suo paese i suoi sudditi."

Il Trattato si conclude con l'augurio rispettivo dei sovrani di "buona pace e fraternità eterna" e fu ulteriormente rafforzato dal matrimonio di RAMSETE II con una figlia di HATTUSIL III, a cui fu dato il nome egizio di  MAET NEFERU RA, successivamente anche con una seconda figlia di quest'ultimo. Il matrimonio fu celebrato nella città di PI RAMESSE alla presenza del sovrano hittita, dei re dei regni vassalli e dai soldati dei rispettivi eserciti. RAMSETE aveva allora circa 50 anni. Nonostante i convenevoli, però, RAMSETE celebrò comunque il concluso Trattato come una valorosa vittoria, aggiungendo al proprio protocollo questi aappellativi:

"Toro fra i dominatori che traccia i confini dei due Paesi fin dove Egli vuole"

 Si diede così inizio ad un lungo e prospero regno pacifico, durante il quale RAMSETE II dimostrò tutta la sua grandezza nella riorganizzazione del Paese, come vedremo nel successivo capitolo.

Copia del trattato fra egizi e hittiti, conservato al Museo archeologico di Istanbul.


RAMSETE II E L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE NELL'ANTICO EGITTO (parte V)


"O voi, bravi giovani che non siete mai stanchi e che ogni giorno vegliate sul lavoro...Io, Ramesse Meriamon, vi dichiaro che i viveri affluiscono davanti a voi e non ci sarà più un "ah, se avessi...". Realizzerò i vostri bisogni in ogni cosa, sicchè voi lavoriate per me con cuore amante. Io sono un difensore vigile della vostra condizione: le provviste in vostro possesso saranno più pesanti delle vostre prestazioni. Io conosco il vostro eccellente mestiere, e anche che ci si rallegra di lavorare quando il ventre è pieno. Ciascuno di voi ha un anticipo di un mese sul salario. Si riempiono per voi d'ogni cosa i magazzini, di pane, di carne, di dolci, sandali, vesti e unguenti abbondanti in modo che vi ungiate la testa ogni dieci giorni, vi rivestiate a nuovo ogni anno e i vostri piedi siano solidamente calzati in ogni tempo. Ho fatto tutto questo affinchè siate prosperi e lavoriate per me d'un solo cuore." (traduzione di Edda Bresciani)

Dalla STELE DI KUBAN, di Ramesse II, datata all'8° anno del suo regno (1267 a.C. circa), rivolta agli operai delle cave di pietra, che estraevano i blocchi per le statue del re fra i quali vi erano, oltretutto, soprattutto prigionieri di guerra.

Questo capitolo sugli aspetti sociali della civiltà egizia è particolarmente importante per le sue implicazioni odierne, quindi è utile fare alcune premesse: la storia e l'archeologia sono sempre state il campo di battaglia di teorie pseudo-scientifiche, convinzioni religiose, ideologie; quando determinati personaggi, considerati dei seri studiosi, non cercano la verità storica, ma la conferma di racconti biblici o, non si sa se peggio ancora, la legittimazione di teorie pseudo-scientifiche come il darwinismo sociale (in voga nel XIX secolo allo scopo di avallare sopraffazione sociale, liberismo e discriminazioni razziali) poi è molto difficile riuscire a scardinarle, sebbene le prove contrarie parlino da sole a suon di papiri, iscrizioni, reperti archeologici...Questo vale soprattutto per quel che riguarda l'organizzazione sociale della civilissima società egizia, la conoscenza della quale dovette essere una spina nel fianco per coloro che avrebbero voluto la civiltà umana nata da principi di prevaricazione e non, com'è più plausibile, dalla generale collaborazione. Oggi nessuno, a meno che non sia vissuto sulla luna negli ultimi 100 anni, può credere ancora che nell'Antico Egitto possa essere esistita la schiavitù, ma attraverso insinuazioni in documentari appositamente costruiti e nuovi kolossal biblici appena usciti nelle sale cinematografiche, ci si vorrebbe, rasentando il ridicolo, ancora nostalgicamente aggrappare all'idea di un Egitto popolato da schiavi che anelavano la fuga.

Leggiamo, a proposito della società egizia, un brano di EDDA BRESCIANI, egittologa e archeologa di fama mondiale, nel capitolo sull'Antico Egitto da lei curato del primo volume dell'enciclopedia "La Storia" di Mondadori:

LE CLASSI SOCIALI (a cura di Edda Bresciani)

"C'era un'uguaglianza assoluta tra le varie classi della popolazione (benchè certamente siano diverse per censo), il livello di vita era alto, la piccola proprietà era diffusa. Oltre alla classe dei funzionari e degli appartenenti al clero, la massa della popolazione era formata da contadini che lavoravano per i privati, o i domini regi o i templi, con un contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale , che definiva esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio d'esser citati nei tribunali locali; c'erano inoltre gli affittuari, che prendevano a lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto. C'erano poi gli operai dello Stato, addetti alle cave e alle miniere. C'era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C'erano i commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c'erano i marinai, che esercitavano il commercio marittimo verso Creta, Cipro, il Libano, esportando e importando. C'era anche un'altra classe, la più bassa, formata da persone che "appartenevano" al Re o ai templi, o a privati, alle quali non è esatto dare il nome di schiavi, ma piuttosto quello di servi: uomini addetti soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alla casa. Decreti regali proteggevano nell'Antico Regno il lavoro dei servi dipendenti dai templi; d'altra parte il trattamento di quest'umile categoria era, a quanto si sa, buono".

Vi erano certo dei casi di costrizione e lavori forzati a cui venivano sottoposti particolari criminali per scontare la propria pena o in altre eventualità, ma si trattava comunque di una condizione intermedia, poichè il soggetto poteva possedere le sue proprietà, si poteva sposare e la legge lo proteggeva da maltrattamenti. Dopotutto, negli Stati Uniti oggi non si mettono ai lavori forzati i galeotti? E forse si sarebbero trovati meglio nell'Antico Egitto! :-D

Gli antichi egizi erano un popolo fondamentalmente pacifico, mite e tollerante, le guerre erano quasi sempre intraprese a scopo di difesa o per creare zone cuscinetto ai confini del Paese. Una delle molte testimonianze sulla società egizia è il villaggio operaio di DEIR EL MEDINAH, una valle sulle rive del Nilo, di fronte a TEBE, uno dei tre esempi di villaggio operaio scoperti dell'Antico Egitto, oltre quello di AMARNA e KAHUN, che testimonia la vita quotidiana dei lavoratori addetti alla costruzione delle tombe della VALLE DEI RE. I reperti di questo villaggio dimostrano un livello di vita più che dignitoso: venivano regolarmente pagati a scadenza mensile; vi era il tribunale, l'assistenza medica e la scuola, come si può evincere dal grado di alfabetizzazione testimoniato dalle innumerevoli ostraka trovate nel villaggio. Non dobbiamo pensare che fossero lavoratori privilegiati, provenivano anzi da molte etnie diverse, perciò fra loro vi erano anche prigionieri di guerra; inoltre le categorie erano disparate: dall'artigiano professionista al servo e alla lavandaia, e le prove archeologiche testimoniano che il trattamento era ugualmente dignitoso per tutti.

 Ecco un brano dello studioso FEDERICO ARBORIO MELLA, tratto dal bellissimo libro L'EGITTO DEI FARAONI (edito da Mursia):

"Non sappiamo con esattezza quali fossero le condizioni dei prigionieri di guerra, ma comunque è certo che non erano schiavi. Venivano reclutati con nome e cognome e trattati come tutti gli altri operai. Certamente non avevano la facoltà di scegliersi il lavoro e a loro erano affidati quelli più impegnativi. Ma, trascorso un certo periodo potevano anche tornarsene a casa oppure accasarsi in Egitto con assoluta parità di diritti. Lo stesso Erodoto, parlando dell'Egitto, non accenna mai all'esistenza di schiavi. I lavori veramente pesanti, per esempio, quelli in miniera o nelle cave del Sinai erano invece con ogni probabilità compiuti da condannati ai lavori forzati, cioè assassini, predoni, e altri criminali del genere".

Leggiamo anche le parole di un'altro studioso, VIVIANO DOMENICI, firma storica della pagina scientifica del Corriere della Sera, in un suo importante articolo:

"Un esempio per tutti è dato dai documenti trovati nel villaggio di Deir el Medineh, non lontano da Tebe, dove vivevano operai specializzati e artigiani addetti alla necropoli reale. Da questi documenti scopriamo una realtà decisamente moderna. Il lavoro degli operai era regolamentato da un vero e proprio contratto garantito dal faraone. I lavoratori erano organizzati in gruppi diretti ciascuno da un capomastro che teneva un minuzioso rendiconto dell'andamento dei lavori e della gestione del personale. Orario, quantità di lavoro e compensi erano stabiliti con precisione. Il salario veniva versato giornalmente sotto forma di viveri e, ogni dieci giorni, con razioni di unguenti (indispensabili per chi doveva lavorare sotto il sole); vesti e sandali erano invece forniti periodicamente, secondo le esigenze. La retribuzione totale prevedeva comunque un saldo periodico sotto forma di lingotti di rame, equivalente della moneta. Una squadra di venti operai era affiancata da un guardiano, due manovali, due serve e un pompiere; inoltre, come ha scritto lo storico Jaques Pirenne,  "un medico era addetto alla squadra a cui andava regolarmente a fare visita, in virtù di leggi sull'igiene del lavoro il cui testo non ci è giunto ma di cui sappiamo che riguardavano permessi di lavoro, precauzioni contro il caldo, mantenimento degli opifici, igiene del vestiario, alloggi, rifornimenti, ripartizione equa del lavoro". Era formalmente vietato il prolungamento dell'orario di lavoro, il sequestro degli arnesi o la trattenuta dello stipendio. La proprietà dell' abitazione da parte degli operai era favorita da specifiche leggi e, da una certa epoca in poi, gli operai vennero esentati dal pagamento delle tasse sulla casa. Motivi di assenza dal lavoro (che non pare prevedessero detrazioni sul salario) potevano essere la malattia, il compleanno della madre, la lite con la moglie e persino la malattia dell'asino con il quale l'operaio raggiungeva il luogo di lavoro. Il capomastro registrava tutto, ma spettava poi alla commissione composta dai rappresentanti dei lavoratori esaminare i diversi casi e prendere eventuali provvedimenti. L' attività di questi tribunali operai era comunque controllata dagli scribi statali che potevano denunciare al capo della polizia di zona eventuali irregolarità riscontrate. L'operaio che riteneva di aver subito una condanna ingiusta da parte dei suoi stessi colleghi giudici poteva appellarsi agli scribi, al capo della polizia o direttamente al faraone. È noto il caso di un'operaia tessile, licenziata per aver sbagliato un lavoro, che si appellò al capo della polizia e venne reintegrata nel posto di lavoro. Nonostante un'organizzazione così articolata e capillare, nel villaggio di Deir el Medineh si verificarono a più riprese proteste e scioperi causati soprattutto dall'inadeguatezza degli alloggi e dai ritardi nel versamento degli alimenti stabiliti. In occasione di uno di questi scioperi fu lo stesso faraone Ramses II ( XIII secolo a. C.) a doversi rivolgere agli operai e per convincerli a sospendere l'agitazione dovette accettare tutte le loro richieste." http://archiviostorico.corriere.it/2005/giugno/14/antico_Egitto_paradiso_della_classe_co_9_050614021.shtml

ROGER SABBAH, uno dei fratelli Sabbah, archeologi, filologi studiosi di lingue antiche, che hanno scritto il libro I SEGRETI DELL'ESODO dopo vent'anni di ricerche nei siti archeologici, così si esprimono a proposito degli Ebrei in un intervista rilasciata ad ADRIANO FORGIONE, ex direttore della rivista Hera:

"Chi erano? Degli schiavi del faraone? Lo sappiamo, la civiltà egizia non è mai stata schiavista". http://mikeplato.myblog.it/2009/09/13/l-esodo-ebraico-secondo-roger-sabbah/

Inoltre ci sono documenti scritti che confermano l'esistenza del diritto di sciopero, come quello del famoso PAPIRO DELLO SCIOPERO conservato al Museo Egizio di Torino, compilato intorno alla metà del XII secolo a.C. dallo scriba AMENNAKHTE presso lo stesso villaggio di DEIR EL MEDINA, risalente al regno del successore di RAMSETE II: RAMSETE III.

RAMSETE II in particolare si interessò sempre personalmente delle condizioni di vita del popolo, promulgando nuove leggi sull'igiene, affidando agli operai stessi le decisioni sulle questioni del loro lavoro, esentò dalle tasse le classi povere. Tutto il popolo così migliorò le proprie condizioni, la piccola proprietà venne incoraggiata con conseguente sviluppo di classi medie. La lungimirante liberalità di RAMSETE II permise il progresso delle arti e dell'artigianato: mobilieri, vasai, pittori, scultori, decoratori...si poterono dedicare ad un'eccezionale richiesta del loro talento.


RAMSETE II: I MONUMENTI (parte VI)


Il lunghissimo regno di Ramsete II (1297 a.C.- 1213 a.C.) permise a questo faraone di portare a termine gran parte delle opere monumentali che progettò, e di completare anche quelle che suo padre, SETHY I, lasciò in sospeso, come il tempio di ABYDOS, il quale sulle pareti del viale d'ingresso reca la lunga iscrizione in onore del padre e degli dèi, che potete leggere qui, assieme alla descrizione del luogo:

https://plus.google.com/112628118463774814307/posts/BDSvB4PZhXV

Faremo un breve sorvolo sui monumenti eretti in 67 anni di regno.

IL TEMPIO DI ABYDOS

L'insediamento di ABYDOS risale alla preistoria, come preistorica fu la prima divinità qui adorata: KHANTEMENTYU, un dio dalle fattezze di sciacallo legato al culto dei morti e alla custodia delle necropoli. Solo in epoca più tarda vi fu istituito il culto di Osiride, durante la XII dinastia. Moltissime furono le ricostruzioni architettoniche del luogo durante 30 dinastie; in particolare il padre di RAMSETE II, SETHY I, vi fece costruire un nuovo tempio, separato da quello antico; opera che non riuscì a completare e successivamente compiuta da RAMSETE.

Il dio androgino del Nilo e la dea Iside in un bassorilievo del Tempio di Abydos, offre le ricchezze dell'Egitto.

IL TEMPIO MAGGIORE E TEMPIO MINORE DI ABU SIMBEL

Il TEMPIO MAGGIORE di ABU SIMBEL, scavato nella roccia e costituito da 4 enormi statue colossali alte 20 metri poste ai lati dell'ingresso, è stato costruito sulle fondamenta di un tempio antichissimo dedicato al dio HORUS, che RAMSETE II non si fece scrupolo a demolire per sostituirlo con il nuovo monumento. Si trova nella parte meridionale dell'Egitto, lungo il NILO. Quattro statue alte 20 metri sono rivolte proprio verso la NUBIA, con il chiaro intento di porre in soggezione le turbolente popolazioni nubiane dopo che furono sconfitte e ammansite. All'interno del tempio vi è scritto il nome del capo degli scultori che si occupò di dirigere i lavori: PYAY. Ai lati delle gambe del faraone seduto, sono raffigurate in piedi le statue della madre TUYA e della moglie NEFERTARI, mentre, al centro delle gambe, si trovano le statue più piccole dei figli, riconoscibili per la treccia infantile ricadente su un lato del capo. Una delle statue è rovinosamente crollata e se ne possono vedere i resti a terra davanti al tempio, rimanendo integre solo le gambe. All'interno del TEMPIO MAGGIORE si trova la GRANDE SALA IPOSTILA, il cui soffitto è sorretto da 8 pilastri sui quali sono addossate altrettante statue di RAMSETE II in veste di OSIRIDE; il soffitto è dipinto con figure di avvoltoi nella navata centrale, con stelle nelle navate laterali. Le pitture alle pareti narrano la BATTAGLIA DI QADESH, come in tutti i monumenti di RAMSETE II. Da qui si accede ad una sala più piccola dove si illustra l'accesso del Re al mondo degli dèi.

Le statue colossali davanti al Tempio di Abu Simbel.

La Sala ipostila del Tempio di Abu Simbel con le statue di Osiride addossate ai pilastri.

Le quattro statue sedute del santuario interno del Tempio di Abu Simbel. Da sinistra a destra: il dio Ptah (protettore degli artisti), Amon Ra di Tebe (padre degli dèi e dio del sole), Ramses II e Ra Harakhti di Eliopoli (il falco con il disco solare).

Foto: il rimontaggio del Tempio di Abu Simbel che venne spostato dopo la costruzione della diga di Assuan.

 Il TEMPIO MINORE, dedicato alla regina NEFERTARI associata alla dea HATOR, si trova a pochi metri di distanza da quello maggiore e presenta 6 statue alte 10 metri, in cui il faraone viene raffigurato nelle stesse misure della regina e questo è un caso davvero singolare secondo i canoni dell'epoca, che conferma la particolare intesa esistente tra RAMSETE II e la sposa reale. Ai lati delle gambe, come nel TEMPIO MAGGIORE, vi sono rappresentati, in piccola misura, i figli, mentre all'interno vi è una sala con 6 pilastri con capitello di forma hatorica. Sulle pareti di questo tempio il faraone dedica alla regina questa iscrizione definendola come ""Colei che fa risplendere il sole". Le pareti interne della sale sono decorate con scene che raccontano la vita del faraone e della regina.

Il Tempio minore di Abu Simbel, dedicato alla regina Nefertari e alla dea Hator.

Sala ipostila del Tempio minore di Abu Simbel e i pilastri con l'effige della dea Hator.

ABU SIMBEL: IL TRASFERIMENTO IN SEGUITO ALLA COSTRUZIONE DELLA DIGA DI ASSUAN NEL 1968

In seguito alla costruzione della grande diga di Assuan, si decise di smontare i due templi per salvarli dalle acque del Nilo. Con un magistrale lavoro essi sono stati separati dalla roccia della collina, sezionati e ricostruiti completamente ad una maggiore altitudine. Nel 1968 venne inaugurata la fine dei lavori e la collocazione del monumento nella nuova sede.

IL RAMESSEUM

L'architetto di corte PENRA venne incaricato della costruzione del complesso funerario di RAMSETE II: il RAMESSEUM, destinato alla celebrazione dei riti funebri in onore del sovrano, non alla custodia delle sue spoglie, che vennero portate altrove. Si trova a TEBE, sede del clero di AMON, nell'Alto Egitto. La denominazione del sito così recitava originariamente: CASA DI MILIONI DI ANNI DI USERMAATRA SETEPENRA CHE UNISCE LA CITTA' DI TEBE CON I DOMINI DI AMON. Col nome di "Ramesseum" venne indicato poi da JEAN FRANCOIS CHAMPOLLION che nel 1829 ne visitò le rovine. Vent'anni ci vollero per completare quest'opera. Il viale d'ingresso era costituito da due file di piloni in pietra, che conducevano ad un ampio cortile al centro del quale si trovava un colosso di Ramsete II, i cui resti caduti a terra sono ancora conservati sul posto; un secondo cortile precedeva l'accesso alla grande sala ipostila, il cui soffitto era sorretto da ben 48 colonne colossali che facevano da cornice al santuario interno. Neanche a dirlo, le mura d'ingresso e le poderose colonne interne al tempio vennero istoriate con la famosa BATTAGLIA DI QADESH, croce e delizia del faraone. La STATUA COLOSSALE DEL PRIMO CORTILE DEL TEMPIO, i cui resti si trovano sul posto, era alta ben 19 metri e pesava 1000 tonnellate! L'ingresso del tempio era fiancheggiato da due statue del faraone: una in granito rosa, l'altra in granito nero. Al BRITISH MUSEUM possiamo oggi ammirare una delle teste di queste statue che venne rimossa per essere portata in Europa. Il tempio  è relativamente ben conservato, poichè ben 31 colonne su 48 sono rimaste in piedi, alte 41 metri! Ma il RAMESSEUM non era costituito soltanto dal tempio commemorativo di RAMSETE II, ma tutto il suo circondario brulicava di attività: botteghe, magazzini, una scuola di scribi e anche dei templi minori eretti alla memoria della madre TUYA e della moglie principale NEFERTARI. DIODORO SICULO (90 a.C. circa – 27 a.C.), storico autore dell'opera Bibliotheca historica, comprendente la storia universale, descrive le enormi statue di RAMSETE, che allora dovevano essere meglio conservate, con enorme stupore e ne grecizza il nome in OSIMANDIA, dedicandogli questi versi:

"Sono Ozymandyas, il Re dei Re. Se qualcuno vuole sapere quanto grande io sia e dove giaccio, superi qualcuna delle mie imprese".

Facciata del Ramesseum con le statue colossali di Ramses II.

Testa colossale di una statua di Ramsete II davanti al Ramesseum, o Tempio funerario.

I resti di una statua colossale posta nel cortile del Ramesseum, o Tempio funerario di Ramsete II.

LA CITTA' DI PI-RAMESSE

Il suo nome significa "Casa di Ramsete" e costituiva una propaggine della vecchia capitale hyksos AVARIS, a cui il faraone si sentiva legato per i motivi esposti nel precedente paragrafo "RAMSETE II E IL CULTO DI SETH". RAMSETE II non fu il primo costruttore di questa città, ma la sua edificazione risale ai primi regni successivi alla parentesi amarniana di AKHENATON, da HOREMHEB prima e da RAMSETE I poi. Il faraone SETHY I fece in modo che il tempio di SETH della vicina AVARIS (capitale hyksos) fosse incluso nel nuovo complesso cittadino di PI-RAMESSE, in onore alla divinità ufficiale del vecchio regno HYKSOS con cui, probabilmente, avevano legami di sangue, come ipotizzò l'egittologo FERNAND CROMBETTE. RAMSETE II contribuì all'ulteriore ampliamento della città che fu la la capitale del regno per tutta la dinastia dei RAMESSIDI. Durante la successiva dinastia, la XX, le diramazioni del NILO che lambivano la città si prosciugarono, decretando la fine dell'insediamento che venne saccheggiato del suo materiale edilizio per la costruzione della nuova capitale TANIS, situata pochi chilometri più a nord. L'abitudine di smatellare le vestigia dei regni precedenti deriva dall'antica concezione secondo cui ad ogni nuova dinastia corrispondeva una nuova èra, un nuovo mondo come una nuova vita.

Una ricostruzione della città di Pi Ramesse.

LA SALA IPOSTILA DEL TEMPIO DI KARNAK

La parte meridionale del TEMPIO DI KARNAK (TEBE) venne arricchita da RAMSETE II, che vi aggiunse sulle pareti le scene della BATTAGLIA DI QADESH, dopo gli interventi che, a sua volta, fece il padre SETHY I. Il complesso templare di KARNAK, dedicato al dio AMON, alla sua sposa MUT e al figlio KHONSU, venne anch'esso molte volte riedificato, ed è tutt'oggi difficile risalire alla sua prima fondazione, che si dovrebbe riallacciare alla XII dinastia, sotto il Re SESOSTRI I (1919 a.C.). Dalla XII dinastia alla XXX ogni faraone volle  farsi ricordare sulle mura del TEMPIO DI KARNAK. Come abbiamo precisato più sopra, ogni dinastia era concepita come un nuovo inizio, perciò ogni regnante si sentiva legittimato ad usurpare il materiale più antico per sostituire la propria immagine a quella dei predecessori. La GRANDE SALA IPOSTILA venne fatta edificare da SETHY I, occupa ben 5000 metri quadrati ed è anche oggi costituita da 134 colonne su 16 file, alte 23 metri. Il portico d'accesso, che costituiva le colonne delle due file centrali, un terzo più alte delle altre, furono opera di AMENHOTEP III (XVIII dinastia, 1411 a.C. e oltre).

Colonnata centrale della Sala Ipostila di Ramsete II nel Tempio di Karnak.

Viale d'accesso al Tempio di Karnak con le sfingi leonine.

MENPHIS, O MENNOF RA

MENPHIS è il nome grecizzato della prima capitale dell'ANTICO REGNO, del I nomo (distretto territoriale) del BASSO EGITTO e che ERODOTO dice essere stata fondata da MENES, il faraone unificatore dell'Egitto. Era il centro del culto del dio  PTAH, patrono degli artisti. Raggiunse il suo massimo splendore durante la VI dinastia, per poi decadere fino ad essere rivalutata da RAMSETE II, che apportò migliorie al TEMPIO DI PTAH, ampliandolo, come egli stesso dice, ed erigendovi davanti le GRANDI STATUE COLOSSALI che ritraggono il faraone, delle quali una si trova al MUSEO EGIZIO DEL CAIRO che, a causa delle sue immense dimensioni, la espone adagiata a terra, l'altra nella Piazza della stazione al Cairo. Poco distante dai colossi di RAMSETE II si trova una statua di SFINGE di alabastro forse creata al tempo di AMENOPHI II. In un epigrafe trovata ad ABU SIMBEL RAMSETE II si rivolge al dio PTAH con queste parole:

"A Menphis ho ampliato la tua casa, l'ho eretta con assiduo lavoro, con oro e costose pietre vere..."

Ma a Menphis avevano sede anche le fabbriche dei carri di guerra, che costituivano un settore importantissimo in campo militare. A MENPHIS forse lavorò l'architetto IMHOTEP, che iniziò la CITTADELLA DALLE MURA BIANCHE. Sulle mura del PALAZZO DI RAMSETE II, comprendente una sala ipostila di cui rimangono solo i basamenti delle colonne, è raffigurato il famoso bassorilievo del faraone che afferra i nemici per i capelli, rispettivamente un nubiano, un asiatico e un semita.

Statua colossale di Ramsete II da Menphis, esposta al Museo del Cairo.

Ramsete II afferra i nemici, bassorilievo dal Palazzo Reale di Menphis, ora esposto al Museo Egizio del Cairo.


RAMSETE II: IL TRAMONTO (parte VII)


Diverse generazioni di egizi non conobbero altro faraone che RAMSETE II, che visse fino a 97 anni e ne regnò almeno 67, al punto che i sudditi, quando morì, nel 1213 a.C., credettero che il sole non sarebbe più sorto, e che il mondo sarebbe finito da lì a poco, perchè davvero, a causa della sua longevità, ci fu l'universale persuasione che Ramsete fosse  l'incarnazione del dio, e che la sua morte avrebbe portato disgrazie e catastrofi. Man mano che il Re invecchiava e la sua determinazione veniva meno, lo stesso Impero cominciava a mostrare le prime crepe, dopo 67 anni di prosperità, pace con i vicini e creatività artistica e monumentale. La progressiva debolezza del faraone permise la rimonta politica del clero di AMON, che iniziò ad intromettersi sempre più negli affari di stato. Le diseguaglianze sociali si accentuarono, favorendo privilegi di classi agiate, in contrasto con le riforme sociali di RAMSETE che, all'inizio del suo regno, apportarono protezione e facilitazione per le classi più povere, innanzitutto con l'eliminazione delle tasse per le categorie  più disagiate; miglioramenti furono apportati dal faraone anche a favore delle classi lavoratrici addette ai monumenti, con la delega agli operai stessi sulle decisioni relative alle condizioni di lavoro. Inoltre, il regno alleato degli HITTITI era minacciato da altre popolazioni provenienti dai Balcani e dai Paesi del nord, costituendo così anche una minaccia per l'EGITTO, che sarebbe stato a sua volta conquistato se il regno hittita fosse caduto. La crisi di successione e la confusione scaturita alla morte di RAMSETE II rincuorarono i nemici nei loro propositi di conquista. Successore al trono  del vecchio faraone fu il tredicesimo dei suoi figli, MERENPTAH, figlio della seconda sposa reale dopo la morte di Nefertari: ISINOFRET. MERENPTAH  era già un uomo attempato quando salì al trono, aveva 60 anni. L'Egitto faceva da sempre gola a tutti, con le sue ricchezze naturali, il NILO, le miniere d'oro in NUBIA, ecc...e MERENPTAH, non più giovane, dovette affrontare tutti questi problemi, con i NUBIANI di nuovo in rivolta a sud, i PALESTINESI e i POPOLI DEL MARE a nord, i LIBI a occidente. I LIBI furono da lui fatti indietreggiare ma non sconfitti, in quanto verranno debellati in seguito da RAMSETE III. MERENPTAH fece del suo meglio per proteggere l'Egitto dalle mire straniere, si instaurò così un periodo di effimera tranquillità. Questo faraone fu comunque riconosciuto come un eroe che riportò la sicurezza ai confini del Paese. Alla sua morte su succederono diversi Re di passaggio: SETHY II, SIPTAH e una donna, la regina TAUSERT, che si suppone fosse una consorte di SETHY II, la quale, però, durò poco, morendo in circostanze misteriose, forse in seguito ad una congiura di corte. Dalle nebbia della confusione e degli interregni, uscì il fondatore della XX dinastia: SETHNAKHT, il quale, stranamente, salì al trono quando la regina TAUSERT era ancora viva. La situazione non era rosea, anche se il valore di MERENPTAH assicurò un periodo di relativa pace, e SETHNAKHT dovette di nuovo prendere iniziative militari contro gli invasori che premevano ai confini, lasciando di sè un ricordo positivo. RAMSETE III fu il successore di SETHNAKHT; anch'egli realizzò grandi imprese e regnò dal 1197 al 1165 a.C. Ma questa è un'altra storia.


RAMSETE II: KV7, LA TOMBA (parte VIII)


La tomba di RAMSETE II è denominata con la sigla KV7, che sta per "King Valley 7", ovvero la tomba n.7 della Valle dei Re. Possiamo dire che RAMSETE II non potè certo stare tranquillo dopo la morte: infatti il suo corpo venne più volte trasferito da un luogo all'altro, a causa del pericolo rappresentato dai saccheggi dei ladri, che costrinsero, appunto, i regnanti a farsi seppellire in tombe scavate nella VALLE DEI RE, accanto alla città di TEBE, i cui accessi venivano sapientemente mascherati e confusi con la parete rocciosa, ma, a quanto pare, anche questo servì a poco. Secondo il "PAPIRO DELLO SCIOPERO" al Museo di Torino, due tombaroli tentarono di entrare nella KV 7 nell'anno di regno 29 di RAMSETE III, durante la XX dinastia. Durante la XXI dinastia, la mummia di RAMSETE II èvenne spostata prima alla KV 17, poi nella tomba della regina INHAPY a DAYR AL BAHRI, TT 320, dove fu ritrovata nel 1881. La mummia del faraone, di cui parleremo nel prossimo paragrafo, è conservata in modo eccezionale e permette di conoscere molte cose su du lui. La tomba originale di RAMSETE II, KV7, è larga circa 100 metri, praticamente una delle tombe più grandi della Valle dei Re; tre corridoi inclinati portano ad una camera sotterranea e ad un'altra con il soffitto sorretto da pilastri con due camere laterali. Un corridoio in discesa centrale e due laterali portano ad un'altra camera. In questa camera un cambiamento dell'asse verso destra porta alla camera sepolcrale e alle sue sei camere adiacenti. La progettazione della tomba è conforme al metodo dell'asse inclinato; l'ingresso è scavato nella roccia di calcare del fondovalle della collina; il passsaggio scende per circa 58 metri all'interno della roccia. Poichè l'ingresso della tomba si trova in un punto particolarmente basso della valle, nei millenni l'interno è stato più volte soggetto a inondazioni; a causa di queste flussi d'acqua del Nilo le pitture sulle pareti sono danneggiate o mancanti, ma la maggior parte delle scene possono essere interpretate dai frammenti e raffigurano: "IL LIBRO DELLE PORTE", "IL LIBRO DEI MORTI", "IL LIBRO DELLA VACCA CELESTE", "IL LIBRO DELL'AMDUAT", "LE LITANIE DI RA", "IL RITUALE DELL'APERTURA DELLA BOCCA", infine il Re assurto a divinità. La tomba è stata trafugata nell'antichità, ed è stata quasi completamente riempita di detriti dalle inondazioni fin da allora. E' stata scoperta dall'egittologo HENRY SALT (Lichfield, 14 giugno 1780 – Desuke, 30 ottobre 1827) nel 1817.

Foto: una delle sale affrescate della tomba KV7 di Ramsete II (1297 - 1213 a.C.), nella Valle dei Re; si notano i danni prodotti dalle inondazioni del Nilo nella parte sottostante delle pareti.


RAMSETE II: LA MUMMIA (IX e ultima parte)


Eccoci giunti all'argomento più scabroso: quello sulla mummia ed, inevitabilmente, sulle teorie che riguardano l'appartenenza etnica di RAMSETE II, e degli egizi in generale; argomento che, ogni volta che viene affrontato, non può evitare di suscitare polemiche e scaldare gli animi di coloro che vorrebbero gli Egizi a propria immagine e somiglianza, cioè praticamente tutti. Perciò eviteremo di parteggiare e ci limiteremo ad esporre il risultato di esami sulla mummia e teorie, ricordando sempre che le sponde del NILO, fin da epoca preistorica, furono  teatro dell'incontro di diverse popolazioni e gruppi etnici e che la distribuzione geografica delle etnie, migliaia di anni fa a partire dalla preistoria, era molto diversa da quella odierna.

Il governo egiziano, nel 1975, permise ai francesi di trasportare la mummia di Ramsete II a Parigi, per trattamenti di conservazione. Sono stati eseguiti numerosi test, per determinare precise affinità razziali del faraone. Questa decisione venne presa in seguito alle dichiarazioni dello studioso senegalese CHEIKH ANTA DIOP, il quale volle in quegli anni rivendicare la negritudine degli antichi egizi. I risultati dello studio vennero pubblicati in un lavoro ampiamente illustrato, a cura di LIONEL BALOUT, COLETTE ROUBET, CHRISTIANE DESROCHES NOBLECOURT, ed è stato intitolato "La Momie de Ramses II: Contributo Scientifique à l'Égyptologie" (1985). Le analisi rilevarono la presenza di un fungo che faceva deteriorare la mummia e perciò si intervenne con un trattamento ai raggi gamma, che permise l'eliminazione dei parassiti. Si scoprì che il faraone morì per un'infezione dovuta ad un ascesso dentale, notando anche che molti denti mancano alla mummia.

Il professor PIERRE FERNAND CECCALDI, assieme ad un un team di ricerca, studiò le radici rimosse dal cuoio capelluto della mummia. RAMSETE II aveva più di 90 anni quando è morto, quindi i suoi capelli erano ovviamente bianchi e lo stesso professor CECCALDI affermò che il colore rosso ramato della capigliatura del faraone era dovuto ad una speciale tintura che gli egizi usavano con una soluzione diluita di HENNE', o HENNA: un arbusto spinoso che produce una molecola di colorante rosso, detto anche "acido hennotannico", in uso anche oggi come soluzione erboristica. E' famosa la cura maniacale che gli egizi avevano per il corpo ed erano molto vanitosi! Ma, nonostante i capelli del faraone fossero evidentemente tinti, si potè comunque analizzarne le radici, poichè in quest'ultime rimangono sempre le tracce del colore originale, anche in tarda età. Infatti gli esami microscopici scoprirono che le radici dei capelli contenevano ancora tracce di pigmenti naturali che corrispondevano al colore della tintura artificiale.  Si può pensare che l'anziano faraone si tingesse abitualmente i capelli in ricordo della sua gioventù. CECCALDI, inoltre, dalla forma ovale della sezione del capello affermò che Ramsete aveva i capelli mossi. Infine, concluse che RAMSETE II fosse un individuo dalla pelle bianca.

Diverso è l'aspetto delle sezioni dei capelli delle varie forme: quelli lisci o leggermente ondulati sono chiamati "LISSOTRICHI" e presentano una sezione rotonda o leggermente ovale, tipici della razza bianca o orientale; "CHIMOTOTRICHI" sono invece quelli grossi e fortemente ondulati, con una sezione decisamente ovale; "ULOTRICHI" sono denominati quelli crespi e folti e presentano una sezione "a scimitarra", molto stretta. Gli ultimi due tipi appartengono alla razza negroide. A quanto pare gli studiosi, sotto la supervisione del prof.CECCALDI,  analizzando la sezione dei capelli di RAMSETE, conclusero che RAMSETE appartenesse al primo tipo e quindi fosse di razza bianca mediterranea.

Ecco un brano di un paragrafo del libro "Ramsete II, figlio del sole" (1996) di CHRISTIANE DESROCHES NOBLECOURT:

"Rivolgiamo ora l'attenzione alle ricerche condotte sulla splendida capigliatura del re, ancora morbida e setosa, che dopo essere stata delicatamente spazzolata riprese l'aspetto naturale con larghe onde inanellate. Subito dopo aver tolto le bende (1° giugno 1896 n.d.t.), Maspero aveva constatato che i capelli del sovrano, divenuti bianchi, erano stati tinti con l'hennè e questo resta un fatto incontestabile".

BALOUT e ROUBET non ebbero dubbi riguardo il significato di questa scoperta e conclusero come segue:

"Dopo aver terminato questo immenso lavoro, una importante conclusione scientifica resta da trarre: lo studio antropologico e l'analisi microscopica dei capelli, realizzato da quattro laboratori: Magistratura Medecine (Professor Ceccaldi), Société L'Oréal, Atomic Energy Commission, e Institut Textile de France ha mostrato che Ramses II era un 'leucoderma', che è un uomo di carnagione chiara, vicino ai mediterranei preistorici o, al massimo, ai Berberi del nord Africa". (1985)

Il colore rosso dei capelli non è solo d'interesse antropologico, ma ha anche una grande importanza simbolica. Il dio SETH (di cui abbiamo ampiamente trattato nel paragrafo "Ramsete II e il culto di Seth" qui sopra) era associato al colore rosso e rossa era la sua chioma. Ma "dai capelli rossi" venivano considerati anche gli adoratori di questa divinità. I RAMESSIDI (appartenenti al ramo dinastico di Ramsete II) erano destinati al culto di SETH e si credeva fossero i discendenti divini del dio, adducendo il colore della capigliatura come prova del proprio lignaggio. Il nome stesso SETI significa "amato da Seth". Secondo DESROCHES NOBLECOURT la stirpe di RAMSETE II avrebbe strumentalizzato la propria caratteristica capigliatura fulva per ascendere al potere sul trono dei faraoni e RAMSETE II stesso, quindi, sarebbe disceso da una famiglia che vantava diverse generazioni di individui dai "capelli rossi".

L'antropologo e fisico senegalese CHEIK ANTA DIOP (1923 - 1986), dal canto suo, espose le sue teorie denominate "AFROCENTRICHE", fra le quali vi è, ad esempio, la somiglianza della corona faraonica KHEPRESH con una particolare foggia dei capelli usata dai Watussi. Queste le sue affermazioni:

"Gli egizi erano neri del tipo di tutti i popoli nativi dell'Africa tropicale. Questo è particolarmente vero quando si tratta di Ramses II, suo padre Seti I e Thutmose III." 


Una delle più importanti affermazioni di DIOP, era che RAMSETE II avesse i capelli lanosi. Egli credeva che questo fosse dimostrato da una famosa statua ritratto di granito di RAMSETE, che attualmente risiede nel Museo Egizio di Torino, dove il faraone indossa la CORONA KHEPRESH, i cui cerchi che ne decorano la superficie furono interpretati dallo studioso come capelli crespi. Infatti poi l'egittologo PETER CLAYTON confutò questa interpretazione, facendo presente che RAMSETE in quella statua indossa una particolare corona militare, chiamata "corona blu" o "corona di guerra", pertanto quelle in superficie sono decorazioni su un casco, non capelli lanosi.

CARATTERISTICHE FISICHE DI RAMSETE II

Dopo essere stata trasferita innumerevolte da una tomba all'altra a causa del pericolo rappresentato dai ladri di tombe (come abbiamo descritto nel paragrafo precedente "Ramsete II: la tomba"), l'ultima dimora della mummia del faraone fu un nascondiglio segreto vicino al tempio di HATSHEPSUT nei pressi di TEBE, ovvero la tomba DB320, dove fu scoperta dall'egittologo GASTON MASPERO nel  1881. Le caratteristiche fisiche riscontrate dalla mummia del faraone sono:

ALTEZZA: in età giovanile il Re doveva raggiungere il metro e 85 cm. di altezza; la mummia misura 173 cm.

ASPETTO FISIOGNOMICO: il cranio del faraone presenta caratteristica marcatamente dolicocefala, tipica degli egizi, equlibrata da fronte sfuggente e naso aquilino; il mento è molto alto e appuntito e le mascelle robuste. Si nota il disegno della stempiatura e capelli rosso fulvo.

ASPETTO FISICO: il fisico del faraone presenta generalmente un aspetto slanciato, armonioso, il quale denota che in gioventù il faraone dev'essere stato un'individuo atletico e forte di costituzione.


LE STATUE


Busto colossale di Ramses II: 1295 - 1186 a.C.; XIX dinastia; regno di Ramsete II. Materiale: granito. Altezza: 2 metri e mezzo. Provenienza: Ramesseum, Tebe. Esposto al British Museum.

Del peso di 7,25 tonnellate, alto poco più di 2 metri e mezzo dalla cima del copricapo, questo "frammento" di una statua colossale di RAMSETE II è stato lavorato da un unico blocco di granito. Il faraone è raffigurato con il copricapo NEMES sormontato dal diadema del COBRA. Lo sguardo del Re è leggermente volto verso il basso, per dare l'impressione che stia guardando l'osservatore: un'iniziativa che supera i canoni dell'epoca donando a quest'opera il tocco originale dell'artista che la creò. Il materiale è bicolore fino alle spalle. Il capolavoro è stato recuperato dal TEMPIO FUNERARIO DI RAMSETE II, detto RAMESSEUM, da GIOVANNI BATTISTA BELZONI (pioniere dell'archeologia, 1778-1823) nel 1816. Belzoni scrisse un racconto affascinante dei suoi tentativi per rimuoverlo. Il foro sul lato destro del busto si dice che sia stato fatto dai membri della spedizione di NAPOLEONE in Egitto alla fine del XVIII secolo, in un tentativo fallito di rimuovere la statua.


Triade di Ramsete II tra la dea Mut e il dio Amon: 1279 - 1213 a.C.; XIX dinastia; Nuovo Regno; regno di Ramsete II; provenienza: Tebe; materiale: granito rosa; altezza: cm. 174; Museo Egizio di Torino (collezione Drovetti 1824).
 Il faraone, immortalato nel classico aspetto eternamente adolescenziale, fuori dal tempo, siede sul trono tra le due divinità: il dio AMON (= il "misterioso", il "nascosto", origine di tutti gli dèi) e la dea MUT (consorte di quest'ultimo e protettrice della maternità). La corona che il faraone porta sul capo reca uno dei tipici attributi del dio AMON: le corna d'ariete che sorreggono il disco solare. Il simbolismo delle corna era  ufficialmente legato ad un'idea di potenza terrena, ma anche di elevazione; sappiamo che non esistono culti originali nel mondo, ogni mito e simbologia si dirama in modo capillare attraverso tutte le culture del globo; le corna, in questo caso, erano comuni ad AMON, GIOVE, MOSE', DIONISO, CERAUNNOS, BAPHOMET...ma se ne potrebbero elencare molti altri. Certamente anche il simbolismo delle corna, legato alla potenza rigeneratrice della natura (pensiamo alla classica icona del TORO SACRO), ha origini preistoriche, e perciò ricordiamo la famosa figura dello sciamano con corna di cervo che si trova nella caverna LE TROI FRERES, in Francia, risalente al Paleolitico, circa 13.000 a.C. Molto più numerose sono le raffigurazioni sciamaniche in costume cerimoniale con il capo sormontato da corna di epoca neolitica. Il BUDDHA stesso viene spesso raffigurato mentre con la mano fa il segno delle corna, per allontanare gli spiriti maligni. Le corna d'ariete di AMON rappresentano la mediazione fra le potenze naturali e il disco solare simbolo di luce e illuminazione che esse incorniciano. Per lo stesso motivo il dio MITHRA è raffigurato mentre sacrifica un toro. Ma ci ho preso troppo gusto con quest'argomento, che avrebbe bisogno di un'articolo a parte...Allora, continuiamo: sopra il disco solare della corona sul capo del faraone si ergono due lunghe piume, simbolo della giustizia di MAAT. Inoltre il copricapo di stoffa NEMES porta sulla fronte il classico UREO. Il dio AMON indossa un copricapo di metallo sormontato da due alte piume. Sul petto dei tutte e tre le figure c'è l'ampio collare chiamato USEKH. Le bordure di vesti aderenti fasciano il petto delle statue. AMON e il faraone indossano il classico gonnellino di stoffa, mentre la dea NUT è coperta fino alle caviglie dalla usuale veste attillata femminile. Le statue sono inglobate al pilastro dorsale, com'era in uso nella statuaria egizia che non liberava mai totalmente le figure dal blocco da cui erano ricavate, tranne rari casi. L'alta spalliera del trono riporta i nomi dei soggetti e la titolatura reale nei caratteristici CARTIGLI.

 Statua di Ramsete II bambino: 1279 - 1213 a.C; XIX dinastia; regno di RAMSETE II; scoperta a TANIS, presso il TEMPIO DI AMON dall'archeologo PIERRE MONTET nel 1934. Materiale: granito e calcare. Misure: cm. 231 x 133 x 64,5. Museo Egizio del Cairo.
 Colossale statua in granito raffigurante RAMSETE II bambino nelle sembianze di HARPOCRATE, denominato così per la grecizzazione del nome egizio HOR PA KHRED: manifestazione di HORUS FANCIULLO, lo stesso che veniva raffigurato sulle ginocchia della dea ISIDE sulle sue statue. Il suo culto è antico quanto quello della classica iconografia di HORUS-FALCO. In epoca greco-romana il suo dito sulle labbra venne interpretato come simbolo del silenzio nella custodia dei sacri misteri. Questa scultura venne rinvenuta in un sito del Delta orientale, a TANIS, dall'archeologo francese PIERRE MONTET (1885-1966). Ma la statua non era originaria del luogo, poichè fu trasportata a TANIS successivamente dai faraoni della XXI dinastia per abbellire i loro palazzi. La figura di RAMSETE BAMBINO è protetta dal dio falco cananeo HURUN, un antico dio straniero dalle stesse sembianze e caratteristiche di HORUS, tanto che, durante il MEDIO REGNO (1987 a.C. ed il 1780 a.C.) i due dèi vennero associati. Ai tempi del faraone AMENHOTEP II (1427-1401 a.C.) fu dedicato un tempio a questa divinità a GIZA. Il faraone, raffigurato accovacciato fra le zampe del dio, porta i tipici attributi dell'infante: nudità, indice alla bocca e lunga treccia laterale. Il bambino, inoltre, porta sulla testa un copricapo sormontato da un disco solare e nella mano sinistra stringe il giunco, simbolo dell'Alto Egitto. Il nome del faraone è scritto su tre lati del basamento della scultura, diviso in: RA - MES - SU ( = è Ra che lo ha generato).

 Ramsete II omaggia gli dèi: datato al 1280 circa a.C.; XIX dinastia; regno di Ramsete II; Nuovo Regno. Materiale: calcare. Luogo del ritrovamento: Abydos. Altezza: 171 cm. Peso: 700 Kg. Esposto al British Museum.
Questa statua di RAMSETE II ritrae il faraone mentre omaggia gli dèi; egli è inginocchiato e sulle braccia reca una tavola per le offerte, di valore simbolico perchè sulla tavola non c'è nulla. Davanti a lui c'è un vaso con  iscritto il nome di RAMSETE II e la titolatura. Anche sulle spalle e nella parte posteriore si trovano le stesse iscrizioni. Il faraone porta il copricapo NEMES sormontato dall'UREO. Indossa il classico gonnellino finemente lavorato per dare l'impressione della stoffa di lino. Il viso del faraone sembra non essere immortalato nell'usuale espressione amena e serena, ma pare più serio e riflessivo. Dobbiamo ricordare che, caratteristica delle statue e raffigurazioni di Ramsete II rispetto alle iconografie degli altri sovrani prima e dopo di lui, è l'assoluta idealizzazione dell'immagine del Re, che non tradisce mai caratteristiche individuali che, invece, si manifestano nella statuaria della gran parte dei sovrani, come, ad esempio, Amenemhat III, Thutmose III, Sesostri III, ecc...solo per dirne alcuni, dei quali si può dire esistano dei veri e propri ritratti, seppur con elementi di idealizzazione. Ma molti altri vi si potrebbero aggiungere. RAMSETE II, invece, presenta di sè un'immagine imperturbabile, trascendente, assolutamente distante, probabilmente da egli stesso richiesta agli artisti. Possiamo ipotizzare, forse, il tentativo del faraone di rendere sempre meno terrena e più divina la figura del Re, per intimidire la crescente influenza del clero di AMON che ne minacciava il potere? Fu anche per questo che Ramsete II trasferì a PI-RAMESSE, la sua nuova città, la capitale del regno, per sfuggire ai condizionamenti dei sacerdoti tebani. Ma forse ci sono anche dei risvolti psicologici relativi al bisogno di compensazione in seguito alla delusione  del Re per non aver potuto debellare definitivamente i vecchi nemici hittiti; questa ossessione è testimoniata dalla ridondante rappresentazione della BATTAGLIA DI QADESH sui monumenti e la necessità di ricordare al Paese che, nonostante il compromesso cui dovette giungere con gli HITTITI, egli era sempre un dio.

Grande statua di Ramsete II al Museo Egizio di Torino (vedi anche la foto all'inizio dell'articolo): 1279 - 1213 a.C.; XIX dinastia; materiale: tonalite nera; altezza: cm. 194; provenienza: Tebe; regno di Ramsete II; collezione Drovetti (1824)

Eccoci giunti alla presentazione dell'orgoglio del Museo Egizio di Torino: la statua di Ramsete II in tonalite (roccia eruttiva composta principalmente da quarzo e plagioclasio sodico). Ci troviamo davanti, evidentemente, ad un vero capolavoro: la veste del faraone è lavorata in modo da riprodurre la pieghettatura e la leggerezza del lino in modo sopraffine. Sul capo porta la corona KHEPRESH, tipica corona di colore blu con decorazione sulla superficie a nido d'ape, identificata (forse) come un elmo di guerra, ma oggi gli egittologi ammettono di non conoscere la vera origine di quest'icona, che sembrava fare la sua prima apparizione durante il Nuovo Regno (1567-1075 a.C), ma dopo si scoprirono altre raffigurazioni di essa durante il Primo Periodo Intermedio (2192 a.C. al 2040 a.C.). Comunque questa corona compare di solito nelle rappresentazioni a carattere militare, o su bassorilievi in cui si celebrano le vittorie. Sul piedistallo della statua, sul davanti, ai piedi del faraone, c'è la rappresentazione simbolica dei nemici vinti in forma dei Nove Archi schiacciati dai piedi del Re, che indossa un tipico paio di sandali regali egizi. Ai lati delle gambe del Re sono raffigurati, in dimensioni ridotte, il figlio prediletto AMONHERKHEPESCEF da una parte e la moglie principale NEFERTARI dall'altra. Il figlio compare con la tipica capigliatura infantile ed adolescenziale che presentava il capo rasato con un solo ciuffo di capelli lunghi da un lato, raccolti in una treccia, in questo caso tre trecce. Il giovane principe veste col classico costume egizio e impugna un flabello, insegna regale. La regina NEFERTARI allunga un braccio verso le gambe del faraone, indossa un abito raffinato ed aderente; porta la corona delle regine, costituita da due alte piume su un disco solare incorniciato da corna bovine. Il nome di RAMSETE II è inciso sulla veste del faraone lungo le ginocchia e sul pilastro su cui poggia la schiena il Re.


In coclusione: grazie al Trattato di pace con gli Hittiti e al lungo regno pacifico che ne conseguì, Ramsete II fu promotore dell'epoca più creativa e più gloriosa della storia egizia.

Alessia Birri, 22 maggio 2015

TESTI DELLE STELI ED ISRIZIONI - APPROFONDIMENTI:

LA STELE DEL MATRIMONIO DI RAMSES II CON LA PRINCIPESSA DI HATTI:
https://plus.google.com/112628118463774814307/posts/9duRscWx9in

LA STELE DI BENTRESH:
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GRANDE ISCRIZIONE DEDICATORIA DEL TEMPIO DI ABYDOS:
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KHAEMWASET: IL FIGLIO INTELLETTUALE DI RAMSETE II:
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QV66 - LA TOMBA DELLA REGINA NEFERTARI:
 https://plus.google.com/112628118463774814307/posts/CRwBJrdPZwa


ARTICOLI CORRELATI:

Ramses II, il più grande tra i faraoni:
http://storicamente.forumattivo.com/t2681-ramses-ii-il-piu-grande-tra-i-faraoni

"Ramses II" - Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ramses_II

Ramses II: vita famigliare, campagne militari, monumenti, morte, curiosità:
http://definizionediparole.com/lettera-r/ramses-ii.php

La battaglia di Qadesh - Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Qade%C5%A1

Gli Shardana, il misterioso popolo del mare:
http://www.luoghimisteriosi.it/sardegna_shardana.html

La civiltà degli Hittiti:
http://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/percorso/7/le-grandi-civilta-antiche-hittiti-mitanni-hurriti

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